Presentato il bilancio della cultura a Bondeno


Lo trovate all’URL: http://simonelodi.blog.excite.it/permalink/469608, grazie al consigliere comunale diessino Simone Lodi (forse il comune di Bondeno non ha un addetto stampa).
Senza entrare nel merito, ci associamo al commentatore anonimo che chiede di dettagliare meglio a chi andranno i 21.300 euro di contributi diversi; visto che per le Giornate della cultura 2006 la Unione Associazioni Culturali ha ricevuto dall’assessorato alla promozione del territorio (non la cultura, quindi) 250,00 (duecentocinquanta) euro.
Riferimenti: Giornate della cultura 2006

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Riferimenti: scaricate Explorer 7

Chi controlla Wikipedia?

Per i pochi che non lo sapessero, Wikipedia è diventata ormai la più autorevole enciclopedia su web: qualunque termine si cerchi con un motore di ricerca ha quasi sempre nelle prime pagine il riferimento ad una voce in essa contenuta.
La novità più eclatante di questa iniziativa è che redattore può essere chiunque, anche se secondo linee guida abbastanza precise, il che pone il problema (rispetto alle enciclopedie tradizionali) della autorevolezza e veridicità di quanto scritto.
Un problema non da poco considerando che ormai studenti, e spesso anche ricercatori, usano Internet come fonte per i loro lavori e una voce tende a moltiplicarsi in una miriade di siti, diventando, di fatto, l’unica accreditata.
Altra fonte di “controllo” sono i finanziatori, il cui elenco è puntigliosamente riportato al link sottostante; stupisce il loro numero, considerando che in altri siti (sicuramente meno importanti, come Bondeno.com) non si vede una donazione neanche per sbaglio!
Riferimenti: donazioni

Stagione teatrale


Sabato 20 gennaio, alle 21:15, presso il teatro Argentina di Bondeno inizia la stagione teatrale con un lavoro tratto da un testo di Dario Fo: Ladro sarà lei!
Farsa brillante in due tempi
Regia di CARLO POLASTRI
Personaggi e Interpreti
in ordine di apparizione
Ladro STEFANO ACCORSI
Tina CINZIA BENEA
Ugo CARLO POLASTRI
Moglie del ladro BARBARA NOVI
Anna LAURA CESTARI
Antonio RENATO GRANDI

e con
CRISTINA TRALLI e DENIS COCCHI
Costumi: Carlo Polastri
Scenotecnica: Fabio Marchetti / Cinzia Guidoboni
Luci e Suoni: Enzo Lodi / Giorgio Guidetti
BIGLIETTI
INTERO: euro 12.00
RIDOTTO: euro 10.00
Riferimenti: Qui il programma completo

Come previsto…

Come potete leggere nell’articolo su Bondeno.com, col nuovo anno è venuto a mancare un altro mattone all’edificio. Il commento di Livio, che potete leggere più sotto, spiega perfettamente il circolo vizioso in cui ci dibattiamo e perché.
La seconda parte, dedicata all’associazionismo, necessita, a mio parere di una distinzione tra quelle associazioni che devono dare da vivere al loro fondatore e le altre: per queste ultime è stata fondata l’Unione Associazioni Culturali (vedi link a fianco)che si autofinanziano e producono ogni anno iniziative (Giornate della cultura) ignorate dai più proprio per quanto detto da Livio nella prima parte del suo commento.
Insomma il quadro è chiaro, vogliamo continuare così?

Riferimenti: Sfogliando il carciofo

Ma noi no…


Chi ha potuto prenotare in tempo, avrà la possibilità di vedere lo spettacolo di Cochi e Renato il 12 a Copparo o il 13 a Cento; a Bondeno noi abbiamo un teatro con l’affitto e le utenze pagate fino a giugno 2007, ma noi non li vedremo.
Poco importa naturalmente, per citare una canzone proprio di Cochi e Renato del 1974: “Io ci ho la macchina, un bel mestiere, ci ho la mutua, ci ho la casa al terzo piano, ci ho i servizi col bidé, che me ne frega a me…”

Il fatto è che, come accade al protagonista della canzone, questa situazione non è eterna: a forza di non preoccuparsi di quello che ci portano via come comunità (cinema, teatro, ospedale, industrie ecc. ecc.) verrà il momento che ci dovremo preoccupare.
Non sarebbe meglio farlo prima che sia troppo tardi?

Riferimenti: e la vita, la vita

Solo posti in piedi


Vorrei affrontare un argomento decisamente terra terra, ma forse sono proprio questi ad avere maggior presa e ad essere più facilmente risolvibili. Nel corso di una mia recente visita al laboratorio analisi dell’ospedale di Bondeno ho potuto apprezzare l’opera di razionalizzazione del servizio con assegnazione di numero all’utente per l’accettazione, la divisione dell’area di attesa tra parte amministrativa e parte medica e la efficienza e gentilezza del personale.
Peccato che a fronte di un’utenza di almeno 150 persone per giorno concentrate in un’ora, l’area riservata all’utenza sia di metri 3×4 circa con solo una ventina di sedie; in questa situazione, come è prevedibile, la maggior parte della gente è costretta a stazionare in piedi nell’atrio (da dove non si vede il numero e non si sentono le chiamate) e le sedie, che dovrebbero essere destinate a chi aspetta o esce dal prelievo, siano così occupate da chi deve ancora accedere all’accettazione.
Situazione facilmente prevedibile, ma: possibile che in un ospedale dismesso come il nostro, non ci siano spazi più ampi per ricollocare il servizio? Si ha intenzione di chiudere anche questo reparto o si aspetta il contributo delle solerti “amiche del Borselli” che, coraggiosamente sfidando il freddo, chiedono offerte a chi è stato appena svenato?

Riferimenti: parco Borselli

Quale futuro per le nuove generazioni?


La mobilità sociale rallenta nel nostro paese, fino a una stasi incipiente. Tutta la mobilità che c?è stata negli ultimi trent?anni ha prodotto sostanzialmente una dilatazione a dismisura del ceto medio, che costituisce la destinazione quasi esclusiva della mobilità ascendente delle classi operaie o nella quale si precipita quando la classe borghese superiore non ha tutelato a sufficienza la posizione. Ma essendo stata una mobilità basata più che altro sull?accesso allargato ai consumi si tratta per lo più di una mobilità apparente. L?unica classe che sembra essere riuscita a tutelare bene la posizione delle generazioni successive è quella borghese imprenditoriale; mentre non può dirsi lo stesso per la classe borghese professionale e per quella intellettuale, i cui figli molto spesso hanno conosciuto processi di mobilità discendente.
Il tipo prevalente di mobilità in ascesa ha riguardato il 21,9% degli italiani occupati ed è consistita di fatto nella ?cetomedizzazione? di coloro che si sono innalzati rispetto alla collocazione professionale dei padri operai; si tratta dunque di una mobilità sospinta in gran parte da quella trasformazione strutturale che ha visto dirottarsi una quota importante delle energie produttive dall?industria al terziario.
Il 40,8% degli occupati è immobile, poiché si colloca nella stessa classe occupazionale del padre, la quota più consistente di questo segmento è rappresentata dal 20,6% degli occupati che restano fermi nella classe operaia.
Vi è poi una quota di lavoratori, pari al 12,2%, che hanno effettuato una mobilità a corto raggio, sostanzialmente di tipo orizzontale spostandosi all?interno delle varie classi intermedie, piccola borghesia urbana, agricola e classe media impiegatizia.
La mobilità discendente ha riguardato il 15,3% dei lavoratori, per il 10,2% figli delle classi intermedie oggi nella classe operaia, e per il 5,1% figli di borghesi defluiti nelle classi intermedie.
E? soprattutto nella forte differenziazione dell?accesso alle opportunità formative che probabilmente si sostanzia l?elemento più concreto di scarsa mobilità sociale. La possibilità di accedere agli studi universitari rimane appannaggio quasi esclusivo delle classi più elevate: sono studenti il 18,1% dei maggiorenni figli della borghesia contro il 4,1% dei figli della classe operaia. E questi dunque si trovano a dover affrontare una serie di ostacoli preliminari anche solo per poter provare ad investire le loro risorse e le loro capacità in un?aspirazione di scalata sociale.
Riferimenti: Un?Italia articolata per ceti

Tempo reale


Paese di terra, terra di cani
Paese di terra e di polvere
Paese di pecore e pescecani
E fuoco sotto la cenere
Dentro le stanze del Potere l’Autorità
Va a tavola con l’Anarchia
Mentre il ritratto della Verità si sta squagliando
E la vernice va via
E il Pubblico spera che tutto ritorni com’era
Che sia solo un fatto di Tecnologia
E sotto gli occhi della Fraternità
La Libertà con un chiodo tortura la Democrazia
Paese di terra terra di fumo
Paese di figli di donne di strada
E dove se rubi non muore nessuno
E dove il crimine paga
C’è un segno di gesso per terra
E la gente che sta a guardare
Qualcuno che accusa qualcuno
Pero lo ha visto solamente passare
E nessuno ricorda la faccia del boia
E un ricordo spiacevole
E resta soltanto quel segno di gesso per terra
Però non c’è nessun colpevole
Paese di zucchero, terra di miele
Paese di terra di acqua e di grano
Paese di crescita in tempo reale
E piani urbanistici sotto al vulcano
Paese di ricchi e di esuberi
E tasse pagate dai poveri
E pane che cresce sugli alberi
E macchine in fila nel sole
Paese di banche di treni di aerei di navi che esplodono
Ancora in cerca d’autore
Paese di uomini tutti d’un pezzo
Che tutti hanno un prezzo
E niente c’ha valore
Paese di terra terra di sale
E valle senza più lacrime
Giardino d’Europa, stella e stivale
Papaveri e vipere e papere
Dov’è finita la tua dolcezza famosa tanto tempo fa
E chiusa a chiave dentro la tristezza
Dei buchi neri delle tue citta
Chissà se davvero esisteva una volta o se era una favola
O se tornerà
E pero se potessi rinascere ancora
Preferirei non rinascere qua

“Se lui che ha raggiunto qui fama e successo è giunto a queste conclusioni, come mai l’Italia non si spopola? Probabilmente gli altri non possono o non pensano…”
Riferimenti: Francesco de Gregori- Pezzi – 2005