Garibaldi a Finale Emilia

Garibaldi e dintorni: una mostra per ricordare
il passaggio a Finale dell’Eroe dei Due Mondi

Grazie al lavoro di Biblioteca Comunale e Gruppo R6J6, vengono esposti documenti, lettere, sculture e dipinti che testimoniano il legame tra la città e il grande condottiero

Era il 6 settembre del 1859 – giusto centocinquant’anni fa – quando Giuseppe Garibaldi sostò a Finale per raccogliere volontari desiderosi di seguirlo nelle sue avventure militari.
Da poco più di un mese – amareggiato per le clausole dell’Armistizio di Villafranca dell’11 luglio, con cui si era conclusa la Seconda Guerra d’Indipendenza – aveva chiesto al Re Vittorio Emanuele II di venire esonerato dal comando del Corpo volontario dei Cacciatori delle Alpi (alla cui guida era dal 17 marzo 1859, quando venne costituito con Decreto Reale) e di essere trasferito all’Esercito dell’Italia Centrale. Proprio il giorno successivo alla sosta a Finale – il 7 settembre 1859 – i suoi Cacciatori delle Alpi venivano incorporati nell’esercito sardo, nella "Brigata Cacciatori delle Alpi" suddivisa in due reggimenti.
Un passaggio breve, quello finalese, per l’Eroe dei Due Mondi, capitato però in un periodo di grande fermento – il 13 giugno 1859 una sollevazione popolare aveva indotto il Duca Francesco V ad abbandonare Modena ed era stato costituito un governo provvisorio filopiemontese. L’11 marzo 1860, poi, si sarebbe svolto il plebiscito per l’annessione al Piemonte di tutta l’Emilia. Il 6 maggio 1860, infine, doveva partire da Quarto la spedizione dei Mille – ma destinato a lasciare il segno nei cuori e nei destini di molti cittadini.
Un legame che la mostra "Garibaldi e dintorni" – curata dalla Biblioteca Comunale di Finale, con il prezioso apporto del Gruppo R6J6 – pone bene in evidenza. Oltre al ricordo dell’episodio, infatti, l’esposizione propone una serie di lettere che Garibaldi indirizzò alla Società Democratica Finalese, che lo aveva proclamato suo presidente onorario.

Vi sono poi ricordi e oggetti appartenuti ad alcuni garibaldini finalesi, come Luigi Ferraresi, Giuseppe Sadoletti ed Enrico Cattabriga. Curiosa, inoltre, la serie di monete della zecca di Fez in Marocco donate al Comune di Finale. Una curiosità facilmente spiegabile: a fondare la zecca fu un garibaldino finalese, Gregorio

Bregoli, inizialmente inviato in Marocco per allestire una fabbrica di armi che però si rivelò troppo costosa. Tanto che si dedicò al conio delle monete, i cui primi esemplari – una volta ritornato in patria – Bregoli si premurò di far avere all’amministrazione della sua città d’origine. Tra i garibaldini finalesi, va ricordato anche Ciarapanela, il pittore Celeste Barberini, del quale possono essere osservate due opere provenienti da collezioni private.
Il percorso espositivo prosegue ancora con documenti ufficiali e oggetti relativi alla commemorazione della morte di Garibaldi, il bando di concorso e i disegni progettuali per il monumento a lui dedicato posto in piazza IV Novembre, la prima tabella in marmo indicante "Piazza Garibaldi" che gli venne dedicata quando era ancora in vita, due opere scultoree in legno realizzate dall’intagliatore finalese Luigi Scaglioni e una bandiera tricolore probabilmente tra le più antiche ancora esistenti.
La mostra, ospitata nei locali del Museo Civico, all’interno del Castello delle Rocche, resterà aperta fino al prossimo 31 maggio.

Autore: bondeno

redazione bondeno.com

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