Estetista

L’estetista scrive al premier Conte: “Non siamo più a rischio di altri, ma ci avete dimenticati”. Sono le parole di Maria Gabriella Garofalo, un’estetista, titolare di un centro estetico in un paese della provincia di Modena. Ci spiega che vorrebbe portare alla nostra attenzione il mio dissenso per la gestione della fase 2 decisa dal Governo Conte.

“Ho scritto una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio che ho provveduto a spedire via mail alla segreteria del governo, ma vorrei che fosse resa pubblica anche dal suo stimato Giornale in quanto credo che sia ampiamente condivisibile.

Vorrei portare all’attenzione di tutti i Cittadini Italiani il disagio che noi estetiste stiamo vivendo e più in generale tutti i titolari di partita Iva”
Eccola:

Egr. Presidente Conte,
Le scrivo per portare alla Sua attenzione le difficoltà di un’intera categoria di lavoratori.
Sono estetista e da quasi trent’anni mi occupo di benessere delle persone, ho aperto a settembre 2019 un centro
estetico che tratta solo il benessere di mani e piedi, rispettano le norme igienico sanitarie imposte dalla legge 1/90 e dal
decreto 206/2015. Anzi, se devo essere sincera, ho applicato standard ben più alti di quelli imposti dallo Stato perché le
ritengo misure insufficienti ed inadeguate alla tutela dei miei Clienti; ai quali, non solo devo il mio sostentamento, ma
anche il mio totale rispetto al loro stato di salute.

Quindi mi sono munita delle migliori tecnologie, ho fatto e continuo a fare formazione, igienizzo i miei locali dal primo
giorno di apertura e vorrei capire perché in questo momento storico non posso continuare a fornire i miei servizi alla
mia clientela assicurando i migliori standard di sicurezza ed igiene.

Cosa Le fa dire che il mio Istituto sia più a rischio di un supermercato, di un negozio per bambini o di un tabaccaio?
Io sono sola in negozio e garantisco un rapporto 1:1 ,garantisco il totale rispetto della distanza sociale in quanto mi
occupo solo di benessere di piedi e mani ,ma se non fosse sufficiente sono munita di abiti e calzature da lavoro che uso
solo all’interno dell’attività e che igienizzo regolarmente, sono munita di presidi sanitari quali mascherine e guanti usa e
getta e apparecchi di sterilizzazione che mi consentono di avere strumenti sempre sterili e imbustati singolarmente e
lavoro in un ambiente sanificato giornalmente con cloro e disinfettanti HACCP dal primo giorno di apertura e non solo
come richiesto dalle misure atte al contenimento del COVID-19…ripeto dal 1 GIORNO DI APERTURA, in quanto nessuno
tiene più di me, alla salute dei miei Clienti!

Cosa Le fa dire che la mia attività sia meno importante di una libreria, di un negozio di abbigliamento o di una
lavanderia?
Ho deciso di occuparmi di benessere di piedi e mani all’interno del mio comune di residenza per aiutare tutte le persone
che per varie motivazioni non riescono ad adempiere alle misure essenziali per le cure personali.
Molte persone non riescono nemmeno a tagliarsi le unghie da sole e molte di queste sono anziani o comunque con
difficoltà motorie, che non per forza necessitano di una figura sanitaria, ma che hanno bisogno che qualcuno si prenda
cura delle proprie necessità.

Certo mi può contestare che lo faccio a fini di lucro, ma Le risponderò che di qualcosa bisogna pur vivere e se esercito
questa onorata professione da quasi trent’anni con ottimi risultati, pago le tasse e contribuisco al mantenimento del
MIO paese facendo qualcosa di buono e di utile, MI DEVE ESSERE TOTALMENTE RICONOSCIUTO!
Le misure a sostegno delle imprese, adottate fino ad oggi, sono totalmente inadeguate. Come si può pensare che
imprese come la mia possano sopravvivere a due mesi e mezzo di chiusura forzata?

Come si può pensare che le persone sopravvivano senza un adeguato sostegno? Come si può pensare che gli
imprenditori continuino a pagare le tasse e contributi, gli affitti dei locali, bollette, fornitori, assicurazioni, mutui o
finanziamenti e mantenere le proprie famiglie, mantenendo un barlume di dignità?
Non siamo forse persone? Fisiche o giuridiche come qualsiasi altra? Certo si può contestare che chi ha un’attività da
tempo può ricorrere ai propri risparmi, ma le nuove imprese come la mia? Le giovani imprese come possono
sopravvivere a tutto questo?
Senza dimenticare che la pressione fiscale è talmente gravosa che, anche se si lavora da anni, sono poche le aziende che
riescono ad avere dei risparmi.
Mi sento di farLe, a nome di tutti i titolari di PMI, una serie di domande alle quali non si riescono ad ottenere risposte.
Dal 1 luglio sarà obbligatorio lo scontrino elettronico, cosa che ha gravato ulteriormente su noi piccoli artigiani, ma io mi
chiedo come potrò procedere all’invio telematico dei corrispettivi? Sempre che per quella data ci consenta di aprire le
nostre attività. Ho versato un acconto pari al 50% dell’imponibile della macchina, ma non mi è stata ancora consegnata
ed installata, come a tanti altri negozianti del resto…come potrò mettermi in regola prima dell’entrata in vigore
dell’obbligo?

Come potrò adempiere al pagamento dei contributi?
Si presume che finita la proroga del 31/5 bisognerà fare i versamenti, ma se non ho incassato per 3 mesi come farò a
saldare il conto?
Come faranno le imprese a pagare le tasse del 2019 se sono ferme da mesi e non sono supportate in nessun modo?
Come si può pensare che un ulteriore indebitamento previsto dal “decreto liquidità” possa essere una soluzione seria
per il rilancio delle imprese? Bisogna anche tenere conto che dare come limite il bilancio/effettivo incasso 2019 non
agevola le nuove imprese come la mia, in quanto le cifre di cui si parla sono insufficienti anche solo a coprire un canone
di affitto mensile.
Per non parlare dei tributi comunali sui rifiuti, verrà decurtata parte di essi, causa inattività delle aziende con
conseguente inutilizzo del servizio?
Come faranno le persone la cui unica fonte di reddito è la propria attività chiusa?
Come si possono mantenere famiglie monoreddito sempre derivante da un’attività commerciale?

Mi chiedo se sia così poco fattibile un anno bianco fiscale? Non sto dicendo di condonare le tasse arretrate di quelle
imprese capitanate da “furbetti” che da sempre cercano escamotage per eludere i pagamenti, ma di un aiuto serio alle
aziende che si trovano oggi, a causa del Covid-19, in seria difficoltà.
Una tra le tante domande che rimangono ancora senza riposta …se non ce la facessimo? Se fossimo costretti a
chiudere?
Il sistema economico/lavorativo è compromesso e lo rimarrà per molto tempo o forse come dicono in molti “tutto è
cambiato per sempre”!
Chi mi assicura che troverò da lavorare?
Non era meglio dare inizio ad una FASE 2 seria e consapevole?
Non era meglio dare la possibilità alle aziende, che potevano mantenere le regole igienico/sanitarie prestabilite, di
aprire?
Si è deciso di dare il via libera al servizio di trasporto pubblico, per dare la possibilità ai lavoratori di coprire le distanze
casa/lavoro. Ma siamo certi che metropolitane, autobus e tram siano luoghi sani per compiere spostamenti sicuri?
Certo da qualche parte bisogna partire, ma perché dare la priorità a luoghi più rischiosi andando a discapito di quelli più
sicuri?
Non era meglio lavorare su protocolli seri e imprescindibili ai quali le aziende si sarebbero dovute adeguare?
Ci ha detto di non lasciarci andare, di non far si che i sentimenti di rabbia prendano il sopravvento; ma si metta nei
nostri panni…si svesta del suo bel completo blu. Si metta nei panni di uno di noi che con fatica ha investito tutto nella
propria azienda, che si sente solo e abbandonato dalle istituzioni!
Come reagirebbe Lei se non avesse i soldi per dare da mangiare ai suoi figli?
Come reagirebbero i suoi colleghi se dovessero considerare di abbandonare tutto quello per cui hanno lottato una vita?
Come reagireste tutti voi se non avreste i soldi per pagare tutte le vostre scadenze?
Signor Presidente si metta nei nostri panni e ci dica, guardando le nostre facce sconvolte, che non dobbiamo lasciare che
sentimenti di rabbia e di frustrazione prendano il sopravvento!
Signor Presidente, faccia Lei uno sforzo e ci metta in condizione di riprendere il nostro lavoro.
Signor Presidente, faccia Lei uno sforzo e garantisca a tutti il rispetto della Costituzione Italiana. Garantisca il rispetto
dell’art. 1 dell’art. 2 dell’art.3 e dell’art. 4, basi di un Paese degno di essere riconosciuto Democratico, dove i diritti
dell’uomo, del lavoratore, del cittadino vengano riconosciuti e onorati.

Signor Presidente, imponga ai suoi collaboratori di trovare delle soluzioni che ci permettano di avere un minimo di
dignità.
Signor Presidente faccia in modo che tutti contribuiscano alla salvaguardia, non solo della nostra salute, ma anche delle
nostre vite lavorative ed economico sociali per far sì che non siano solo le nostre spalle a farsi carico delle responsabilità
di tirare avanti il Nostro paese.
Signor Presidente è, altresì, inaccettabile che anche questo decreto sia stato firmato senza aver tenuto, minimamente,
conto dell’aspetto economico.
Noi dovremmo mantenere la calma e fare il nostro dovere, senza nemmeno sapere cosa ci aspetterà domani?
Questo nemico invisibile chiamato “COVID-19”, in tutta sincerità, mi fa meno paura dei nemici decisamente tangibili,
chiamati “INDIFFERENZA” e “INADEMPIENZA”.
La mia speranza è quella che lei, signor Presidente, e i suoi collaboratori, riusciate ad ascoltare le nostre voci che tutte
insieme si uniscono in un grido di aiuto. Voci che non invocano mezzucci o campagne elettorali rivolte al popolino, ma
che vengano ascoltate e prese in considerazione come grido di un POPOLO fiero e lavoratore che da sempre fa il suo
dovere senza mai essere preso sul serio.
La ringrazio della cortese attenzione e Le porgo distinti saluti.

IN FEDE.
Garofalo Maria Gabriella.

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Mascherine

Pensavamo che chi guida il Paese avesse contezza del costo del lavoro italiano e quanto di questo sia legato e utile al sostegno del welfare nazionale. Invece l’imposizione del prezzo fissata dal Commissario Arcuri è lì a dimostrare che non si sa di cosa si stia parlando. Il prezzo delle mascherine alla produzione, fissato a 0,50 centesimi è uno schiaffo, se non un’offesa, alle imprese che si sono impegnate in questa direzione”.

Non è difficile fare i calcoli: soltanto il costo della certificazione si aggira attorno ai 10.000 euro (e per fortuna che il Comune di Carpi, attraverso Carpi Fashion System, ha deliberato contributi sino a 7.000 euro per sostenete le imprese in questo ambito). Poi ci sono i dipendenti, il costo di produzione (in gran parte, in assenza di macchinari, queste mascherine debbono essere fatte a mano, i costi fissi. “In altre parole, il prezzo di produzione di 0,38 euro a mascherina non si avvicina nemmeno ai costi di produzione. Peraltro, facendo passare da usuraie imprese che, cercando di riqualificarsi hanno evitato di ricorrere alla cassa integrazione e di pesare sulle spalle della comunità”.

“Se si vuole che le imprese nazionali continuino a produrre mascherine, evitando le prevedibili difficoltà di approvvigionamenti, ci aspettiamo che il differenziale tra il prezzo imposto, 0,50 cent, e quello effettivo di produzione “Made in Italy” venga messo a disposizione delle imprese”, afferma Gasparini.

Senza dimenticare il problema di coloro che hanno acquistato mascherine a prezzi superiori, in molti casi molto superiore, e che ora non li possono rivendere. A questi ultimi si pensi ad un credito d’imposta tra il prezzo imposto e quello effettivamente pagato.
CNA è assolutamente consapevole della necessità di andare incontro alle esigenze della popolazione e di trovare modalità per non gravare eccessivamente sui bilanci familiari così come su quelli delle imprese che dovranno acquistare mascherine per i loro dipendenti. Vi sono diverse modalità per raggiungere questo risultato, oltre all’abbattimento dell’IVA, si possono prevedere crediti d’imposta per il costo del personale e gli investimenti dedicati dalle imprese per realizzare le mascherine.

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Fase 2

Gli stessi che urlando a Borghi e Bagani e Salvini dicono: “Scendiamo in piazza! Senza mascherine!” già cominciano a sottilizzare: ma vale la pena che “mi comprometta” per questi? E se  mi vede il vicino, il direttore,   la ragazza di sinistra?…Intanto noi guerrieri pronti a tutto  giriamo con le mascherine,  obbediamo alle regole più assurde, immotivate e umilianti che vengono in mente al Komitato e a Conte,  ed ora  la dittatura sanitaria sta già preparandosi alla nuova fase: verranno casa per casa a misuravi la febbre e, se sarete trovati “positivi” (a che?) vi separano dai  vostri bambini.

Fase 2, Zingaretti “Pd al lavoro per un piano per l’infanzia”

È necessario pensare a un nuovo modo di organizzare i servizi educativi, ludici, sportivi in un’ottica di protocolli sanitari e gestionali con strategie condivise dai diversi attori coinvolti

Torniamo alla ragione

Se nella fase di ripartenza per il turismo un villeggiante dovesse ammalarsi e risultare positivo al nuovo coronavirus l’albergo che lo ospita “non chiuderà per quarantena”. È quanto prevede l’Emilia-Romagna nei protocolli sul turismo in era Covid-19 che ha contribuito a stilare e che sono sul tavolo di Governo, ministero della Salute e Comitato tecnico scientifico. “Il turista eventualmente positivo – chiarisce Andrea Corsini, assessore regionale al Turismo in Emilia-Romagna – sarà preso in carico dal sistema sanitario e sarà instradato verso un percorso di terapia”. Allo stesso tempo saranno individuate le persone con cui è entrato in contatto: “Se per queste sarà disposta la quarantena, la faranno ma non in albergo. L’albergo non viene chiuso per quarantena e gli ospiti che non hanno avuto contatti col positivo potranno proseguire il soggiorno”.

Prevista chiaramente una “sanificazione” ulteriore della struttura che però non chiuderà. Quanto al ruolo di albergatore o gestore dello stabilimento, “non ci saranno responsabilità purché abbiano messo in pratica tutte le misure necessarie per la sicurezza di operatori e ospiti”.

Dai protocolli alcune indicazioni o proposte sull’estate che verrà, al tempo del Covid-19. Il plexiglass probabilmente ci sarà, ma come elemento divisorio alla reception in albergo tra il personale e il cliente. Saranno agevolate procedure online per il check-in in hotel, saranno installati dispenser di igienizzante all’ingresso di spazi comuni come ristoranti e sale tv e viene prevista una pulizia più frequente delle superfici (come i pulsanti negli ascensori) che più persone saranno costrette a toccare. Al ristorante a uno stesso tavolo sederanno i nuclei familiari, che soggiornano insieme, ma i tavoli saranno distanziati l’uno dall’altro. Nessun plexiglass tra un coperto e l’altro. Divisori di questo tipo non dovrebbero essere all’ordine del giorno nemmeno in spiaggia, dove la soluzione saranno meno ombrelloni e più distanziati.(Ansa)

I capelli crescono

Esplode la rabbia di 50 mila imprese rappresentanti il settori degli acconciatori e degli estetisti: il settore rischia il tracollo con 90 giorni di chiusura, mentre gli abusivi lavorano in casa.
L’Associazione nazionale delle imprese cosmetiche, “Cosmetica Italia”, per voce del suo presidente Renato Ancorotti , manifesta tutta la sua insoddisfazione per il Dpcm 26 aprile 2020 che di fatto ha stabilito la riapertura dei centri estetici e di parrucchieri a partire dal primo giugno (tra l’altro un lunedì).
Secondo l’associazione ci sono a rischio 50mila imprese che si vedono portare via il lavoro dagli abusivi che lavorano a nero a domicilio, si legge nel comunicato stampa dell’associazione di categoria.
“Tale provvedimento – riferendosi al Dpcm – avrà insostenibili conseguenze su un settore economico grande e frammentato, costituito in gran parte da piccole imprese già in difficoltà a causa del lungo periodo di chiusura obbligatoria per l’emergenza Coronavirus”.

Parrucchieri incatenati per protesta a Padova
https://www.controinformazione.info/preti-e-parrucchieri-contro-la-dittatura-pseudo-sanitaria/

Tamponi

Ora dietro questo non esiste alcun complotto o alcun errore: il tampone è stato messo a punto in Cina proprio per fornire la minima possibilità di falsi negativi, ovvero per essere uno strumento per lo studio epidemiologico di massa in grado di selezionare non chi fosse venuto a contatto col virus cosa che presenta i problemi che ho spiegato in precedenza, ma di  escludere coloro che con ragionevole certezza non erano venuti a contatto con l’agente patogeno in modo da permettere un maggiore contenimento in zone ristrette o comunque studiare meglio le dinamiche di diffusione. Tutti noi sappiamo che i metodi per escludere o includere qualcosa in un insieme sono molto differenti a seconda degli scopi che vogliamo raggiungere e dunque che il tampone fornisse l’80% di falsi positivi non era importante per i fini che si prefiggeva

Stamponiamoci

Nel frattempo Conte ne ha ordinati 4 milioni e mezzo…

Comunicato AMPAS

Richiediamo dunque con forza, a nome dell’associazione AMPAS e dei 735 medici che ne fanno oggi parte (nonché dei numerosi simpatizzanti non medici):

  • L’immediato ripristino della legalità istituzionale e costituzionale, richiamando il parlamento alle sue funzioni democratiche e al dibattito che necessariamente deve scaturirne.
  • L’immediata cancellazione di task force e di consulenti esterni i cui conflitti di interesse potrebbero essere letti, nel momento in cui si affidino loro responsabilità non previste istituzionalmente, come un aggiramento delle regole democratiche.
  • L’immediato ripristino del diritto al lavoro per milioni di italiani, che se non possono avere il proprio stipendio saranno presto alla fame con conseguenze prevedibili di ordine pubblico (nel rispetto delle nuove regole di distanziamento fino a che sarà necessario)
  • L’immediato ripristino del diritto allo studio per milioni di bambini, ragazzi, studenti universitari che sono stati da un giorno all’altro privati di uno dei loro diritti fondamentali (nel rispetto delle nuove regole, fino a che sarà necessario)
  • La protezione del diritto alla scelta di cura, già violato da precedenti leggi, per impedire l’obbligatorietà di ogni possibile nuovo trattamento sanitario. Ogni nuovo provvedimento emesso in emergenza dovrà obbligatoriamente prevedere una data di fine del provvedimento, al fine di non “tentare” alcuni a rendere le restrizioni alle libertà una regola.
  • Il blocco di qualunque “app” o altro dispositivo informatico volto al controllo dei movimenti delle persone in palese violazione della nostra privacy.
  • L’immediata riapertura della possibilità per adulti e bambini di uscire all’aperto a praticare sport, passeggio, vita sociale, seppur nel rispetto delle regole necessarie.
  • Il ripristino immediato di una par condicio televisiva o mediatica, con ospitalità nelle trasmissioni di esponenti, ovviamente qualificati, di diversi punti di vista, con allontanamento immediato (o retrocessione a mansioni diverse) di conduttori che non abbiano saputo tener fede al loro dovere di giornalisti.
  • Dichiarazione dei propri conflitti di interesse da parte di qualunque professionista sanitario che esprima un parere televisivo o partecipi a un dibattito. L’omissione deve essere punita con un allontanamento mediatico proporzionato. Lo spettatore deve sapere se chi sta parlando riceve milioni di euro da un’azienda, o meno.
  • Il divieto di chiudere o cancellare siti o profili social in assenza di gravi violazioni di legge. Eventuali cancellazioni dovranno comunque essere tempestivamente notificate e giustificate. La rimozione di idee ed opinioni solo perché diverse dal mainstream ufficiale non è degna di un paese civile.
  • Il divieto per le forze dell’ordine di interpretare a propria discrezione le regole di ordine pubblico fissate dai decreti. Qualunque abuso, anche minimo, dovrà essere perseguito.
  • Il divieto di radiazione di medici per la sola espressione di idee diverse da quelle della medicina ordinaria. Da sempre il dialogo e il confronto tra idee diverse ha arricchito la scienza, che cambia e si evolve. Non sopravvalutiamo le nostre attuali misere conoscenze.
  • L’attivazione tempestiva di nuovi protocolli di cura in tutti gli ospedali Covid19 che, oltre a garantire la salute del personale sanitario, prevedano l’utilizzo di vitamine, minerali, ozonoterapia e tutte le cure naturali e di basso costo efficaci e documentate, accompagnando via via con farmaci più a rischio di effetti collaterali solo in caso di aggravamento, e attivando solo per la fase di crisi o pre-crisi l’utilizzo dei farmaci immunosoppressori e dell’eparina.
  • La disponibilità immediata e per tutta la popolazione di test sierologici IgM e IgG che possano consentire da subito sia di monitorare lo stato di diffusione del virus nelle diverse aree, sia dare la possibilità a chi sia IgG+ di riprendere la propria vita senza alcuna limitazione.
  • In una ipotesi di graduale diffusione dell’immunità virale, particolare attenzione dovrà essere riservata alla popolazione fragile: anziani, obesi, ipertesi, diabetici, infartuati (le categorie più colpite). Nel rispetto del diritto di scelta di cura nessun obbligo potrà essere dato se non temporaneamente, ma solo forti raccomandazioni e informazioni dettagliate sui rischi di infezione. Un individuo fragile deve poter scegliere se rischiare di morire abbracciando il suo nipotino, o restare vivo recluso in casa senza vedere nessuno.
  • Una forte campagna informativa sui rischi legati ad un cattivo stile di vita e su come tale stile aumenti il rischio di essere infettati. O vogliamo essere costretti a tenere le mascherine tutta la vita e a non poterci più abbracciare per consentire a qualcuno di fumare e di gonfiarsi di farmaci e di merendine zuccherate, disdegnando qualsiasi tipo di movimento fisico? Ciascuno resterà libero di farsi del male ma almeno lo stato non potrà dirsi complice.
  • Il divieto, almeno in questo periodo, di pubblicizzare sulle reti televisive e sui giornali farmaci e prodotti dolciari ingrassanti, al pari di come già in atto con il fumo.
  • Un aiuto immediato alle tante famiglie in crisi che a causa di questo lockdown totale hanno smesso di lavorare e di produrre reddito, con modalità molto semplici (ad esempio ticket a valore per acquisti di derrate alimentari). L’aiuto migliore per le aziende, invece dell’elemosina, sarà una tempestiva riapertura.

Medici migliori, in un paese migliore

AMPAS
www.medicinadisegnale.it

Lieviti a ruba

SASSUOLO – Dall’inizio delle restrizioni per il nuovo coronavirus ha registrato un incremento del 550% delle richieste, tanto da aver assunto un dipendente per far fronte all’ingente mole di lavoro delle ultime settimane: accade all’azienda ‘E.B.Coliva’ di Sassuolo, produttrice all’ingrosso di lievito. Fra gli effetti del coronavirus, e in tempi di permanenza in casa, c’è stata una forte crescita di acquisti di farina e lieviti – spesso introvabili in negozi e supermercati – per prodotti ‘home made’ come pane, torte e pizze. “La nostra è una piccola azienda familiare che affonda le radici nell’ antica drogheria di famiglia, nata nella Sassuolo degli anni ’40 – spiega all’edizione modenese del Resto del Carlino Alessandra Coliva, figlia della titolare – I nostri prodotti, lieviti, preparati per budini, zuccheri, spezie e aromi, sono destinati sia alla grande che alla piccola ristorazione”. [fonte ANSA]

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Riapre la biblioteca

A partire da oggi lunedì 20 aprile la biblioteca “L. Meletti” di Bondeno tornerà a svolgere il suo prezioso ruolo di prestito e ritiro libri, fornendo un servizio a domicilio.

Il servizio è frutto di un ambizioso progetto di collaborazione tra l’Assessorato alla Cultura, la Cooperativa Le Pagine e l’Associazione di promozione sociale La Locomotiva ed è realizzato per tutti coloro che, anche in periodo di quarantena, vorranno trascorrere il proprio tempo, leggendo.

L’accesso al servizio ha luogo con le seguenti modalità:

  • la biblioteca sarà “accessibile” ai soli addetti nelle ore mattutine unicamente per la ricezione e preparazione di ordini e libri: il personale preposto, dotato di presidi di sicurezza, effettuerà solo un servizio di consegna e ritiro dei volumi a domicilio. Sarà possibile contattare la biblioteca tutte le mattina dalle 9,30 alle 12.00 ed in quell’arco di tempo si potranno effettuare le prenotazioni per il prestito e la riconsegna dei libri;
  • è possibile telefonare alla biblioteca di via dei Mille al numero 342 198 4674 o inviare una e.mail all’indirizzo biblioteca@comune.bondeno.fe.it per richiedere i libri desiderati, fino ad un massimo di tre, e due dvd per utente ed anche la riconsegna dei volumi che erano già in prestito, prorogati eccezionalmente fino al 3 Maggio;
  • i libri si possono scegliere al seguente link https://bibliofe.unife.it/SebinaOpac/.do  dove è possibile navigare e consultare il catalogo dei volumi disponibili.

L’Assessore alla cultura Francesca Aria Poltronieri esprime il proprio pensiero: “La lettura è un bene primario, e l’accesso ad essa è un diritto che vogliamo garantire all’intera cittadinanza, rispettando un periodo di “quarantena” dei libri riconsegnati, che non verranno quindi movimentati per le successive 72 ore, come da indicazioni dell’AIB, per garantire la sicurezza di utenti e personale. La cultura non va abbandonata, costituisce la ricchezza di ogni popolazione e per questo va tutelata e valorizzata in ogni circostanza, anche in quelle più difficili come quella in cui ci troviamo oggi.”

Ma allora bastava Salvini…

Con il suo genuino e schietto candore il Bonaccini che vuole più autonomia nei settori della scuola e dell’università, dell’energia, delle grandi infrastrutture, dei beni ambientali e culturali,  delle casse di risparmio e delle ferrovie locali, e non ultimo, della sanità, viste le performance in corso, si propone come icona rappresentativa, a testimonianza vivente e emblematica  del fatto che destra e riformisti sono ugualmente e entusiasticamente al servizio dell’ideologia liberista.

Non a caso ho scritto “riformisti”, avrei potuto scrivere progressisti, insomma impiegando una di quelle definizioni che hanno perso ancora più senso del termine “sinistra”, ormai obsoleto e inadeguato se lo usano ancora come improperio o minaccia Berlusconi a Nizza, Feltri alla consona toilette, Mentana rimpiangendo l’Esule, i fedeli incrollabili dell’Europa che giurano in nome dell’oblio delle carte costituzionali troppo condizionate dalle lotte di liberazione nazionali. Che ormai concordano nel ritenere che Sanders o quelli di Podemos, Mélenchon o Corbyn  siano pericolosi sovversivi né più né meno dei lontani congressisti di Bad Godesberg.

Così il diplomato, che vanta nel suo scarno curriculum solo esperienze professionali di funzionario senza Frattocchie presto promosso a carriere elettive, va a ricoprire il prestigioso incarico di interprete  (in compagnia della sua “Coraggiosa” vicepresidente sempre audacemente allineata sulla secessione, sulle trivelle) di quello che è stato chiamato il neoliberismo progressista, feroce quanto quello bancario, finanziario, poliziesco, con in più l’amaro sapore del tradimento di ceti già penalizzati nei livelli di reddito, qualità dei servizi sociali, luoghi di vita, mobilità sociale e fisica, istruzione e cultura, che sarebbe diventato lecito disprezzare, opprimere.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2020/04/19/lex-compagno-malaccini/