La commedia di Dante a Ferrara

martedì 28 settembre 2021 ore 9,30

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Giornata di studi a cura del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Ferrara

In occasione delle celebrazioni per i settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Ferrara dedica una giornata di studi al rapporto tra la città di Ferrara e il sommo poeta nella cornice della Biblioteca Ariostea, che ospita, proprio in quei giorni una mostra di codici ed edizioni antiche dantesche.
L’evento si inserisce in una serie di iniziative per la pubblicazione della nuova edizione della Commedia, di cui uscirà nel 2021 l’Inferno (edizione critica e commento di L. Ferretti Cuomo) a cura del prof. Paolo Trovato (che insegna Storia della lingua e Critica testuale a Unife) e del “Gruppo di Ferrara“.
I temi affrontati spazieranno dai testimoni manoscritti della Commedia legati al territorio ferrarese, ai personaggi ferraresi che Dante incontra nell’aldilà, fino all’influenza della poesia dantesca in alcuni dei più importanti letterati ferraresi nei vari secoli: Boiardo, Ariosto, Sandeo, Varano, Bassani.
 

  • Le Commedie alla corte degli EsteMartina Pantarotto
  • Ferrara e i ferraresi nella CommediaBeatrice Saletti
  • L’influenza della Commedia negli autori ferraresiInterventi di Paolo Trovato (Dante tra Boiardo e Ariosto), Valentina Gritti (Il Dante di Sandeo), Tina Matarrese (Il dantismo di Bassani), Paolo Cherchi (L’imitazione dantesca in Varano)

Al termine (15.30) i partecipanti verranno accompagnati alla mostra “Esposizione di manoscritti, antiche edizioni e opere artistiche del ‘Viaggio’ dantesco alla Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara”, a cura di Mirna Bonazza, responsabile U.O. Biblioteche del Comune di Ferrara, e di Sandro Bertelli, docente di Paleografia e di Codicologia all’Università di Ferrara.

Informazioni: elisabetta.tonello@uniecampus.it

Scarica la locandina  La Commedia di Dante e Ferrara 28 sett 21 

  • Conferenze e Convegni

I maceri del ferrarese

I maceri del Ferrarese sono antichi: a Ferrara, la massima espansione dell’industria canapicola si ebbe 100 anni fa, ma la coltivazione della canapa assunse dimensioni industriali già nel Medioevo . Ferrara, all’inizio del XX secolo, era il secondo produttore mondiale di canapa dopo la Russia: questo significa che non solo erano presenti i maceri, ma che i campi che li circondavano erano per lo più adibiti a quella monocoltura. Quindi, il contesto territoriale era già allora fortemente antropizzato. I maceri venivano profondamente rimaneggiati ogni anno, quando, al termine della macerazione, il fondale veniva scavato per eliminare la grande quantità di deposito organico che alla lunga li avrebbe ostruiti. Le sponde venivano mantenute sgombre da canne ed arbusti per poter accedere al bacino.
Da circa 60 anni i maceri superstiti vengono rimaneggiati di rado. Paradossalmente, pur essendo inserita in un contesto fortemente antropizzato, la zona periferica dei maceri attuali potrebbe godere, almeno in alcuni casi, di situazioni di minor disturbo rispetto al passato.
Questa condizione è stata messa in chiaro risalto dall’uso dei Coleotteri Carabidi. L’abbondanza di specie pteridimorfiche e la presenza di specie brachittere fa ipotizzare, da un lato, che le zone periferiche dei maceri possano essere abbastanza stabili, dall’altro che ci siano state, almeno in passato, delle efficaci connessioni ecologiche che hanno consentito ad entità di tipo forestale, come Abax continuus e Leistus ferrugineus, di insediarsi in un contesto territoriale un tempo agricolo, in aree distanti dal serbatoio forestale principale costituito dalle golene del Po.
I nostri risultati confermano l’estrema precisione ed a?dabilità dei Carabidi come indicatori dello stato di conservazione degli ambienti naturali, in grado di rilevare differenze anche non eclatanti tra i diversi habitat ma pur sempre interessanti.
I maceri si confermano come ecosistemi fondamentali per il mantenimento della biodiversità nel paesaggio agrario ferrarese: nei popolamenti dei maceri, oltre alle specie brachittere e tipicamente forestali come i già citati Abax continuus e Leistus ferrugineus, si annoverano altre entità di interesse. Pterostichus cursor, Agonum lugens e Demetrias imperialis sono legate a zone paludose regionali di pregio (ad es. ZPS Bacini del Mezzano, Valli di Argenta) ed in particolare le ultime due specie si trovano esclusivamente in canneti umidi.
Altre due specie, Calosoma maderae e Dolichus halensis sono insediate in ambienti aperti, come praterie stabili e anche ai mar- gini di campi, e risultano non comuni in Emilia-Romagna.
Occorre un maggior rispetto delle zone periferiche, talvolta ridotte a meno di un metro di ampiezza ed è necessario il ripristino delle siepi interpoderali, il rispetto dei fossati e dei canneti al loro interno per potenziare le connessioni ecologiche via terra ed aggirare i grossi problemi derivanti dalla diffusione delle specie esotiche acquatiche attraverso la rete idrica superficiale. È necessario rispettare i maceri temporanei, senza alterarne il regime idrico spontaneo.
In generale, i nostri risultati confermano che nel paesaggio agrario un insieme di piccoli bacini idrici può fornire un contributo alla biodiversità di un territorio perfino superiore al contributo dato da ecosistemi acquatici molto più estesi .

Carla Corazza e Roberto Fabbri in Quaderni del Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara – Vol. 5 – 2017 – pp. 101-111

Interno verde

Un weekend all’insegna della bellezza custodita dietro i portoni e le porte dei palazzi ferraresi. Interno Verde a Ferrara ha accolto sabato 11 e domenica 12 settembre più di 3mila visitatori, confermando il successo delle precedenti edizioni e superando le tante difficoltà con le quali oggi deve confrontarsi il settore degli eventi.

Quest’anno il programma è stato particolarmente denso di iniziative e novità: oltre ai meravigliosi giardini del centro storico la manifestazione ha portato ferraresi e turisti ad esplorare lo splendido paesaggio agreste che si apre appena oltre le mura, nelle frazioni di Pontegradella, Baura, Contrapo, Cona, Quartesana, Aguscello e San Giorgio. L’itinerario tra antiche ville nobiliari, impianti idrovori e santuari di campagna è stato al centro di un’innovativa proposta dedicata a valorizzare il territorio e incentivare la mobilità sostenibile. Centinaia di visitatori si sono spostati in bicicletta e in battello, lungo il Po di Volano e il Po di Primaro, per scoprire da un altro punto di vista lo straordinario e spesso poco conosciuto patrimonio storico, architettonico e botanico della provincia estense.

Particolarmente apprezzati, lungo questo percorso, l’elegante Villa Imoletta di Quartesana, al centro di un significativo progetto educativo per bambini e ragazzi con disabilità, e il suggestivo Podere Misericordia di Aguscello, da poco riaperto al pubblico per eventi e attività sportive.

Grande entusiasmo hanno suscitato le performance di danza contemporanea garden specific, organizzate all’ombra degli alberi grazie alla collaborazione del Teatro Comunale Claudio Abbado, che hanno portato in città compagnie di rilievo internazionale come Aterballetto, CollettivO CineticO e Sanpapiè.

“Organizzare il festival quest’anno è stato particolarmente complesso” spiegano gli organizzatori di Interno Verde, Licia Vignotto e Riccardo Gemmo. “A maggior ragione ringraziamo di cuore tutte le persone che con grande e mai banale generosità hanno voluto aprire al pubblico il proprio giardino, trasformano per due giorni uno spazio intimo e privato in uno spazio condiviso, e gli oltre 150 volontari che si sono impegnati nell’accogliere i visitatori e garantire a tutti sicurezza e serenità. Si tratta per la maggior parte di giovani studenti iscritti all’ateneo ferrarese, una risorsa – in termini di creatività ed entusiasmo – che la città non dovrebbe mai dimenticare”.

Interno Verde è patrocinato dal Mic, dal Comune e dall’Università degli Studi di Ferrara, dall’Associazione Italiana Architettura del Paesaggio, dall’Associazione Nazionale Pubblici Giardini, dall’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Ferrara.