Gli ITS non sono gli Itis

Gli Istituti tecnici superiori costituiscono infatti il segmento di formazione terziaria non universitaria che risponde alla domanda delle imprese di nuove ed elevate competenze tecniche e tecnologiche per promuovere i processi di innovazione. Rappresentano un’opportunità di assoluto rilievo nel panorama formativo italiano in quanto espressione di una strategia nuova fondata sulla connessione delle politiche d’istruzione, formazione e lavoro con le politiche industriali, con l’obiettivo di sostenere gli interventi destinati ai settori produttivi con particolare riferimento ai fabbisogni di innovazione e di trasferimento tecnologico delle piccole e medie imprese.

Le sei are tenologiche interessate sono:  Efficienza energetica,  Mobilità sostenibile,  Nuove tecnologie della vita, Nuove tecnologie per il Made in Italy (Sistema agroalimentare, Sistema casa, Sistema meccanica, Sistema moda, Servizi alle imprese), Tecnologie innovative per i beni e le attività culturali –Turismo, Tecnologie della informazione e della comunicazione.

Accedono ai corsi, a seguito di selezione, i giovani e gli adulti in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore e coloro che in possesso di un diploma quadriennale di istruzione e formazione professionale abbiano frequentato un corso annuale IFTS. Una buona conoscenza dell’informatica e della lingua inglese costituisce requisito preferenziale per l’ammissione ai percorsi. Vi è tuttavia la possibilità di frequentare moduli di specifica preparazione, finalizzati a riallineare le competenze mancanti.

Almeno il 30% della durata dei corsi è svolto in azienda stabilendo subito un legame molto forte con il mondo produttivo attraverso stage anche all’estero.

Il corpo docente proviene per almeno il 50% dal mondo del lavoro. I corsi si articolano di norma in quattro semestri (1800/2000 ore) e possono arrivare fino a sei semestri.

Intervista a Giulio Tarro

Dal 1997 al 2015 hanno praticamente dimezzato i posti letto nelle terapie intensive. Si è visto benissimo a gennaio scorso, quando si scoprì il virus cinese. I francesi raddoppiarono i posti letto e noi niente. Addirittura abbiamo affrontato l’epidemia a marzo con un quarto dei posti letto dei francesi. Bisogna avere una medicina territoriale veramente tale. Si dovrebbe poi rivedere tutta la modalità di intervento. Devono essere repentini quando il paziente accusa i primi sintomi. E poi il nullaosta per i vaccini con l’Rna messaggero che come sappiamo sono stati fatti in un tempo troppo breve. Perché non utilizzare anche i vaccini fatti in modo tradizionale da altre nazioni come quello cinese col virus inattivato? E valutare anche quello russo e quello italiano?”

Lei dice che bisogna ripristinare e potenziare una medicina territoriale. Ormai l’hanno capito tutti…”

“Quello è fondamentale e bisognerebbe farlo non a parole. Questo distacco che c’è stato con l’epidemia, tra medico e paziente, è stato più che deleterio”.

Occorre cancellare dalla convenzione con il Servizio sanitario i medici di base che rifiutino di fare visite a domicilio o che rifiutino il loro eventuale inserimento nelle USCA (Unità speciali di continuità assistenziale, ndr)?

“Un medico quando fa il giuramento di Ippocrate sa che è normale che debba andare incontro al paziente che sia a casa o ovunque. L’importante è che ci sia questo contatto che è stato lasciato a sé stesso”.

Lei sostiene anche che siamo ad un punto di svolta e bisogna chiudere il Comitato Tecnico Scientifico. Chi dirige la Sanità deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte…”.

“Se noi pensiamo che ci sono 451 componenti (ride) solamente per consigliare la via sbagliata si resta interdetti. Non nascondiamoci che da noi abbiamo uno dei tassi di mortalità più alti al mondo, su 100.000 abitanti, e questo non va bene. Non è possibile pagare un tasso così alto con la Sanità che avevamo alle spalle”.

https://www.affaritaliani.it/coronavirus/tarro-a-draghi-chiudiamo-il-cts-non-ne-usciamo-senza-un-cambio-di-strategia-723012.html

Internazionale a Ferrara

20 e 21 febbraio 2021 Ferrara – Incontri in streaming I nuovi appuntamenti sono in programma sabato 20 e domenica 21 febbraio 2021 in diretta streaming sulla pagina Facebook di Internazionale
Programma IN DIRETTA STREAMING sulla pagina facebook di INTERNAZIONALE

Sabato 20 febbraio, ore 16
POLITICA Amici come prima Clima. Commercio. Sicurezza. Governance globale. Come cambieranno i rapporti tra l’Europa e gli Stati Uniti del nuovo presidente Joe Biden, dopo le tensioni e i contrasti con l’amministrazione Trump. Steven Erlanger, The New York Times; Ivan Krastev, politologo; Antonio Parenti, Commissione europea; Emily Tamkin, New Statesman Introduce e modera Gabriele Crescente, Internazionale
Sabato 20 febbraio, ore 18 ECONOMIA Il codice del capitale La legge, se usata bene, è uno strumento fondamentale per garantire l’ordine sociale. Ma nel corso della storia è stata messa al servizio del capitale per creare ricchezza e disuguaglianza. Katharina Pistor, Columbia Law School Intervistata da Alessandro Lubello, Internazionale
Domenica 21 febbraio, ore 16
CULTURA Ripartire dalla cultura
Chi lavora e vive con l’arte ha un ruolo chiave per lo sviluppo sostenibile. Può aprire le nostre città e renderle inclusive, fornendo opportunità di educazione e generando nuove forme di turismo di prossimità. Questioni ancora più importanti per ripartire dopo la lunga chiusura dovuta alla pandemia. Paola Dubini, Università Bocconi di Milano; Christian Greco, direttore del Museo egizio; Florinda Saieva, Farm Cultural Park; Tomás Saraceno, artista e architetto. Introduce e modera Daniele Cassandro, Internazionale In collaborazione con la Fondazione Unipolis Domenica 21 febbraio, ore 18 POLITICA Le verità dimenticate degli Stati Uniti
Nell’ultimo anno sono venute alla luce tutte le ferite e le contraddizioni della società statunitense. Un viaggio attraverso la storia del paese per capire le radici profonde di questa crisi. Jill Lepore, università di Harvard Intervistata da Alessio Marchionna, Internazionale Url dell’evento https://www.internazionale.it/festival/ Contatti Internazionale a Ferrara
tel. 0532 241419
festival@internazionale.it

Carnevale anatomico

Dall’epoca di Cartesio e per molto tempo, scienziati di diversi Paesi europei cercarono di procurarsi, per lo studio dell’anatomia umana, i corpi dei criminali giustiziati. Nel suo libro Dall’anima alle neuroscienze: breve storia della conoscenza del cervello il neuroscienziato José Ramón Alonso spiega che, nel gennaio del 1803, avvenne un fatto singolare che ci fornisce impor¬tanti indizi sul contesto della creazione del mostro di Mary Shelley. Una mattina, quindici anni prima che il dottor Frankenstein desse vita al suo mostro, il cada¬vere di George Forster fu frettolosamente trasportato dai sotterranei della prigione di Newgate all’edifìcio del Royal College of Surgeons di Londra, l’istituto che si occupa della formazione dei chirurghi. Forster era stato appena impiccato per aver assassinato la moglie e il figlio. Davanti a un pubblico di medici e curiosi, il professor Giovanni Aldini si accingeva a fare un esperimento «anatomico» con quel corpo ancora caldo. La dimostrazione, secondo le sue entusiastiche parole, «superò le più rosee aspettative».
In quel momento, studiosi di tutta Europa stavano cercando il segreto della vita, e in questo senso una delle proposte più innovative era l’uso dell’elettricità come fluido o forza vitale. Nella sua dimostrazione, Aldini utilizzò una grande batteria a umido, la «pila voltaica», un’invenzione che Alessandro Volta aveva presentato solo tre anni prima. Con due cavi di rame, il docente di fìsica dell’Università di Bologna iniziò ad applicare scariche al volto del cadavere. In quel momento, il pubblico sussultò quasi quanto la mandibola di Forster. I muscoli adiacenti si contras¬sero in una smorfia terribile e l’occhio sinistro si aprì. Possiamo immaginare le esclamazioni che riempirono la sala. Ma Aldini non si fermò, e applicò i cavi di rame al petto, che si sollevò come se l’uomo respiras¬se. Anche il pugno sembrò levarsi e colpire l’aria. Per
qualche istante, alcuni credettero che Forster aves se reagito furioso per ciò che gli stavano facendo. Il momento culminante dello «spettacolo» ebbe luogo quando Aldini collocò i cavi nel retto del cadavere: le gambe scalciarono e la schiena si inarcò così vio-lentemente che tutti pensarono che l’assassino stesse tornando in vita. Quella che abbiamo descritto è la stessa tecnica utilizzata da Victor Frankenstein per dare la vita al suo mostro.
Sempre all’Università di Bologna, lo zio di Aldini, Luigi Galvani, insegnava come docente di anatomia e aveva diretto per tre anni quello che veniva chiamato «Carnevale anatomico», nel quale il corpo di un criminale veniva sezionato in sedici fasi dinanzi a un pubblico al contempo rapito e inorridito. Aldini doveva a suo zio le prime ricerche sul «fluido elettrico». Il galvanismo, la tecnica che curava con l’elettri¬cità diverse malattie e che provocava il movimento di persone e animali morti, divenne uno spettacolo che girava le capitali europee.
Un altro mostro , creato nel 1886, ci suggerisce l’idea inquietante che non possiamo fidarci neppure di noi stessi. Il racconto di Robert Louis Stevenson Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde attaccava la rigida morale vittoriana e spingeva lo scienziato a creare un alter ego con il quale poter dare libero sfogo agli eccessi di cui aveva bisogno, fisicamente e men¬talmente.
Mostri letterari come questi gettarono il seme della tradizione di creature fantastiche nella letteratura di fantascienza.

Mappe delle meraviglie- Hachette edizioni n.12

Macigno fiscale sulle case

di

Corrado Sforza Fogliani (*)10 febbraio 2021Macigno fiscale sulle case

Le tasse sugli immobili, in Italia, pesano molto, troppo. A dirlo sono i dati. In totale, il carico di imposizione fiscale vale circa 50 miliardi di euro l’anno, suddiviso tra imposte di natura reddituale, patrimoniale, sui trasferimenti, sulle locazioni e sui servizi. La sola Imu – introdotta dal Governo di Mario Monti in sostituzione dell’Ici – produce un gettito di quasi 22 miliardi di euro, rispetto ai poco più di 9 dell’Ici. Colpisce case (anche la prima, se inquadrata in una delle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, impropriamente considerate, in quanto tali, “di lusso”), box, locali commerciali, uffici, capannoni, terreni. Non risparmia neppure gli immobili inagibili o inabitabili, per i quali è solo prevista una riduzione alla metà della base imponibile.

Il resto del gettito lo procurano le imposte indirette, come l’imposta di registro, che si applicano in caso di compravendita (circa 9 miliardi); le imposte sul reddito da locazione (Irpef o cedolare secca: altri 9 miliardi); l’imposta di registro e l’Iva sulle locazioni (circa 1 miliardo). Altri 11 miliardi di euro l’anno derivano, per circa 10, dalla tassa sui rifiuti (che va considerata nel conteggio dei tributi sugli immobili, anche perché all’estero è spesso inglobata nell’imposta locale immobiliare) e per un altro miliardo da altri tributi, fra i quali le somme versate ai Consorzi di bonifica (per averne nulla in cambio, a differenza dai fondi rustici).

Peraltro, va evidenziato che i tributi che si applicano su una base imponibile di tipo catastale – come l’Imu – non sono fondate, come spesso si sente dire, su un catasto non aggiornato. Per le seguenti ragioni: nel 1996 – con decorrenza 1997 – le rendite catastali sono state aumentate del 5 per cento; nel 2011 – con decorrenza 2012 – la manovra Monti ha aumentato i moltiplicatori catastali Imu del 60 per cento per le case e in misura analoga per altri immobili; dal 2005 i Comuni possono richiedere all’Agenzia delle entrate il “riclassamento” degli immobili per zone o per singole unità immobiliari, cosa che in città come Roma, Milano, Bari, Lecce ha portato ad aumenti considerevoli delle rendite catastali e, di conseguenza, delle imposte; ogni volta che si interviene in modo significativo su un immobile, questo viene “riclassato” e quasi sempre subisce un aumento della rendita catastale e, di conseguenza, delle imposte.

Questo macigno fiscale che grava sugli immobili, specie quello dell’Imu, ha prodotto danni enormi all’economia. È ora di limitarlo.

(*) Presidente Centro studi Confedilizia

Opinioni

“Che cos’è dunque l’opinione? Da dove proviene?”.

Dal latino opinio, la cui radice si trova nel verbo opinari, che indica il modo di pensare o di giudicare qualcosa, cioè il convincimento o la convinzione personale, quando però si tratta di cose o di fatti specifici di cui non si ha la certezza assoluta per poter dire che è una verità sicura, indubitabile e palese. Invece di dire “io sono dell’opinione” si può anche dire “io sono dell’avviso”, o “sono del parere”, che dal latino pareo, significa apparire, sembrare, avere l’apparenza”.

“Ne consegue che finché non sia dimostrata la verità, tutte le opinioni possono essere ugualmente vere o false”.

Anche probabili, sospette, assurde, radicate, inveterate, unanimi, universali, e così via. Sono molti gli aggettivi. Anche in questo la lingua italiana si distingue dalle altre”.

“Un’opinione può diventare un reato, che in questo caso comprende gran parte dei delitti contro lo Stato, come i reati di propaganda e apologia, non solo del fascismo ma sovversiva in senso lato, di vilipendio della Repubblica e delle Istituzioni. L’opinione pubblica, invece, è il modo di pensare della maggioranza, dei cittadini o dei politici”.

Mostre e musei

La fotografia 1839-2020 Dall’11 febbraio al 2 maggio 2021 Ferrara – Padiglione D’Arte Contemporanea – Palazzo Massari, C.so Porta Mare, 5 Il libro illustrato dall’incisione al digitale. Italo Zannier fotografo innocente Url dell’evento https://artemoderna.comune.fe.it/1949 Contatti Ufficio Informazioni e Prenotazioni Mostre e Musei C.so Ercole I d’Este, 21
tel. 0532 244949 (Chiuso sab. e festivi)
diamanti@comune.fe.it Orari Dal lunedì al venerdì dalle 11.00 alle 17.30. Chiuso sabato e domenica.   L’ingresso alla mostra è contingentato ed è consentito a 18 persone ogni 30 minuti. La prenotazione è fortemente consigliata alla pagina web:  https://prenotazionemusei.comune.fe.it Ingresso Intero € 5,00; ridotto € 3,00 over 65 anni, studenti universitari, giovani dai 18 ai 29 anni titolari della Youngercard,  gruppi di almeno 15 persone, possessori del biglietto delle mostre di Palazzo dei Diamanti, categorie convenzionate, insegnanti di primo e secondo grado con tesserino). Gratuito minori di 18 anni, gruppi scolastici, diversamente abili e loro accompagnatori, guide turistiche e giornalisti con tesserino, possessori MyFe card, visitatori nel giorno del loro compleanno, personale sanitario (medici, infermieri e OSS) operante nei reparti Covid-19 degli ospedali d’Italia, categorie convenzionate.
  Boldini. Dal disegno al dipinto. Attorno alla Contessa de Leusse. Dal 10 febbraio al 6 giugno 2021 Ferrara – Castello Estense, Sala dei Comuni Piccola ma preziosa esposizione dedicata al tema della genesi del ritratto femminile, nella Sala dei Comuni del Castello Estense. Url dell’evento https://www.castelloestense.it/it Contatti Ferrara – Castello Estense – Largo Castello
tel. 0532 419180
castelloestense@comune.fe.it Orari Dal lunedì al venerdì 10.00-18.00. Chiuso sabato e domenica.

Gli ingressi al Castello sono contingentati ad un massimo di 15 visitatori ogni 20 minuti.
La prenotazione è fortemente consigliata alla pagina web:  https://prenotazionemusei.comune.fe.it Ingresso Intero: 10,00 euro. Ridotto: 8,00 euro (tra i 12 e i 18 anni; over 65). Family: per ogni adulto pagante, 1 minore entra gratis. Gratuito fino a 11 anni.

Via Manzoni: parcheggio

Approvato con delibera di Giunta il progetto di fattibilità per un nuovo parcheggio in via Manzoni che venga incontro alle necessità di studenti e docenti, oltre che delle società sportive che usufruiscono della palestra. Il sindaco, Saletti, e l’assessore ai Lavori pubblici, Vincenzi:

«Riqualifichiamo un’area compromessa dal sisma e veniamo incontro alle esigenze di chi quel luogo lo vive quotidianamente per motivi lavorativi. Parcheggio pronto entro l’autunno»

Con delibera di Giunta è stato approvato il progetto di fattibilità tecnica ed economica per la realizzazione di un’area parcheggio in via Manzoni, precisamente nel punto in cui, fino al sisma del 2012, sorgeva la seconda palestra per la scuola superiore e per le società sportive. La nuova area parcheggio, che sarà illuminata e comprenderà ingresso e uscita su via Manzoni, costituirà un importante aiuto per docenti e studenti della adiacente scuola, nonché per gli utenti delle società sportive che si allenano nella palestra limitrofa.

A completamento del progetto, vi sarà anche un’altra area parcheggio, stavolta pensata per agevolare i residenti, nella strada a fondo cieco che punta verso il cortile interno della scuola superiore. In totale, si tratterà di una trentina di posti auto, di cui circa venti dedicati al parcheggio vero e proprio e circa dieci per i residenti. Il costo dell’opera è poco meno di 230mila euro, dei quali il Comune ha già impegnato poco più di 9mila euro per i progetti di fattibilità e per il progetto definitivo-esecutivo, finanziati con avanzo di bilancio.

«Veniamo incontro a quelle che sono le reali esigenze di chi quella zona la vive quotidianamente per motivi di studio, lavoro o sport – sono le parole del sindaco, Simone Saletti, e dell’assessore ai Lavori pubblici, Marco Vincenzi –. La riqualificazione dell’area era uno dei progetti chiave di questo mandato, e possiamo dire con buona probabilità che il parcheggio sarà pronto entro l’autunno, consentendo così uno snellimento concreto dell’occupazione dei parcheggi limitrofi già a partire dall’inizio del nuovo anno scolastico».

Dopo l’approvazione della Giunta, il progetto passa nelle mani della Regione, che nel giro di un mese dovrebbe rispondere per consentire al Comune di dare avvio alla gara di appalto.

Render parcheggio Manzoni