Dal libro del Cinquantenario

ANDREA GUERZONI A.S. 1975-1980
Il mio inserimento al Liceo Scientifico di Bondeno risale al 1975, quando si frequentavano le lezioni nell’istituto di Via Vittorio Veneto, ma i ricordi di quegli anni sotto alcuni punti di vista sono ancora molto vivi. Nell’edificio che era già stato sede della Scuola di Avviamento Professionale c successivamente della Scuola Media, le iscrizioni alla sezione staccata del Liceo “Antonio Roiti”, dopo i primi cinque anni dall’apertura, avevano ormai consentilo di completare quasi due intere sezioni. Insieme ai miei nuovi compagni mi ritrovai, da pochi mesi quattordicenne, tra ragazze e ragazzi più grandi di noi l’esperienza iniziale fu disorientante. Dopo l’inevitabile periodo di adattamento, tutti ci adeguammo progressivamente ad una scuola che richiedeva maggiore partecipazione sia alle lezioni, che alla vita complessiva dell’istituto e di relazione con tutti gli altn allievi. Il passaggio dalle scuole medie al liceo ha rappresentato uno balzo considerevole soprattutto sotto il profilo dei metodi di insegnamento dei nuovi docenti: tutti abbiamo dovuto rimboccarci le maniche per seguire al meglio le lezioni ed affrontare con crescenti coscienza e volontà verifiche ed
interrogazioni. La fatica iniziale di stare al passo però si è trasformata nel tempo in un metodo di studio completamente nuovo, affinalo via via negli anni quasi a raggiungere un livello universitario. I nostri professori Paolo Giatti, insegnante di lettere per quattro anni, ed Enzo Padovani, insegnante di matematica e fisica dalla terza classe alla quinta, sono state figure determinanti per la maturazione personale che ritengo di aver conseguito nella nuova scuola. Il primo per averci introdotto e successivamente allenalo, talvolta a tappe forzate, al pensiero critico. Seguire le sue lezioni richiedeva un grado di attenzione inusuale ed una preparazione che andava oltre i normali programmi scolastici; ascoltare le sue letture commentate della Divina Commedia era affascinante e coinvolgente, soprattutto per il grado di conoscenza della materia che dimostrava. Terminata la lezione su uno dei canti non era però inusuale ascoltarlo nuovamente nella recensione di una canzone di Claudio Lolli, di Francesco Guccini, di Roberto Vecchioni o assistere alla sua critica di un film. Dai suoi corsi si molti studenti sono usciti con nuove passioni proprio per il cinema e per la musica. Il professor Padovani ha avuto il grande merito di abituare i suoi studenti ad imo studio, soprattutto della matematica, di stampo quasi universitario. Non assegnava a casa un numero preciso di esercizi da eseguire, stava a noi prepararci secondo gli esempi visti in classe e secondo le quantità che ognuno riteneva necessarie per arrivare alle verifiche con buona preparazione. Aveva il grande pregio di non terrorizzarci in occasione delle interrogazioni, anzi queste erano completamente dissimulale dalla sua richiesta: “chi viene alla lavagna a fare gli esercizi oggi?”. Le sessioni non si concludevano mai con un voto espresso c si ritornava al posto convinti effettivamente di aver eseguito solamente qualche esercitazione attorno alla quale, non di rado, si sviluppavano dibattiti sui metodi di risoluzione. E lui da spettatore in fondo all’aula valutava tutto questo nell’insieme. Dopo il diploma di maturità, con ad altre duemila persone da tutta Italia, nel 1980 mi sono iscritto alla Facoltà di Economia c Commercio di Bologna. Un corso di studi a canttere economico – giuridico che, solo apparentemente, sembrava più confacente a studenti diplomati in Istituti di Ragioneria o a Periti Aziendali. La formazione complessiva che avevo ricevuto al Liceo Scientifico mi ha permesso di affrontare con buoni risultali gli esami di diritto, di ragioneria o di economia aziendale, materie mai affrontate alle scuole superiori, di lingue (inglese e spagnolo), di matematica (analisi e matematica finanziaria, di statistica, e tutti gli esami di economia (politica ed economico – finanziaria). Le esperienze di studio alla scuola superiore ed i metodi che avevo acquisito, anche se in apparenza distanti dalle materie dei corsi della nuova facoltà universitaria, sono stati particolarmente importanti per la preparazione degli esami, affrontali a volte anche in collaborazione con altri compagni. Proprio dal confronto con altri studenti, principalmente degli Istituti di Ragioneria, mi sono reso conto di come fosse differente la “forma mentis” con la quale approcciavo i problemi. Più delle conoscenze vere e proprie, per quanto formative e molto importanti per conseguire un livello di cultura generale, gli anni di studio trascorsi al Liceo Scientifico sono stati determinanti per la mia formazione personale più generale. Ancora oggi, frequentemente nelle esperienze di lavoro, mi rendo conto di impiegare metodi di indagine, di studio, di verifica i cui fondamenti mi sono stati trasmessi dai professori della scuola superiore ed affinati successivamente durante gli studi universitari. A titolo esemplificativo, quotidianamente mi soffermo ancora ad analizzare i messaggi pubblicitari secondo gli insegnamenti ed i metodi de) compianto professor Alberto Melandri, insegnante di lettere per un solo anno scolastico, 1976 – 1977; oppure guardando un film, osservo c rileggo le immagini o la fotografia ricordando le osservazioni cd i melodi di analisi del professor Giatti, su ispirazione ed iniziativa del quale, miracolosamente per quei tempi, due delle nostre classi si cimentarono in vere e proprie riprese in “super 8” con pellicole originali e successivi montaggi e doppiaggi. A ben vedere, forse la scritta che tutti ricordiamo sulla facciata del complesso che ospitava le vecchie scuole elementari di Piazza Aldo Moro, “Non Scholae Sed Vitae”, avrebbe dovuto essere rappresentata sull’edificio del nostro Liceo Scientifico. E sono convinto di non essere l’unico giunto a questa riflessione.

Autore: bondeno

redazione bondeno.com

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