Parliamoci chiaro

Parliamoci chiaro: il Paese sopravvive solo se sopravvive il segmento produttivo, l’occupazione che crea fatturato, consumo, il reddito da lavoro vero e non da divano. Se riparte la fiducia nella domanda, se la gente ritrova la serenità e smette di risparmiare per paura del futuro, se si spezza la trappola della liquidità a favore degli investimenti e dell’intrapresa. È questo mondo che va ascoltato, sostenuto e agevolato, non quello dell’apparato di Stato che ci vive sopra. È il mondo che alza la serranda di bottega e ci lavora dentro che va salvato dall’inferno che arriva con l’inverno, fisco, fondo perduto, pagamento dei fornitori della Pubblica amministrazione, credito subito e agevolato, burocrazia zero sul serio e non a chiacchiere.

È questa la voce che il centrodestra deve raccogliere in un unico manifesto di salvezza generale da portare al Quirinale, per chiedere un Governo diverso con una maggioranza diversa dalla sola sinistra e peggio che mai grillina, una voce unica intorno alla quale puntare i piedi e tenere duro per salvare l’Italia e il futuro di tutti, apparato statale compreso. Perché sia chiaro: senza privato il futuro è negato pure all’apparato. C’è troppo silenzio, troppa accettazione. È come se fossimo un Paese senza opposizione. Alla faccia della democrazia, del pluralismo, della libertà, delle garanzie e della Costituzione.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/quando-in-un-paese-manca-l-opposizione

Autore: bondeno

redazione bondeno.com

4 pensieri riguardo “Parliamoci chiaro”

  1. Nel giorno più drammatico per tanti ristoratori, cinema e teatri, l’assessore al Bilancio della Regione Emilia Romagna non ha nulla da dire per queste categorie colpite duramente, senza alcun criterio, da un decreto assurdo dal suo governo.

    Non una parola per loro, come giustamente ha fatto il presidente della Regione Stefano Bonaccini.
    Ma in compenso riesce a dedicare le sue attenzioni al Teatro Comunale estense, totalizzando in 2 righe il peggior risultato possibile:

    1- Sminuisce la cena storica degli equipaggi della “corsa più bella del mondo”, la Mille Miglia, tornata in città dopo un grande impegno da parte nostra e dell’organizzazione della tappa ferrarese.

    2- Offende le trattorie, un simbolo identitario del nostro territorio, come se non fossero all’altezza di onorare un simile incarico.

    3- Cerca di sminuire la qualità e la precisione di un istituto alberghiero della nostra città, considerato un fiore all’occhiello a livello nazionale. Quella dei tanti ragazzi del Vergani che su quella cena hanno investito energie e sacrifici. Quella che per loro è stata un banco di prova importantissimo.

    4- Ridicolizza l’impegno della nostra amministrazione nel settore teatrale, e lo fa dopo pochi giorni dall’arrivo in città, per la prima volta nella storia, del grande Maestro Riccardo Muti.

    Tutto questo nel giorno in cui il suo governo chiude luoghi di cultura proprio come i teatri e cinema, i luoghi più sicuri secondo la stessa AGIS che ha monitorato da giugno a ottobre circa 348 mila spettatori, rilevando un solo contagio. Dopo averli illusi facendoli adeguare a minuziosi protocolli con ingenti spese da parte del personale. E questo vale per tutti, da palestre a piscine, a ristoranti, pub e pizzerie.

    Ricordo inoltre che l’ 11/10/2007, all’interno del Teatro Comunale, con ben altra amministrazione, è avvenuta la cena Porsche, con auto sul palco e cena in platea. Questa come altre.
    Alan Fabbri su Instagram in risposta a Paolo Calvano

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  2. Perché così è stato e potete accorgervene adesso, adesso che di giorno in giorno viene confermata la totale “superfluità” (traggo il termine dal Manzoni a proposito di altra pestilenza) del Parlamento, la cui eclissi benefica e desiderata dai molti che aspirano a un governo invisibile che amministri la cosa pubblica senza disturbare gli interessi privati, è sancita dal ricorso a provvedimenti d’urgenza e misure esplicitamente autoritarie e accentratrici e la cui potestà è stata esautorata in favore di figure commissariali investite di potere decisionale oltre che di consulenza.
    https://ilsimplicissimus2.com/2020/10/26/democrazia-suicida/

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  3. L’Italia in piazza è stufa di Conte
    di

    Donatella Papi
    27 ottobre 2020
    L’Italia in piazza è stufa di Conte

    L’Italia s’è desta. A Torino, Trieste, Treviso, Rovigo, Ravenna, Ferrara, Pescara, Pesaro, Forlì, Perugia, Terni, Latina, Napoli, Lecce, Catania. E nelle due capitali, a Milano e a Roma. Dopo l’ultimo Dpcm di Giuseppe Conte sulle chiusure alle 18 di bar e ristoranti e di altre attività, nelle città italiane la protesta dilaga. È un Paese che insorge, anche se la nomenklatura mediatica e le autorità politiche tentano di liquidare le sommosse come violenza condannabile. Probabile che in mezzo si siano infiltrati i soliti centri sociali, i ribelli antifa, gli estremisti neri con incendi e bombe carta contro le forze dell’ordine, ma definire questa “eversione”, come ha tentato la ex presidente della Camera, Laura Boldrini, rilanciando lo scioglimento di Forza Nuova, è strumentalizzazione. Primo, perché in piazza a fomentare ci sono anche i facinorosi di sinistra, ma soprattutto perché il cuore della rivolta sono gli italiani. Non solo “i fratelli” di Giorgia Meloni, la più accesa contro le misure disgraziate del Governo, ma i cittadini di ogni parte: i commercianti, i piccoli imprenditori, le partite Iva, i ristoratori, i proprietari di palestre, gli esercenti di teatri e cinema, e il comparto del turismo, che dopo aver investito sugli adeguamenti ora si vedono al colpo finale.

    La classe dirigente sbaglia se minimizza, lo scriviamo da mesi che il Paese è “fuori controllo”, perché come ha osservato correttamente l’ex ministro Graziano Del Rio “c’è da temere la rabbia dei miti”. Cioè la reazione di quei cittadini che avendo quasi più nulla da perdere sono più minacciosi delle bombe estremiste. Tutti contro Giuseppe Conte. E i suoi ministri. La linea del premier è accerchiata totalmente: ingressi facili, bivacchi e assembramenti, favori alle Pubbliche amministrazioni da una parte e misure assurde contro il paese produttivo. Legalità e ordine pubblico zero e statalismo ottuso. L’ostinazione a procedere a colpi di decreti notturni, imponendo scelte sempre più solitarie, è la vera causa dei disordini. Non solo il virus e le chiusure, ma il metodo del premier, che come un despota vuole fare tutto da solo
    fonte: L’opinione delle libertà

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