Carnevale anatomico

Dall’epoca di Cartesio e per molto tempo, scienziati di diversi Paesi europei cercarono di procurarsi, per lo studio dell’anatomia umana, i corpi dei criminali giustiziati. Nel suo libro Dall’anima alle neuroscienze: breve storia della conoscenza del cervello il neuroscienziato José Ramón Alonso spiega che, nel gennaio del 1803, avvenne un fatto singolare che ci fornisce impor¬tanti indizi sul contesto della creazione del mostro di Mary Shelley. Una mattina, quindici anni prima che il dottor Frankenstein desse vita al suo mostro, il cada¬vere di George Forster fu frettolosamente trasportato dai sotterranei della prigione di Newgate all’edifìcio del Royal College of Surgeons di Londra, l’istituto che si occupa della formazione dei chirurghi. Forster era stato appena impiccato per aver assassinato la moglie e il figlio. Davanti a un pubblico di medici e curiosi, il professor Giovanni Aldini si accingeva a fare un esperimento «anatomico» con quel corpo ancora caldo. La dimostrazione, secondo le sue entusiastiche parole, «superò le più rosee aspettative».
In quel momento, studiosi di tutta Europa stavano cercando il segreto della vita, e in questo senso una delle proposte più innovative era l’uso dell’elettricità come fluido o forza vitale. Nella sua dimostrazione, Aldini utilizzò una grande batteria a umido, la «pila voltaica», un’invenzione che Alessandro Volta aveva presentato solo tre anni prima. Con due cavi di rame, il docente di fìsica dell’Università di Bologna iniziò ad applicare scariche al volto del cadavere. In quel momento, il pubblico sussultò quasi quanto la mandibola di Forster. I muscoli adiacenti si contras¬sero in una smorfia terribile e l’occhio sinistro si aprì. Possiamo immaginare le esclamazioni che riempirono la sala. Ma Aldini non si fermò, e applicò i cavi di rame al petto, che si sollevò come se l’uomo respiras¬se. Anche il pugno sembrò levarsi e colpire l’aria. Per
qualche istante, alcuni credettero che Forster aves se reagito furioso per ciò che gli stavano facendo. Il momento culminante dello «spettacolo» ebbe luogo quando Aldini collocò i cavi nel retto del cadavere: le gambe scalciarono e la schiena si inarcò così vio-lentemente che tutti pensarono che l’assassino stesse tornando in vita. Quella che abbiamo descritto è la stessa tecnica utilizzata da Victor Frankenstein per dare la vita al suo mostro.
Sempre all’Università di Bologna, lo zio di Aldini, Luigi Galvani, insegnava come docente di anatomia e aveva diretto per tre anni quello che veniva chiamato «Carnevale anatomico», nel quale il corpo di un criminale veniva sezionato in sedici fasi dinanzi a un pubblico al contempo rapito e inorridito. Aldini doveva a suo zio le prime ricerche sul «fluido elettrico». Il galvanismo, la tecnica che curava con l’elettri¬cità diverse malattie e che provocava il movimento di persone e animali morti, divenne uno spettacolo che girava le capitali europee.
Un altro mostro , creato nel 1886, ci suggerisce l’idea inquietante che non possiamo fidarci neppure di noi stessi. Il racconto di Robert Louis Stevenson Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde attaccava la rigida morale vittoriana e spingeva lo scienziato a creare un alter ego con il quale poter dare libero sfogo agli eccessi di cui aveva bisogno, fisicamente e men¬talmente.
Mostri letterari come questi gettarono il seme della tradizione di creature fantastiche nella letteratura di fantascienza.

Mappe delle meraviglie- Hachette edizioni n.12

Autore: bondeno

redazione bondeno.com

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