I maceri del ferrarese

ph. Lorella Sabba

I maceri del Ferrarese sono antichi: a Ferrara, la massima espansione dell’industria canapicola si ebbe 100 anni fa, ma la coltivazione della canapa assunse dimensioni industriali già nel Medioevo . Ferrara, all’inizio del XX secolo, era il secondo produttore mondiale di canapa dopo la Russia: questo significa che non solo erano presenti i maceri, ma che i campi che li circondavano erano per lo più adibiti a quella monocoltura. Quindi, il contesto territoriale era già allora fortemente antropizzato. I maceri venivano profondamente rimaneggiati ogni anno, quando, al termine della macerazione, il fondale veniva scavato per eliminare la grande quantità di deposito organico che alla lunga li avrebbe ostruiti. Le sponde venivano mantenute sgombre da canne ed arbusti per poter accedere al bacino.
Da circa 60 anni i maceri superstiti vengono rimaneggiati di rado. Paradossalmente, pur essendo inserita in un contesto fortemente antropizzato, la zona periferica dei maceri attuali potrebbe godere, almeno in alcuni casi, di situazioni di minor disturbo rispetto al passato.
Questa condizione è stata messa in chiaro risalto dall’uso dei Coleotteri Carabidi. L’abbondanza di specie pteridimorfiche e la presenza di specie brachittere fa ipotizzare, da un lato, che le zone periferiche dei maceri possano essere abbastanza stabili, dall’altro che ci siano state, almeno in passato, delle efficaci connessioni ecologiche che hanno consentito ad entità di tipo forestale, come Abax continuus e Leistus ferrugineus, di insediarsi in un contesto territoriale un tempo agricolo, in aree distanti dal serbatoio forestale principale costituito dalle golene del Po.
I nostri risultati confermano l’estrema precisione ed a?dabilità dei Carabidi come indicatori dello stato di conservazione degli ambienti naturali, in grado di rilevare differenze anche non eclatanti tra i diversi habitat ma pur sempre interessanti.
I maceri si confermano come ecosistemi fondamentali per il mantenimento della biodiversità nel paesaggio agrario ferrarese: nei popolamenti dei maceri, oltre alle specie brachittere e tipicamente forestali come i già citati Abax continuus e Leistus ferrugineus, si annoverano altre entità di interesse. Pterostichus cursor, Agonum lugens e Demetrias imperialis sono legate a zone paludose regionali di pregio (ad es. ZPS Bacini del Mezzano, Valli di Argenta) ed in particolare le ultime due specie si trovano esclusivamente in canneti umidi.
Altre due specie, Calosoma maderae e Dolichus halensis sono insediate in ambienti aperti, come praterie stabili e anche ai mar- gini di campi, e risultano non comuni in Emilia-Romagna.
Occorre un maggior rispetto delle zone periferiche, talvolta ridotte a meno di un metro di ampiezza ed è necessario il ripristino delle siepi interpoderali, il rispetto dei fossati e dei canneti al loro interno per potenziare le connessioni ecologiche via terra ed aggirare i grossi problemi derivanti dalla diffusione delle specie esotiche acquatiche attraverso la rete idrica superficiale. È necessario rispettare i maceri temporanei, senza alterarne il regime idrico spontaneo.
In generale, i nostri risultati confermano che nel paesaggio agrario un insieme di piccoli bacini idrici può fornire un contributo alla biodiversità di un territorio perfino superiore al contributo dato da ecosistemi acquatici molto più estesi .

Carla Corazza e Roberto Fabbri in Quaderni del Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara – Vol. 5 – 2017 – pp. 101-111

Autore: bondeno

redazione bondeno.com

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