Green pass

Comunicazione di servizio n.1

Quello con la piuma sul cappello, che sta disonorando la divisa che porta, la smetta di minacciare gratuitamente gli onesti cittadini che pagano le tasse e rispettano tutte le regole, quelle sensate.

Comunicazione di servizio n.2

Quelli che gestiscono pubblici esercizi di qualsiasi genere sappiano che sono loro ad avere bisogno di clienti e non il contrario.

Comunicazione di servizio n.3

Quello che ogni tre mesi parla in televisione, quando afferma, senza vergogna, che “chi non si vaccina muoree fa morire gli altri” sappia che questo vaccino non rende immortali e che comunque morirà anche lui, come tutti noi, compresi i vaccinati

.Comunicazione di servizio n.4

Stanno testando il limite fino al quale possono spingersi nell’ annientare diritti inalienabili. Chiunque obbedisca si rende complice della distruzione della società civile.

Comunicazione di servizio n.5

Il grinpas esiste solo nelle loro menti bacate.Dobbiamo resistere. E resisteremo.

Fiorella Susy Fogli

Bat box

Bat box: un sistema ecologico e rispettoso dell’ambiente per dare rifugio ai chirotteri cittadini, ormai frastornati e disorientati dall’inquinamento acustico e luminoso dei grandi centri urbani. Un’idea sviluppata dagli studenti e dai docenti dell’Ateneo fiorentino, ma non nuova nel mondo, soprattutto in Italia dove un progetto simile, sperimentato dalla Regia Aeronautica, contribuì a bonificare le aree insalubri dalla malaria.BatsRappresentanza

Il generale Marieni riceve autorizzazione a sfruttare progetto del Dr. Campbell (fonte: http://www.marieni-saredo.it/)

Negli Anni ’20 in USA scienziati e zoologi si confrontano sulla opportunità di “sfruttare” il pipistrello insettivoro per eliminare le zanzare che, in particolare nella paludi, oltre che fastidiose sono foriere di malattie. E che il piccolo mammifero sia ghiotto di insetti lo ricorda anche Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia: “Et in cibatu culites gratissimi“. Fatto sta che uno studioso, Charles Campbell, fa costruire sulle sponde del lago Mitchell (Texas) le Bat Towers, nelle quali raccogliere intere colonie; la eco dell’esperimento giunge fino alle orecchie del generale e ingegnere italiano Giovanni Battista Marieni della Regia Aeronautica, ufficiale proveniente dai ranghi del Regio Esercito e che sul Piave, nel corso della Grande Guerra, aveva compreso quanto l’ambiente insalubre degli acquitrini potesse gravare sulla salute delle truppe stanziate in prossimità degli stessi.

un pipistrellaio

Dopo una fitta corrispondenza con Mitchell (che lavorava sui pipistrelli ormai da 20 anni) nel gennaio 1925 Marieni riceve l’autorizzazione a poter replicare, sul suolo italiano, l’opera del texano. L’attenzione del generale si concentra sulla Sardegna isola che, in quel periodo, presenta alcune aree insalubri e malariche. Nascono, così, i pipistrellai grandi torrette posizionate in aree isolate, in genere lontane dai centri abitati e che, negli anni, compariranno anche nel foggiano e nell’Agro Pontino. I risultati ottenuti da Marieni sono discontinui perché, in fondo, la Natura ha i suoi ritmi e gli animali posso impiegare molto tempo prima di capire che un rifugio è sicuro e utile per la caccia, pertanto posizionare un pipistrellaio non vuol dire ritrovarsi, dall’oggi al domani, una colonia al proprio “servizio”. Ma al di là dei dati statistici sulla lotta alle zanzare, colpiscel’attenzione riservata dall’ufficiale della Regia Aeronautica per l’ambiente poiché al più funzionale DDT, preferì un canale bio e privo di conseguenze venefiche per l’uomo, per la fauna e per la flora. Ma la memoria del generale e dei suoi pipistrelli si è persa nelle nebbie della Storia: le torri non esistono più e sono ricordate solo in alcuni siti (come quello dedicato al Casato Marieni Saredo) e in tesi di laurea che conferiscono carattere scientifico e accademico ad un esperimento che, altrimenti, sembrerebbe uscito da un romanzo di fantascienza.

http://www.barbadillo.it/67216-storia-regia-aeronautica-il-generale-marieni-e-i-suoi-pipistrelli-in-azione-contro-la-malaria/

Fate voi

Il capo dell’ufficio stampa della Casa Bianca, Jen Psaki  in una conferenza stampa tenutasi giovedì scorso ha fatto una sorprendente ammissione secondo cui “il governo degli Stati Uniti si sta attivamente coordinando con Facebook per segnalare i post dei cittadini degli Stati Uniti come “problematici” e contenenti “disinformazione” sul Covid-19″.

L’ammissione ha sollevato implicazioni sui diritti di libertà di parola del Primo Emendamento, in particolare perché precedenti azioni legali che hanno accusato Facebook e il governo di lavorare insieme per censurare i contenuti online sono state respinte a causa di un giudice che ha ritenuto non ci fossero abbastanza prove di questa “sinergia “.  In poche parole l’amministrazione americana non può più far finta che siano soltanto dei soggetti privati a operare le censure, ma sono proprio i poteri  pubblici che entrano nella definizione di ciò che va considerato vero o falso e che di fatto chiedono di cancellare i contenuti ritenuti “non conformi!. La liberta di parola è andata a quel Paese insieme alla miserabile copertura delle società privata.

https://ilsimplicissimus2.com/2021/07/16/tirannia-conclamata/

Nota : personalmente ho smesso di postare su FB e uso WordPress ma sempre USA è

Bruno Visentini

da Facebook

Nel 1980 Visentini, contro la pratica della partitocrazia che si esprimeva negli estenuanti negoziati tra le segreterie dei partiti per arrivare alla composizione del governo, indicò un “ritorno alla Costituzione” nella forma di un “governo istituzionale“: secondo Visentini, il governo avrebbe dovuto essere nominato autonomamente dal Presidente della Repubblica e insediato a seguito del voto di fiducia del Parlamento. Il governo istituzionale doveva trasformare la concezione del bene comune della maggioranza parlamentare in provvedimenti legislativi e amministrativi sotto il controllo del Parlamento.

Come poi sia andata a finire lo sappiamo tutti…

La popolazione cinese dagli anni ‘50 ad oggi

Nel giro di appena sei anni la Cina sembra aver completamente abbandonato la politica di controllo delle nascite attuata dalla fine degli anni settanta. Del resto, la Cina di oggi è sotto tutti i profili un paese molto diverso da quello che, dopo la morte di Mao Zedong e la sconfitta della Banda dei Quattro, si apprestava a lanciare nel 1978 con Deng Xiaoping le quattro modernizzazioni1. Secondo la dirigenza cinese, le modernizzazioni dell’agricoltura, della scienza e della tecnologia, dell’industria e della difesa nazionale non potevano infatti realizzarsi senza un forte rallentamento della crescita demografica, che rappresentava ancora un fardello difficilmente sostenibile per un paese che voleva avviarsi lungo una strada di rapido sviluppo economico. Nonostante infatti il tasso di fecondità totale (TFT) fosse sceso dai 6,3 figli per donna registrati ancora nella seconda metà degli anni sessanta ai tre del quinquennio 1975-80, il tasso di crescita della popolazione si manteneva attorno all’1,5% annuo determinando una sostenuta crescita della popolazione.

Valori che si sarebbero tradotti in un raddoppio nel giro di 45 anni di una popolazione che nel 1980 si approssimava già al miliardo. Timori che trovarono una loro traduzione numerica nelle previsioni effettuate nel 1978 da Song Jian, un esperto militare cinese che fu uno dei principali promotori della Politica del figlio unico (PFU), in cui veniva evidenziato come nel 2080 la popolazione avrebbe raggiunto i 4 miliardi di abitanti se si fosse mantenuto costante il TFT del 19752. Difficile pensare che una Cina con questi livelli di crescita della popolazione sarebbe stata in grado di arrivare ai risultati raggiunti in questi anni, anche se gli obiettivi della politica demografica erano ancora più ambiziosi fissando inizialmente un target di 1,2 miliardi di abitanti nel 2000. In realtà, a quella data la popolazione cinese raggiunse 1,27 miliardi di unità, ma l’obiettivo di fondo della politica demografica di rallentare e stabilizzare la crescita della popolazione appare oggi pienamente raggiunto.

Storia dimenticata

Il 29 giugno 1924 l’Oltregiuba diventa italiano come “compenso” della guerra mondiale

di Alberto Alpozzi Fotogiornalistaart. 13 patto di LondracolonialismocolonieCorrado ZolifascismoGiubalandOltregiubaRe Vittorio Emanuele IIIsomalia Il 29 giugno 1924 il Regno d’Italia prende possesso del Giubaland, la regione più a sud della Somalia al confine col Kenia, ceduta dagli inglesi che la amministravano. Per l’Italia prenderà il nome di Oltregiuba.

Mappa_OltreGiuba

La presa di possesso rientrava tra i compensi territoriali spettanti all’Italia in base all’art. 13 del Patto di Londra. L’accordo sanciva il nostro intervento nella prima guerra mondiale al fianco della Triplice Intesa, contro gli Imperi Centrali: “in caso di un ampliamento nei possedimenti coloniali francesi ed inglesi in Africa a spese della Germania, la Francia e l’Inghilterra riconoscono in massima il diritto dell’Italia di pretendere per sé certi compensi nel senso di un allargamento dei suoi possessi nell’Eritrea, nella Somalia, nella Libia e nei territori coloniali confinanti con colonie francesi e inglesi.” Ma gli inglesi non cedettero il loro territorio prima di lunghe discussioni e trattative, che ebbero esito positivo grazie anche al viaggio ufficiale del 24 maggio 1924 del Re Vittorio Emanuele III a Londra. L‘Inghilterra concesse all’Italia, col protocollo di Londra del 15 luglio 1924, il territorio d’Oltre Giuba: “A proposito dell’accordo anglo-italiano per il Giubaland il Messaggero scrive – riportava La Stampa il 25 maggio – che l’opinione pubblica accoglierà con immediata e sincera soddisfazione la notizia della conclusione dell’accordo stesso, alla vigilia del viaggio dei nostri sovrani a Londra, che deve fra l’altro manifestare la mai smentita cordialità dei rapporti che unisce con le corti e i governi, i popoli d’Italia e di Inghilterra […] La questione del Giubaland è stata risolta indipendentemente dalla questione del Dodecaneso, che per molto tempo in Inghilterra si voleva invece abbinare ad essa.”

il Tricolore nell'Oltregiuba

Era infatti dell’8 gennaio precedente un telegramma del Capo del Governo, Benito Mussolini, inviato al nostro ambasciatore a Londra, Della Torretta: “Si vorrebbe in sostanza che l’Italia cedesse alla Grecia molte isole del Dodecaneso che le son costate sangue e denaro sol per far cosa gradita al Governo inglese, il quale si limiterebbe a effettuare la consegna di un arido e insignificante territorio nell’Africa Orientale, l’unica realizzazione ormai definitiva per l’Italia degli impegni assunti dagli Alleati con l’articolo 13 del Patto di Londra, magro corrispettivo in confronto al largo bottino coloniale toccato all’Inghilterra e alla Francia in seguito alla guerra. Ed è quattro anni che questa desolata fetta di Giubaland si fa pesare poco decorosamente sui rapporti politici fra l’Italia e l’Inghilterra.” (1) Anche il Corriere Italiano, rilevando l’importante conclusione dell’accordo si compiaceva per la rinuncia inglese all’abbinamento della questione del Giubaland con quella del Dodecaneso: “L’attuazione dell’art. 13 del patto di Londra, base giuridica e inoppugnabile della tesi sostenuta dal nostro Governo, viene oggi a togliere di mezzo l’ultima nube che ha, a tratti, adombrato i nostri rapporti con l’Inghilterra, decretando automaticamente il decadimento di quella questione del Dodecaneso così artifiziosamente suscitata da chi pensava di avvalersene in sostegno di pretesti e che non può diplomaticamente sussistere.”

1925_Combattimenti tra tribù nell'Oltre Giuba

“L’accordo anglo-italiano per il Giubaland – prosegue La Stampa – che mette il nostro paese in possesso di una cessione coloniale di 43 mila miglia quadrate di territorio, è salutato dalla stampa come un segno augurale per la cooperazione dei due grandi paesi nel supremo spirito per il riassetto europeo.” Affermazione che letta oggi lascia molto a desiderare alla luce dei rapporti con gli inglesi sia in quegli anni sia poi con lo scoppio del secondo conflitto mondiale. La nuova regione verrà poi annessa ai territori italiani con R.D.L. solamente il 7 maggio 1925, poiché la ratifica britannica si fece attendere dieci mesi, fino al 1° maggio 1925. E non prima di altri due mesi, il 1° luglio 1925, si procedette, e non senza ulteriori discussioni, all’occupazione effettiva del territorio. Stesso modus operandi degli inglesi, per esempio, per i territori dell’Haud e alcune zone dell’Ogaden, che riconobbero all’amministrazione etiopica con un trattato nel 1897, ma l’effettiva cessione avvenne solamente nel 1954 venendo incorporata nella provincia dell’Harar creando un diffuso risentimento popolare che portò alla nascita del “Fronte Unito Nazionale”, riaccendendo così l’antagonismo somalo verso l’Etiopia. Il nuovo territorio ceduto all’Italia ebbe una breve esistenza come Colonia d’Oltre Giuba, dal 16 luglio 1924 al 31 dicembre 1926. Venne amministrata da un funzionario del Gabinetto del Ministero delle Colonie del tempo, Corrado Zoli, palermitano e compagno di D’Annunzio nell’impresa di Fiume, inviato appositamente come «Commissario generale per l’Oltre Giuba», per farsi carico dell’eredità – non felice – degli inglesi. La regione era infatti afflitta da lotte inestinguibili fra clan ed era fino allora stata trascurata per la sua povertà.

Francobollo_Oltregiuba

Governata tramite espedienti, appoggiando ora un clan, ora un altro, spesso contrapponendoli l’uno con l’altro. I presidi erano stati ridotti al minimo, per ragioni di bilancio, cosicché il nuovo Commissario italiano dovette emanare subito alcune norme di pubblica sicurezza e costituire dei presidi e dei posti armati italiani per far uscire il paese dal caos. Ma soprattutto l’Oltregiuba era “privo di vie di comunicazione, mancante di centri di consumo che portino un impulso alla scarsa e uniforme produzione, rispecchia attualmente, in misura ancor più modesta, le forme e le caratteristiche dell’economia indigena della Somalia.” (2) L’Oltregiuba verrà poi definitivamente incorporato nella Somalia Italiana il 30 giugno 1926 con il R.D.L. 10 giugno 1926, n. 1118 affinché “il Giuba segnasse non una linea di demarcazione, ma un legame fra le popolazioni affacciantisi sulle rive di esso” (3) e verrà anche regolata nuovamente la divisione territoriale ed amministrativa con i Decreti Governatoriali n. 5062 del 1° luglio 1926, e n. 5079 del 14 luglio 1926. In appena un anno il Regio Commissario Zoli, con pochi mezzi e uomini a disposizione fece del suo meglio. Chisimaio era “rinata a nuova vita. Le strade rifatte, le case imbiancate, alcune belle costruzioni (ospedale, Banca d’Italia, scuola, distillatore, chiesa e due palazzine per alloggi); illuminazione elettrica pubblica e privata, un rimorchiatore per i servizi del porto; caffè, negozi, circoli. Irriconoscibile dall’epoca dello sbarco italiano.” (4) . NOTE 1. Documenti Diplomatici Italiani, II, doc. 542 2. Gorini M.P., Per le nostre colonie, Vallecchi, Firenze, 1927 3. Ciasca R., Storia coloniale dell’Italia contemporanea, Ulrico Hoepli, Milano, 1938 4. Vecchi B.V., L’Italia ai margini dell’Etiopia, Bietti, Milano, 1935

Gente di Bondeno

Metello  Marchetti  nasce a Bondeno il 21 novembre 1915, terzogenito di 4 figli. Dopo alcuni anni la famiglia si trasferisce a Finale Emilia, dove Metello studia presso  la scuola gestita dai Salesiani. La formazione portata avanti in questo contesto  ha sicuramente contribuito a sviluppare la passione per lo sport e favorito il suo carattere naturalmente socievole ed aperto.  Successivamente, per motivi legati al lavoro del padre, Giovanni, la famiglia si trasferisce a Cesena, in Romagna e lì conosce Giuliana che sposerà nel 1952. In quell’anno vince il concorso, per diventare gestore del magazzino di vendita di monopoli di Stato nel settore del sale, tabacchi e fiammiferi, nella sede di Bondeno, dov’era nato.  A Bondeno inizia la sua attività lavorativa, che porta avanti  per 40 anni.

 Il lavoro di Metello consisteva in vari momenti: prima  la ricezione dei tabacchi, del sale e dei fiammiferi, poi la vendita ai tabaccai per i quali Metello preparava i quantitativi di quanto avevano richiesto. Nei primi anni la merce arrivava presso la stazione ferroviaria   per poi essere trasportata con un carro trainato dal cavallo fino al magazzino, successivamente iniziò ad arrivare su camion. Anche la sede del magazzino cambiò negli anni: prima in via Cesare Battisti, poi in Via Pironi (nell’edificio dove era stato il “Pastificio Rossi”) ed infine in Via Giusti. Il lavoro occupava buona parte della vita di Metello e gli richiedeva sia  competenze da contabile sia l’impegno fisico del facchino e per questo, negli anni, si è valso del contributo di alcune segretarie e di aiutanti per i  lavori più faticosi. E nel lavoro, quando possibile, cercava anche l’occasione per scambiare  due chiacchiere o fare qualche battuta ironica: infatti  coltivare la vita di relazione, il saper scherzare  e strutturare rapporti amicali ha sempre caratterizzato  la sua indole ed il suo stile di vita.

Dedicava  parte del suo tempo libero alla passione per lo sport, di qualsiasi sport: in particolare, però, era tifoso della Spal che in quegli anni gareggiava in serie A; l’altra sua grande passione era l’arte, in particolare la pittura.

Il carattere aperto lo rendeva particolarmente vicino anche al mondo dei bambini, che amava in maniera privilegiata. Lasciò il lavoro agli inizi degli anni ‘90 (a lui subentrò l’ultimo gestore dell’attività prima che il magazzino di Bondeno venisse chiuso) per dedicarsi alla famiglia ed in particolare agli amatissimi nipoti. Si spense nel giorno del suo compleanno, il 21 novembre 1996.

Metello Marchetti