Paolo De Benedetti

Dopo l’appassionata lezione di Massimo Giuliani incentrata sui tre fondamentali doveri necessari per fare memoria: ricordare, storicizzare, responsabilizzare, entra nel vivo il ciclo sulla Shoà organizzato dall’Associazione culturale Filosofi lungo l’Oglio. Palpabile è l’attesa per Paolo De Benedetti, grande figura dell’ebraismo italiano, che interverrà giovedì 16 febbraio, alle ore 20.45, presso la Sala polifunzionale della Scuola dell’infanzia, in via Garibaldi 61 a Corzano (Bs).

La memoria di Dio è il titolo emblematico della lectio magistralis del grande teologo e biblista. «Non si può nascondere – ha dichiarato il direttore scientifico, Francesca Nodari – l’emozione per l’arrivo di Paolo De Benedetti in mezzo a noi. Intere generazioni si sono formate sui suoi testi e chi intenda avvicinarsi all’ebraismo non può non passare dai suoi saggi, divenuti dei classici – dall’Introduzione al Giudaismo a Quale Dio?

Come non ricordare il numero 1/2006 di «Humanitas» intitolato Il settantunesimo senso, a lui interamente dedicato, con saggi di Ilario Bertoletti, Umberto Eco, Agnese Cini, Salvatore Natoli, Amos Luzzatto, Massimo Giuliani – per citarne solo alcuni – e il cui filo rosso  è la costante attenzione riservata a quella progressiva maturazione teoretica di De Benedetti che si snoda nell’arco del ventennio – dagli anni ’70 agli anni ’90 – ovvero da La morte di Mosè e La chiamata di Samuele e altre letture bibliche per arrivare a Quale Dio? e Ciò che tarda avverrà?

È quella che Ilario Bertoletti definisce come una progressiva “demitizzazione del Libro per esplicitarne le fratture, le lacerazioni – quei conflitti che hanno il loro compimento nella dialettica tra il sacro e il santo, dialettica che implica un’ermeneutica essa stessa attenta alla dimensione plurivoca del senso”. Il pensiero di De Benedetti – ostile, da sempre, alle sistematiche incursioni della metafisica – appare tutto sospeso tra la dimensione sacrale e ieratica del Dio che punisce i due figli di Aronne per avergli offerto un fuoco profano e il Dio che ha sancito l’alleanza con il popolo d’Israele, in un’elezione che è onore e onere. Una dicotomia che presto si scioglie in una sorta di rimitizzazione, cercando di sorprendere, nell’interpretazione dei mille volti di Dio, quel Dio che è sempre oltre. Una rimitizzazione, tuttavia, messa a dura prova da quella cesura della storia che va sotto il nome di Shoà.

Di qui, l’emergere di un interrogativo: Quale Dio? che diventa cifra di  una teologia del debito che si estende a tutto il creato – si pensi soltanto a Teologia degli animali e a Il filo d’erba. Verso una teologia della creatura a partire da una novella di Pirandello . “Ad Auschwitz – ha osservato PDB – è come se si fossero ricapitolate tutte le contraddizioni e le aporie su Dio e l’esistenza del male che la teodicea ha tentato di risolvere nella sua millenaria storia. Il frantumarsi, nel fumo dei lager, di queste soluzioni, non costringe a leggere nella Bibbia l’archetipo della domanda?”.

Sono pagine davvero toccanti quelle che lo studioso dedica alla memoria di quel milione e mezzo di bambini, giusti innocenti che soffrono e pagano con la vita l’inconsapevole appartenenza ad un comune destino: la stella di David, al punto che dinnanzi ad una tale litania di martiri, verrebbe da restituire il biglietto da visita, come fece Ivan nei Fratelli Karamazov. Riferendosi alla Galleria dei bambini, De Benedetti sembra voler amplificare quel grido confessando: “è una straziante discesa agli inferi che più di ogni altra esperienza ci avvicina a quella ineffabilità del male di cui parla Wiesel, e lascia – in chi percorre quel cammino –  il senso di un’immensa irreparabilità, di un baratro che neppure la giustizia di Dio – ‘se così si può dire’ – riesce a colmare. Dire questi nomi è nello stesso tempo il segno della nostra totale impotenza di fronte al male, e l’atto più religioso da compiersi”.

Di qui, una rivisitazione di Giobbe come esemplificazione del riv (lotta) con Dio, di fronte all’eccedenza della sofferenza ingiustificabile”. In dialogo continuo con Jonas, Ricouer e  Cohen, De Benedetti apre la paradossale prospettiva di una fragilità della stessa Trascendenza, arrivando, addirittura, al rovesciamento della prova ontologica. Se nel giardino dell’Eden era Dio a chiedere ad Adamo: “Dove sei?”, oggi è l’uomo a porre il medesimo interrogativo al suo Creatore. Oltre al Dio dell’ira e della misericordia, si profila il Dio fragile, il Dio in debito con tutte le sue creature, animali e vegetali compresi. “Forse la vita futura – chiosa Paolo De Benedetti –  è soprattutto una necessità di Dio per redimere la propria immagine così offuscata e dubbiosa nella vita presente. Che ne è, allora, della ketubbà, del patto sponsale con il suo popolo? E soprattutto come è possibile superare il non senso gratuito del male se la nostra infelicità non fa che da eco al pianto di Dio che i rabbini paragonano al tubare di una colomba? Non a caso, De Benedetti si serve di vere e proprie categorie per avanzare questa sua teologia del debito. Si tratta, per lo più, di forme cautelative come: “forse”, “non so”, “se così si può dire”, “chi sa?”. L’unica certezza che resta è Jad-wa-Shem: “L’ottavo sacramento – chiarisce De Benedetti – nel duplice senso che ci fa sperimentare la Shoà e la Corte di Dio”.

In quel luogo silenzioso abita il dolore del Santo dei Santi, inframmezzato, soltanto, da un’antica poesia liturgica ebraica del VI sec. che, spesso, il professore ama ripetere: “Me e Lui (cioè Dio) salva, deh”».

CHI È PAOLO DE BENEDETTI
Paolo De Benedetti, teologo e biblista, è uno dei massimi esperti contemporanei dell’ebraismo. È stato editore prima alla Bompiani e poi alla Garzanti, nonché primo traduttore, in Italia, di Resistenza e resa di D. Bonhoeffer. Sempre diviso tra la sua Asti e Milano, Paolo De Benedetti è stato a lungo docente di Giudaismo presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano e di Antico Testamento presso gli Istituti di Scienze Religiose dell’Università di Urbino e Trento.

Custode della sinagoga della sua città natale e direttore spirituale per un convento sardo, il professore è protagonista discreto del dialogo interreligioso. Propugnatore della fragilità della stessa Trascendenza, è approdato alla formulazione di una teologia del debito estesa a tutte le creature. Uomo di frontiera, di grande apertura intellettuale e di profonda spiritualità, definisce «marrana» la sua condizione, caratterizzando la propria identità confessionale nei termini, come scrive in Ciò che tarda avverrà, di una «presenza simultanea di categorie mentali e fedeltà ebraiche e alcune convinzioni cristiane, in combinazione instabile ma irrinunciabile».

Ha realizzato dei cicli monografici per la trasmissione di Rai Tre Uomini e Profeti, curata da Gabriella Caramore. Dirige, tra le altre, la prestigiosa collana «Pellicano rosso» della Morcelliana ed è tra i curatori del Dizionario Bompiani delle Opere e degli Autori. Nel giugno del 2011 ha ricevuto, nell’ambito del Festival Internazionale della Cultura ebraica di Casale Monferrato, il Premio OyOyOy!, prima di lui assegnato a Emanuele Luzzati, David Grossman, Abraham Yehoshua e Amos Oz.
Tra le sue opere ricordiamo: La morte di Mosè e altri esempi, Bompiani,  1971, Morcelliana, 2005; La chiamata di Samuele, Morcelliana, Brescia 1976; Ciò che tarda avverrà, Qiqajon, Bose,1999; Quale Dio? Una domanda dalla storia, Morcelliana, Brescia 1996; E l’asina disse…L’uomo e gli animali secondo la sapienza di Israele, Qiqajon, Bose 1999; Introduzione al giudaismo, Morcelliana, Brescia 1999; Sulla Pasqua, Morcelliana, Brescia 2001. A sua immagine. Una lettura della Genesi, Morcelliana, Brescia 2002. E il loro grido salì a Dio. Commento all’Esodo, Morcelliana,Brescia 2002; Nonsense e altro, Scheiwiller, Milano 2002; Gattilene, San Paolo, Cinisello Balsamo 2003; Quoelet. Un commento, Morcelliana, Brescia 2004; Teologia degli animali, a cura di G. Caramore, Morcelliana, Brescia 2007; Il filo d’erba, a cura di G. Caramore Morcelliana, Brescia 2009; L’alfabeto ebraico, a cura di G. Caramore Morcelliana, Brescia2011; Detti dei Padri (dal Talmud), a cura di G. Caramore, Morcelliana, Brescia 2011.

COMUNICAZIONE
P.S. SI comunica che la lectio magistralis di Amos Luzzatto su La vanità della memoria, in programma giovedì 1 marzo, alle ore 20.45 a Orzinuovi (Bs), per esigenze logistiche, si terrà presso la Chiesa S. Maria Assunta, sita in Piazza Vittorio Emanuele II, e non presso il Centro culturale Aldo Moro. Si ringrazia il parroco, Don Domenico Amidani, per la disponibilità.

Autore: bondeno

redazione bondeno.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.