Luigi Gamberini

Quando si parla del veterinario tutti quanti pensano al loro cagnolino o gattino, nessuno pensa a quella che è stata la prima medicina veterinaria. Nonno Gigi è l’immagine della veterinaria in prima linea. Egli ha incarnato la figura di colui che come il prete o il medico del paese sapeva portare un contributo fondamentale alla sua comunità. Il suo lavoro in mezzo alla gente era fondamentale, gente il cui sostentamento dipendeva da quelle vacche nella stalla, dai vitellini nati e sopravvissuti, dal latte venduto. Tutta la sua vita è stata dedicata al lavoro giorno e notte sempre disponibile anche attraverso l’aiuto della sua famiglia. Come nuora e moglie di un veterinario sono stata accompagnata nei primi passi di vita lavorativa ma, mentre i miei spazi erano in un piccolo ambulatorio, i suoi erano la campagna a ridosso del Po. Ci ha lasciato nel giorno di Natale. Un veterinario, uno suocero, un nonno incredibile. Questa è stata la sua ultima professione che ha riempito i suoi anni dai capelli bianchi. Abbiamo tutti raccolto ciò che questo nonno ogni giorno aveva da insegnarci, ciò che in questa lunga vita aveva imparato e presto trasmesso ad ognuno di noi: passione, tenacia, onestà e amore. Vita colma di tutto ciò che un uomo può desiderare, la sua. Grazie Nonno Gigi

Maria Franceschini

Autore: bondeno

redazione bondeno.com

3 pensieri riguardo “Luigi Gamberini”

  1. Noi abbiamo abitato per moltissimi anni , direi infanzia e fanciullezza di noi figli, l’uno a fianco dell’altro . Ricordo il rumore della sua auto che , con qualunque tempo, saliva la rampa alle 5 del mattino … d’inverno se c era neve mi svegliava il rumore della pala quando Gigi preparava -la rotta- per poter uscire al lavoro . Ore e ore in giro per le stalle ,in campagna , spinto dalla necessità ma soprattutto dalla passione per il suo lavoro che non aveva orari …Ricordi della famiglia .. le sere d’estate in giardino , quando arrivavano i nonni da Bologna , ed era una gran festa … e la signora Mimma , sempre paziente e gentile .. e i giochi di bambini con Romano , Stefano , mio fratello e i compagni del gruppo Viale della stazione… loro avevano una cagnetta, Karen, piccola e brutta , ma ai nostri occhi di bimbi pareva bellissima , affettuosa e tonda … Gigi era il veterinario anche dei miei zii in campagna a S. Bianca , ricordo bene le pratiche di cui parla Ornella . La bandiera di carta per segnalare la richiesta di aiuto, la visita , due parole in casa mentre si lavava …E l’amicizia con mio suoero, Le lunghe chiacchierate in farmacia …
    Una bella persona , di quelle -di una volta- e una grande bella unita famiglia, di quelle dove gli affetti si dilatano e trovano un posto per tutti …
    Roberta Monterumici

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  2. Ho appena visto l’epigrafe del Dott. Luigi Gamberini (veterinario).
    Io lo ricordo nella mia fanciullezza, era il veterinario che seguiva 50 anni fa tutte le stalle della zona di Settepolesini e paesini limitrofi, quindi anche quella dei miei genitori. Solitamente gli interventi del veterinario riguardavano soprattutto la fecondazione delle mucche, qualche volta quando i bovari erano in difficoltà anche la nascita dei vitelli.
    Ricordo che ai tempi, non eravamo dotati di telefono, pertanto per farsì che il veterinario venisse nella stalla, diverse volte mio padre mi mandava a “metter fuori la bandiera”.
    Non era altro che un sacco di carta color marroncino che io con la mia “graziella viola’, andavo ad attaccare con una corda all’albero, dal capannone di Ferrari. Era l’ incrocio dove il veterinario passando in macchina capiva che era necessario il suo intervento in quella stalla. A volte all’ albero c’erano già altre “bandiere”, la rossa era di Cattabriga, la bianca era di Bellodi.
    Al veterinario veniva riservato un asciugamani, l’acqua calda in inverno ( avevamo la ” brocca” sulla stufa a legna sempre pronta) ed il sapone personali, che a fine intervento servivano per il lavaggio delle mani.
    Gli interventi non si pagavano ogni volta, ma il veterinario li segnava su una cartella che conservava nel suo ufficio e a fine anno, veniva saldato il conto.
    Le famiglie che avevano la stalla avevano molta stima del veterinario, era colui che tante volte salvava la vita all’ animale perché magari aveva ingoiato un pezzo di fil di ferro ( “la bestia la siera inguciada”). Le mucche rappresentavano con il latte una garanzia di sostentamento per la famiglia.
    Fare il veterinario era anche una “fortuna”, mio padre spesso gli dava dei prodotti dell’orto o qualche gallina o coniglio …..”dutor al viena chì che ag dag soquant ov fresc…al toga anc un cost d’ insalata….e a Natale non mancava mai di dare “un cutghin e un salam bon”!!

    Ornella Bonati

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