Carnevale anatomico

Dall’epoca di Cartesio e per molto tempo, scienziati di diversi Paesi europei cercarono di procurarsi, per lo studio dell’anatomia umana, i corpi dei criminali giustiziati. Nel suo libro Dall’anima alle neuroscienze: breve storia della conoscenza del cervello il neuroscienziato José Ramón Alonso spiega che, nel gennaio del 1803, avvenne un fatto singolare che ci fornisce impor¬tanti indizi sul contesto della creazione del mostro di Mary Shelley. Una mattina, quindici anni prima che il dottor Frankenstein desse vita al suo mostro, il cada¬vere di George Forster fu frettolosamente trasportato dai sotterranei della prigione di Newgate all’edifìcio del Royal College of Surgeons di Londra, l’istituto che si occupa della formazione dei chirurghi. Forster era stato appena impiccato per aver assassinato la moglie e il figlio. Davanti a un pubblico di medici e curiosi, il professor Giovanni Aldini si accingeva a fare un esperimento «anatomico» con quel corpo ancora caldo. La dimostrazione, secondo le sue entusiastiche parole, «superò le più rosee aspettative».
In quel momento, studiosi di tutta Europa stavano cercando il segreto della vita, e in questo senso una delle proposte più innovative era l’uso dell’elettricità come fluido o forza vitale. Nella sua dimostrazione, Aldini utilizzò una grande batteria a umido, la «pila voltaica», un’invenzione che Alessandro Volta aveva presentato solo tre anni prima. Con due cavi di rame, il docente di fìsica dell’Università di Bologna iniziò ad applicare scariche al volto del cadavere. In quel momento, il pubblico sussultò quasi quanto la mandibola di Forster. I muscoli adiacenti si contras¬sero in una smorfia terribile e l’occhio sinistro si aprì. Possiamo immaginare le esclamazioni che riempirono la sala. Ma Aldini non si fermò, e applicò i cavi di rame al petto, che si sollevò come se l’uomo respiras¬se. Anche il pugno sembrò levarsi e colpire l’aria. Per
qualche istante, alcuni credettero che Forster aves se reagito furioso per ciò che gli stavano facendo. Il momento culminante dello «spettacolo» ebbe luogo quando Aldini collocò i cavi nel retto del cadavere: le gambe scalciarono e la schiena si inarcò così vio-lentemente che tutti pensarono che l’assassino stesse tornando in vita. Quella che abbiamo descritto è la stessa tecnica utilizzata da Victor Frankenstein per dare la vita al suo mostro.
Sempre all’Università di Bologna, lo zio di Aldini, Luigi Galvani, insegnava come docente di anatomia e aveva diretto per tre anni quello che veniva chiamato «Carnevale anatomico», nel quale il corpo di un criminale veniva sezionato in sedici fasi dinanzi a un pubblico al contempo rapito e inorridito. Aldini doveva a suo zio le prime ricerche sul «fluido elettrico». Il galvanismo, la tecnica che curava con l’elettri¬cità diverse malattie e che provocava il movimento di persone e animali morti, divenne uno spettacolo che girava le capitali europee.
Un altro mostro , creato nel 1886, ci suggerisce l’idea inquietante che non possiamo fidarci neppure di noi stessi. Il racconto di Robert Louis Stevenson Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde attaccava la rigida morale vittoriana e spingeva lo scienziato a creare un alter ego con il quale poter dare libero sfogo agli eccessi di cui aveva bisogno, fisicamente e men¬talmente.
Mostri letterari come questi gettarono il seme della tradizione di creature fantastiche nella letteratura di fantascienza.

Mappe delle meraviglie- Hachette edizioni n.12

FAQ

NOTA: Le linee guida qui presentate sono volutamente ridotte al minimo indispensabile.

D: Se mi vengono febbre e raffreddore, devo correre al Pronto Soccorso?
R: No. Contribuiresti solo a intasarlo, sottraendo assistenza a chi ne ha veramente bisogno.

D: Allora corro dalla mia dottoressa, perché ho tanta paura della CoViD-19.
R: Aspetta, anche i medici di famiglia sono sommersi da richieste improprie.

D: Allora che faccio?
R: Te ne stai a casa e ti curi come fai di solito con l’influenza.

D: Io sono piuttosto indisciplinato, mi rammenti le cose fondamentali?
R: Riposo, liquidi in abbondanza, Paracetamolo 500-1000 mg. x 2-3 volte al dì a stomaco pieno.

D: E se non mi passa?
R: Se non incominci a star meglio entro un paio di giorni, chiama il tuo medico di famiglia. Lui è in contatto con l’USCA (1) e assieme, in base ai protocolli concordati (2), valuteranno se iniziare la terapia con cortisone, oltre ad attivare gli accertamenti e le protezioni del caso.

D: E basta?
R: Sì, se non hai altre malattie croniche.
Altrimenti il tuo medico, sempre in contatto con l’USCA, potrà associare Eparina sottocute ed aggiustare la terapia in atto.

D: La mia dottoressa è brava e coscienziosa, ma non ha pratica ospedaliera.
R: Appunto, lei e l’USCA sanno gestire al meglio la tua situazione tenendoti a casa. Ma saprebbero anche farti ricoverare nel reparto più appropriato, se opportuno.

D: Se mi ricoverano mi intubano, e io ho paura…
R: Col trattamento iniziato a domicilio non ci sarà bisogno di sottoporti a ventilazione forzata: basterà un po’ di ossigeno con dispositivo normobarico (occhialini o maschera semplice). Inoltre verrà monitorato l’andamento della malattia acuta e di quelle soggiacenti, con gli aggiustamenti terapeutici del caso. Se opportuno riceverai il plasma iperimmune, che contiene gli anticorpi delle persone già guarite da Covid-19. Quasi certamente nel giro di pochi giorni verrai dimesso.

D: Tutto qua?
R: Tutto qua, in estrema sintesi.

D: Ma allora, perché tutta questa baraonda mondiale?
R: La baraonda è soprattutto una questione di geopolitica, penso, ma io sono esperto “solo” di malattie infettive.

[1] USCA: Unità Speciali di Continuità Assistenziale (http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4188

[2] In Italia non abbiamo ancora UN DOCUMENTO con le LINEE GUIDA NAZIONALI per il trattamento della Covid-19. Abbiamo centinaia di “linee guida” pubblicate da chiunque. Hanno un elemento in comune: in dozzine di pagine mescolano informazioni corrette con sproloqui su questioni di dettaglio.

SOTTOSCRITTO DA:

Dr. Leopoldo Salmaso
Specialista in Malattie Infettive e Tropicali
Specialista in Sanità Pubblica
già “Esperto del Min. Affari Esteri” in Tanzania
già Direttore Distretto 3, AULSS 16 Padova

Dr. Renzo Scaggiante
Specialista in Malattie Infettive
Specialista in Pediatria
Direttore UOC e Dip. Provinciale Malattie Infettive, Belluno

Dr.ssa Annamaria Cattelan
Specialista in Malattie Infettive
Specialista in Malattie App. Respiratorio e Tisiologia
Direttore UOC Mal. Infettive e Tropicali, Az. Ospedale-Università di Padova

Dr.ssa Valeria Mina
Specialista in Organizzazione Servizi Sanitari di Base
Responsabile SSD Assistenza Primaria, Asl Torino 4.

Geografia

Visto che nelle scuole non la si studia più ricordiamo da Wikipedia che Una carta geografica è una stampa in cui sono rappresentate determinate caratteristiche della superficie della Terra, o di parte di essa, per mezzo di linee, tratti, ombre, colori e altri segni convenzionali. Una carta geografica è una rappresentazione totalmente simbolica, ma esatta, precisa, veridica, documentata di quello che la superficie terrestre effettivamente è, nei rapporti dimensionali, sia orizzontali che verticali. Il compito ed anche il pregio della carta geografica è di prospettare ai nostri occhi una porzione più o meno ridotta della superficie terrestre, a seconda delle esigenze a cui deve soddisfare

Nella maggior parte delle carte attuali il Nord è in alto, il Sud in basso, l’Est a destra e l’Ovest a sinistra di chi guarda la carta, anche se storicamente abbiamo avuto carte orientate a Est

Comunicato AMPAS

Richiediamo dunque con forza, a nome dell’associazione AMPAS e dei 735 medici che ne fanno oggi parte (nonché dei numerosi simpatizzanti non medici):

  • L’immediato ripristino della legalità istituzionale e costituzionale, richiamando il parlamento alle sue funzioni democratiche e al dibattito che necessariamente deve scaturirne.
  • L’immediata cancellazione di task force e di consulenti esterni i cui conflitti di interesse potrebbero essere letti, nel momento in cui si affidino loro responsabilità non previste istituzionalmente, come un aggiramento delle regole democratiche.
  • L’immediato ripristino del diritto al lavoro per milioni di italiani, che se non possono avere il proprio stipendio saranno presto alla fame con conseguenze prevedibili di ordine pubblico (nel rispetto delle nuove regole di distanziamento fino a che sarà necessario)
  • L’immediato ripristino del diritto allo studio per milioni di bambini, ragazzi, studenti universitari che sono stati da un giorno all’altro privati di uno dei loro diritti fondamentali (nel rispetto delle nuove regole, fino a che sarà necessario)
  • La protezione del diritto alla scelta di cura, già violato da precedenti leggi, per impedire l’obbligatorietà di ogni possibile nuovo trattamento sanitario. Ogni nuovo provvedimento emesso in emergenza dovrà obbligatoriamente prevedere una data di fine del provvedimento, al fine di non “tentare” alcuni a rendere le restrizioni alle libertà una regola.
  • Il blocco di qualunque “app” o altro dispositivo informatico volto al controllo dei movimenti delle persone in palese violazione della nostra privacy.
  • L’immediata riapertura della possibilità per adulti e bambini di uscire all’aperto a praticare sport, passeggio, vita sociale, seppur nel rispetto delle regole necessarie.
  • Il ripristino immediato di una par condicio televisiva o mediatica, con ospitalità nelle trasmissioni di esponenti, ovviamente qualificati, di diversi punti di vista, con allontanamento immediato (o retrocessione a mansioni diverse) di conduttori che non abbiano saputo tener fede al loro dovere di giornalisti.
  • Dichiarazione dei propri conflitti di interesse da parte di qualunque professionista sanitario che esprima un parere televisivo o partecipi a un dibattito. L’omissione deve essere punita con un allontanamento mediatico proporzionato. Lo spettatore deve sapere se chi sta parlando riceve milioni di euro da un’azienda, o meno.
  • Il divieto di chiudere o cancellare siti o profili social in assenza di gravi violazioni di legge. Eventuali cancellazioni dovranno comunque essere tempestivamente notificate e giustificate. La rimozione di idee ed opinioni solo perché diverse dal mainstream ufficiale non è degna di un paese civile.
  • Il divieto per le forze dell’ordine di interpretare a propria discrezione le regole di ordine pubblico fissate dai decreti. Qualunque abuso, anche minimo, dovrà essere perseguito.
  • Il divieto di radiazione di medici per la sola espressione di idee diverse da quelle della medicina ordinaria. Da sempre il dialogo e il confronto tra idee diverse ha arricchito la scienza, che cambia e si evolve. Non sopravvalutiamo le nostre attuali misere conoscenze.
  • L’attivazione tempestiva di nuovi protocolli di cura in tutti gli ospedali Covid19 che, oltre a garantire la salute del personale sanitario, prevedano l’utilizzo di vitamine, minerali, ozonoterapia e tutte le cure naturali e di basso costo efficaci e documentate, accompagnando via via con farmaci più a rischio di effetti collaterali solo in caso di aggravamento, e attivando solo per la fase di crisi o pre-crisi l’utilizzo dei farmaci immunosoppressori e dell’eparina.
  • La disponibilità immediata e per tutta la popolazione di test sierologici IgM e IgG che possano consentire da subito sia di monitorare lo stato di diffusione del virus nelle diverse aree, sia dare la possibilità a chi sia IgG+ di riprendere la propria vita senza alcuna limitazione.
  • In una ipotesi di graduale diffusione dell’immunità virale, particolare attenzione dovrà essere riservata alla popolazione fragile: anziani, obesi, ipertesi, diabetici, infartuati (le categorie più colpite). Nel rispetto del diritto di scelta di cura nessun obbligo potrà essere dato se non temporaneamente, ma solo forti raccomandazioni e informazioni dettagliate sui rischi di infezione. Un individuo fragile deve poter scegliere se rischiare di morire abbracciando il suo nipotino, o restare vivo recluso in casa senza vedere nessuno.
  • Una forte campagna informativa sui rischi legati ad un cattivo stile di vita e su come tale stile aumenti il rischio di essere infettati. O vogliamo essere costretti a tenere le mascherine tutta la vita e a non poterci più abbracciare per consentire a qualcuno di fumare e di gonfiarsi di farmaci e di merendine zuccherate, disdegnando qualsiasi tipo di movimento fisico? Ciascuno resterà libero di farsi del male ma almeno lo stato non potrà dirsi complice.
  • Il divieto, almeno in questo periodo, di pubblicizzare sulle reti televisive e sui giornali farmaci e prodotti dolciari ingrassanti, al pari di come già in atto con il fumo.
  • Un aiuto immediato alle tante famiglie in crisi che a causa di questo lockdown totale hanno smesso di lavorare e di produrre reddito, con modalità molto semplici (ad esempio ticket a valore per acquisti di derrate alimentari). L’aiuto migliore per le aziende, invece dell’elemosina, sarà una tempestiva riapertura.

Medici migliori, in un paese migliore

AMPAS
www.medicinadisegnale.it

Terapia approvata

MODENA – Dalla giornata di lunedì 6 aprile, in base ad un protocollo approvato da AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), è stata resa disponibile anche in Azienda USL di Modena una terapia per l’infezione da coronavirus (COVID19) a base di idrossiclorochina, che pare possa migliorare l’evoluzione della malattia, riducendone le complicanze. Si tratta di un utilizzo previsto dall’AIFA in modalità cosiddetta off-label, vale a dire consentito unicamente nell’ambito del piano nazionale di gestione dell’emergenza.

L’Azienda USL precisa che i cittadini non devono attivarsi diversamente da quanto accaduto finora. Rimangono infatti valide, dunque è bene ricordarle, le indicazioni previste:

–  chi presenta sintomi sospetti come, in particolare, febbre alta (più di 38), tosse stizzosa, grande stanchezza, alterazione dell’olfatto e del gusto, è bene che contattino telefonicamente il proprio Medico di Medicina Generale negli orari previsti; nei festivi, prefestivi dopo le 10 e notturni è disponibile la guardia medica contattabile telefonicamente in ogni distretto (qui tutte le informazioni http://www.ausl.mo.it/coronavirus-guardiamedica).

–  In caso di un repentino peggioramento di sintomi e difficoltà respiratorie o qualsiasi situazione riconosciuta come emergenziale è bene contattare il 118.

Non si tratta di una “cura miracolosa” in grado di sconfiggere il virus, né farmaci che possono essere reperiti autonomamente, ma di una terapia che, previa valutazione del rapporto rischio/beneficio come accade per ogni farmaco, può essere prescritta a particolari categorie di pazienti, dal Medico di Medicina Generale che effettua la prima anamnesi dei sintomi comunicati dal cittadino. Su tutto il territorio sono già attive le Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA) a supporto di questa attività: presenti in ogni distretto della provincia di Modena, potranno recarsi direttamente al domicilio per somministrare la terapia.

Le Linee di Indirizzo per l’uso terapeutico emanate dall’Aifa, riportate anche dal Ministero della Salute, prevedono che in questa fase di emergenza, considerate le premesse relative al suo utilizzo, esso possa essere considerato sia nei pazienti COVID-19 di minore gravità gestiti a domicilio sia nei pazienti ospedalizzati, come detto, il medico prescrittore dovrà valutare caso per caso il rapporto rischio/beneficio.

La collaborazione dei cittadini, sin qui preziosissima, è fondamentale per garantire la massima protezione degli operatori sanitari, oltre che dei cittadini stessi.

Da una parte il rispetto di tutte le ordinanze ministeriali e regionali volte a limitare la diffusione del virus. Dall’altra è particolarmente importante ribadire ancora una volta le misure di protezione individuale come prescritte dal Ministero della Salute che ha creato una sezione dedicata al coronavirus nel proprio sito.

Si ricorda che anche sul sito dell’Azienda USL è disponibile una sezione con tutti gli aggiornamenti sul coronavirus: www.ausl.mo.it/coronavirus

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Ci sono anche buone notizie

Una paziente di 99 anni è stata sottoposta nei giorni scorsi al Policlinico di Modena a un delicato intervento di angioplastica dall’equipe di Cardiologia, diretta dal prof. Giuseppe Boriani, per rimediare a un infarto del miocardio acuto. Il successivo decorso è stato molto favorevole, senza complicanze e la Signora, ora desiderosa di tornare nel proprio domicilio, verrà prossimamente dimessa.
Febbre, affanno di respiro, dolore al petto, segni di infezione polmonare. Questi i sintomi con cui una signora di 99 anni di Castelfranco Emilia è stata portata alcuni giorni fa al Pronto Soccorso del Policlinico di Modena. Di questi tempi, ovviamente la paziente è stata tratta come sospetta di COVID19, scongiurato due giorni dopo dall’esecuzione del tampone. A questo punto, però, la paziente che nella sua storia clinica presenta importanti problemi cardiologici, è stata colta da infarto del miocardio acuto con scompenso cardiaco.
A questo punto, l’equipe cardiologica del Policlinico, diretta dal prof. Giuseppe Boriani, ha dovuto prendere una decisione difficile, che ha coinvolto la paziente, il figlio che la segue con grande premura, il responsabile della Degenza Cardiologica dott Carlo Cappello e il Cardiologo emodinamista dott. Fabio Sgura.
“A fronte dell’evolversi della situazione – ha commentato il prof. Giuseppe Boriani – la coraggiosa decisione è stata di sottoporre la signora a coronarografia e ad angioplastica coronarica in urgenza. Tale procedura è riconosciuta come salvavita nell’infarto acuto ma la sua esecuzione nelle fasce di età prossime ai 100 anni è qualcosa di eccezionale. Nonostante le incognite e i potenziali rischi, a fronte della gravità del quadro, la decisione presa dalla paziente e da suo figlio ha portato all’esecuzione in urgenza di un’angioplastica coronarica con pronto miglioramento del grave quadro di infarto miocardico acuto”.

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Il biomedicale modenese funziona

MEDOLLA, 24 MARZO – Sono quadruplicati nelle ultime settimane gli ordini di ossigenatori polmonari extracorporei alla Eurosets di Medolla (nel cuore del distretto biomedicale modenese), la più piccola azienda al mondo e l’unica in Italia a fabbricare questi apparecchi in grado di riprodurre il lavoro degli alveoli e generare artificialmente lo scambio anidride carbonica-ossigeno , mettendo a riposo completo i polmoni, quando neppure i ventilatori bastano più, esattamente come avviene con la emodialisi per le patologie renali.

Picco di produzione, priorità agli ospedali italiani Una piccola impresa abituata a fare da sè di fronte alle emergenze: ripartita da sola dopo il terremoto del 2012 e l’alluvione del 2014 che avevano prima distrutto lo stabilimento e poi paralizzato la produzione, è stata capace in un quinquennio di raddoppiare dimensioni e performance. E oggi Eurosets sta facendo fronte in autonomia anche al picco di lavoro legato alla pandemia Covid-19: da 300 ossigenatori da produrre in un mese sono passati a 1.200, spostando sulla linea quasi tutte le 130 persone in produzione (su 220 dipendenti totali). Se gli ordini dovessero continuare ad aumentare l’azienda rischia di avere problemi di fornitura di alcune materie prime e in quel caso la ditta darà priorità assoluta agli ospedali italiani.

Eurosets, con i suoi 36,4 milioni di euro di fatturato, per il 78% legato all’export , opera sui mercati mondiali al fianco di concorrenti che misurano il business in miliardi – come Medtronic, Livanova, Maquet-Getinge ma le dimensioni non sono mai state un limite alla sua crescita. Partita nel distretto mirandolese – leader in Europa nei dispositivi monouso e negli elettromedicali – con una fabbrica di 1.500 mq che nel 1991 produceva semilavorati, acquisita nel 1998 dal big ravennate della sanità privata Gruppo Villa Maria, ha iniziato una dozzina di anni fa a specializzarsi nelle macchine per la circolazione extracorporea. E oggi ha uno stabilimento green all’avanguardia di 13mila mq coperti. Qui nascono gli ossigenatori ECMO-Extracorporeal membrane oxygenator, dei cilindri delle dimensioni di una bottiglietta d’acqua che contengono due chilometri di fibra microporosa che mima la superficie polmonare, con una porta di ingresso e una di uscita per il sangue del paziente e una per spingere la miscela di aria e ossigeno: è la tecnologia delle macchine cuore-polmone utilizzate in tutti gli interventi di cardiochirurgia per l’autotrasfusione, che Eurosets sta trasferendo ora nei reparti di terapia intensiva per le cure polmonari. Scopri di più 10% del fatturato in ricerca e sviluppo nonostante le avversità La Pmi biomedicale si è rialzata dopo le calamità naturali – 7,5 milioni di danni tra sisma e alluvione – sempre a suon di ricerca e innovazione, cui destina oltre il 10% del fatturato annuo, e non è mai stata profeta in patria. Fa notizia in Italia solo se si parla di disastri.

Anche ora non è dagli ospedali italiani che deriva il boom di domanda di ossigenatori Ecmo, certificati per un utilizzo continuativo di 14 giorni: la maggior parte delle richieste arriva infatti dai Paesi extra Ue e dagli Usa, che si stanno premunendo, spaventati dalla pandemia. A prescindere da Covid-19, le patologie polmonari diventeranno una delle prime cause di morte nei prossimi anni tra invecchiamento della popolazione e inquinamento e i moduli Ecmo sviluppati finora nelle versioni per adulto, età pediatrica e neonatale sono solo il primo di una serie di progetti su cui l’azienda sta lavorando in ambito pneumologico. Intanto a Medolla si fanno straordinari anche il sabato: ai dipendenti è stato richiesto di venire su base volontaria, ma hanno aderito quasi tutti.

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Villa Romana a Burana

Affiorano i resti di una villa rustica, dalle campagne di Burana. E’ l’ennesima, bellissima sorpresa uscita dagli scavi archeologici finanziati dal Comune, per continuare a fare luce sulla storia del territorio. Una storia che, nel caso specifico, ha regalato la visione di strutture murarie ed un possibile piano cortilizio appartenenti presumibilmente al tardo Impero Romano. Il saggio di scavi è stato eseguito nei giorni scorsi, in località “Quaranta” a Burana, poco distante da quel fondo Marchesa che era stato oggetto di saggi di scavo lo scorso inverno. L’indagine in questione faceva parte del progetto “Attraverso i meandri della storia”, inaugurato grazie alla collaborazione attiva tra il Comune di Bondeno, il Gruppo Archeologico e l’Associazione Bondeno Cultura, e la Soprintendenza archeologica delle Belle arti e del Paesaggio. «Il luogo dove abbiamo voluto concentrare le indagini – spiega il sindaco Fabio Bergamini – è stato suggerito da un incrocio di dati riscontrati in superficie e tracce visibili da foto aeree, che ha permesso questo saggio per merito dell’estrema disponibilità del proprietario del fondo, Fabio Paganini, che vorrei ringraziare per averci dato questa possibilità». Le indagini sul campo sono state condotte dall’archeologa Giulia Guidorzi, sotto la direzione scientifica della dottoressa Chiara Guarnieri della Soprintendenza. La dispersione di materiale “fittile” sul sito e la corrispondenza fotografica aerea (di una traccia rettangolare di grandi dimensioni) hanno dato l’atteso riscontro positivo, portando alla luce tracce di epoca tardo romana. Il sito si trova posizionato sulla sponda sinistra dell’estinto fiume Gabellus (un antico corso del Secchia) che viene citato da Plinio come ultimo affluente di destra del Po, e che transitava sul territorio fra le attuali frazioni di Scortichino, Gavello e Burana, sfociando probabilmente a Bondeno. Le trincee esplorative sono state possibili per merito delle aziende locali Angelo Cornacchini, per la movimentazione del terreno, e lo studio Kosmos Group del geometra Domenico Laporta, per i rilievi topografici. Come anticipato, il lavoro degli archeologi ha permesso di portare alla luce alcune strutture murarie e un piano cortilizio, oppure uno stradello in laterizi. I diversi rinvenimenti di monete in loco consentono di datare il sito ad un periodo tardo imperiale, «quando nelle ville rustiche – sottolinea il sindaco Bergamini – prevaleva l’aspetto della produzione agricola, e la possibilità di creare centri autosufficienti che potevano essere, in caso di necessità, ben difesi e custoditi». E’ soltanto l’ennesimo capitolo di storia locale che viene dischiuso attraverso scavi archeologici, ma certamente non l’ultimo di una narrazione che prosegue, saggio dopo saggio, regalando emozioni e conoscenza sulle origini di Bondeno.

Resti villa rustica romana Burana

Nereo Alfieri

In questo saggio(N. ALFIERI La chiesa di Santa M aria in Padovetere nella zona archeologica di Spina,Atti I Congr. Naz. Studi Bizantini (Ravenna 1965), Faenza 1966, pp. 3-35; rist. in “Felix Ravenna” 43 (1966), pp. 5-51), infatti, egli individuava per la prima volta con estrema chiarezza l’ultimo tratto del corso del Po antico nella traccia detta il Canalazzo in Valle Pega,basandosi sulle indicazioni fornite dallo storico del IX secolo della Chiesa di Ravenna, Andrea Agnello (Fig. 5).

Questi ricordava infatti una chiesa di Santa Maria ‘in Padovetere’, fondata nel VI secolo, che Alfieri riconosceva nell’edificio che aveva scavato in Valle Pega. L’analisi delle fotografie aeree eseguite dal Valvassori faceva capire che la chiesa era sorta su un rialzo del terreno detto Motta della Girata. Questo era stato un punto chiave del paesaggio deltizio etrusco, in quanto rappresentava un antico spalto di foce, poi reso fossile dal protendersi del Po nell’Adriatico perchilometri secondo la traccia segnata dall’Argine dei Borgazzi. Un canale rettilineo,che abbiamo già ricordato, da questo punto raggiungeva il mare (Fig. 6),
tagliando perpendicolarmente per oltre un chilometro diversi cordoni di dune litoranee e Alfieriintuì che si trattava di un’opera idraulica scavata dagli Etruschi per mantenere vivo ilcollegamento tra Spina e il mare (Fig. 7).
Anche l’ultima fase della storia mercantile di Spina era così chiarita attraverso l’interpretazione dell’aerofotografia e del terreno.
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Nereo Alfieri, valente archeologo e topografo dell’antichità e dell’alto medioevo, ha seguito lo scavo della necropoli di Valle Pega alla metà del secolo scorso, per i primi anni con l’allora Soprintendente Paolo Enrico Arias. Alfieri si occupò delle indagini archeologiche nelle Marche, collaborando con l’Università di Macerata per quasi un trentennio, fino al suo passaggio all’Università di Bologna che gli affidò la cattedra di Topografia dell’Italia antica per poi nominarlo professore emerito dopo l’abbandono dell’insegnamento.

Fu insegnante presso il liceo Ariosto di Ferrara e, a lui dedicato, è attivo un laboratorio organizzato in quel liceo ed è inoltre presente l’associazione Arch’è – Associazione Culturale Nereo Alfieri.[1][2]

 

Nuovi reperti

 

Uno scrigno di tesori di interesse storico-scientifico. Il cantiere per la ricostruzione della Rocca Possente non smette di lasciare meravigliati i vari studiosi che si sono avvicinati in questi anni, rivenendo tracce di un passato misterioso e (ancora) non completamente collocato nel tempo, relativo alla fortezza del XV secolo, Patrimonio dell’Umanità certificato dall’Unesco. E’ di ieri la notizia del trasferimento all’interno del museo civico-archeologico “G. Ferraresi” di alcuni reperti che sono stati individuati all’interno del sito. «Nel cantiere relativo al primo stralcio di ricostruzione della Rocca Possente – avvertono il sindaco Fabio Bergamini e l’assessore ai lavori pubblici, Marco Vincenzi – sono state rinvenute rilevanze di interesse archeologico, che saranno da approfondire nel prossimo periodo. I reperti – proseguono – sono emersi durante i lavori di consolidamento delle volte dell’edificio storico, anche a seguito dello svuotamento del piano interrato della Rocca». Quello, per intendersi, che finisce solitamente per essere allagato dalle piene del Po. Proprio all’altezza di quelle che un tempo costituivano le celle per i detenuti, tenuti prigionieri nella fortezza, sono emerse iscrizioni in latino, che lasciano supporre la presenza di numerose testimonianze lasciate dagli stessi carcerati. La datazione di queste iscrizioni rimane per il momento un mistero. Nei giorni scorsi, hanno compiuto un sopralluogo sul sito la dottoressa Chiara Guarnieri, funzionario responsabile della Soprintendenza per la provincia di Ferrara, oltre a tecnici della direzione regionale Mibac (che segue i lavori con l’architetto Laddago) ed all’ingegnere capo dell’Ufficio tecnico comunale, Maria Orlandini. Con loro, anche gli operatori della ditta Emiliana Restauri, con i due tecnici incaricati dal Comune: l’architetto Vandelli e l’ingegner Serafini per la direzione dei lavori. «E’ stato coinvolto lo stesso Gruppo Archeologico di Bondeno – aggiungono Bergamini e Vincenzi – che collaborerà con la Sopintendenza in alcune operazioni tecniche e di rilievo. In continuità con un rapporto ormai consolidato di collaborazione, che il Gruppo Archeologico vanta nei confronti della stessa Sovrintendenza ai Beni culturali e archeologici, e con il Comune di Bondeno». Se la datazione delle iscrizioni rimane per ora un mistero, in attesa di successive verifiche, non è un segreto la volontà del Comune di arrivare ad una pubblicazione, che possa raccogliere tutti gli studi scientifici partiti con la ricostruzione della Rocca. I lavori della quale si concluderanno – per quel che riguarda il primo stralcio – nel dicembre del 2019, mentre nel 2020 partirà il secondo. Intanto, i reperti che sono stati ritrovati nel “cantiere” di Stellata sono da ieri custoditi all’interno del museo civico “G. Ferraresi” del piccolo borgo, in attesa di poter essere messi presto a disposizione degli esperti.