Eppure…

Eppure numerosi articoli presenti in letteratura scientifica (tra l’altro è italiano uno “specialista” autorevole, Mario Menichella che da anni analizza le correlazioni tra condizioni ambientali e patologie) hanno informato che le particelle di particolato fine e ultrafine agirebbero da vettori fisici “leggeri” nei confronti del virus, in grado di portarlo assai più lontano rispetto a quelli  tradizionali.

Eppure, e non a caso, Wuhan, New York, Pianura Padana, che risultano tra le aree più colpite dal Covid-19, sono proprio quelle che  da decenni hanno sviluppato una forte concentrazione di industrie e grandi impianti inquinanti che contribuiscono più di altre sorgenti al loro inquinamento atmosferico per la maggior parte dell’anno, causando di conseguenza un’elevata incidenza fra la popolazione di cancro, malattie cardiovascolari(infarto, ictus, etc.), patologie respiratorie croniche o comorbidità spesso letali.

Eppure nella Pianura Padana da anni si registrano anche a causa della nebbia,  concentrazioni  anomale di varie sostanze nocive (diossine, polveri sottili, particolato fine e ultrafine, gas tossici, etc.)che ristagnano e si accumulano al suolo e che insieme alle emissioni causate dal dissennato ricorso a impianti di biomassa e biogas fanno di questi territori delle zone a alto rischio epidemiologico, come dimostrato dalla incidenza e letalità di malattie respiratorie e polmonari.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2020/08/28/ecologia-in-maschera/

West Nile

L’infezione e la sua trasmissione

L’infezione da virus West Nile in un’elevata percentuale di casi (circa 80%) decorre in modo assolutamente asintomatico. Nel restante 20% si può manifestare con sintomi di modesta entità, sovrapponibili a quelli di numerose altre tipologie di malattie virali e per i quali sono sufficienti le normali misure terapeutiche gestibili al domicilio del paziente. Occasionalmente, soprattutto per i soggetti più fragili (anziani e/o affetti da patologie croniche rilevanti), l’infezione è causa di sintomi di notevole gravità (soprattutto a carattere neurologico) che richiedono assistenza presso reparti ad elevata specializzazione e intensità di cura e che possono anche avere esito infausto.

Per quanto riguarda le misure di santità pubblica in occasione di diagnosi di infezione, occorre considerare che la moltiplicazione del virus West Nile nel nostro territorio avviene secondo un ciclo che interessa uccelli (soprattutto corvidi) e zanzare comuni (culex pipiens) che si infettano a vicenda. L’uomo non costituisce un rischio per altri perché la concentrazione del virus nel sangue non raggiunge mai livelli tali da trasmettere l’infezione ad altre zanzare, al contrario di quanto avviene, ad esempio, con i virus Dengue e Chicungunya trasmessi dalla zanzara tigre che può pungere una persona infetta e, infettandosi, divenire a sua volta veicolo per il virus. Per questo motivo è fondamentale l’interruzione della possibile catena di contagio (persona infetta – zanzara – persona sana) e se si verificano casi di queste malattie, si procede a “eliminare” con effetto immediato, tramite trattamenti adulticidi di emergenza, tutti gli insetti presenti presso l’abitazione e il luogo di lavoro del paziente, perché potenzialmente potrebbero essersi infettati pungendolo. Quando vengono segnalati casi di West Nile virus sospetti o confermati nell’uomo, non si procede invece ad interventi analoghi.

Da ricordare infine che gli interventi antilarvalil’eliminazione dei ristagni di acqua e la prevenzione della loro formazione, producono risultati duraturi nel medio e lungo periodo, su tutti i tipi di zanzare.

“Al di fuori delle situazioni di emergenza sanitaria – conclude Casaletti – la lotta a questi insetti si basa prioritariamente sull’eliminazione dei possibili focolai di sviluppo e su metodi che uccidono le larve o ne impediscono la maturazione. E sulla protezione dalle punture perché, purtroppo, ovunque è possibile essere punti”.

Link utili – Sul sito regionale www.zanzaratigreonline.it e sul portale www.ausl.mo.it la campagna informativa “ZANZARE E ALTRI INSETTI impara a difenderti” mette a disposizione dei cittadini locandine e opuscoli con tutti i consigli utili per proteggersi dalle punture e contrastare la diffusione delle zanzare: tre pieghevoli (“Previeni”, “Proteggi”, “Consigli per chi viaggia”), una locandina, l’opuscolo multilingue – tradotto in inglese, francese, spagnolo, portoghese, arabo e cinese.

I consigli per imparare a difendersi sono riportati anche nel nuovo video della campagna regionale di lotta alle arbovirosi (https://www.youtube.com/watch?v=9vrcWSQd7-c).

È inoltre possibile scaricare l’APP ZanzaRER, uno strumento di comunicazione vicino al cittadino e di facile consultazione in qualsiasi momento, semplicemente tramite uno smartphone.

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West Nile

Un monitoraggio costante per scongiurare la diffusione di malattie con conseguenze anche gravi. E’ il compito delle dodici “trappole per zanzare” posizionate in altrettanti luoghi strategici della provincia, aree verdi con una concentrazione importante di ristagni d’acqua dove maggiore è la concentrazione di questi insetti. Ad occuparsi del collocamento e della raccolta dei campioni, ogni quindici giorni fino a ottobre, è anche il personale del Servizio veterinario dell’Azienda USL di Modena. L’obiettivo è verificare l’eventuale presenza dei virus West Nile e Usutu nelle zanzare comuni (le cosiddette Culex Pipiens) catturate, campanello d’allarme che permette di adottare le misure necessarie a prevenire le potenziali situazioni di rischio per la salute dell’uomo. Nella giornata di ieri, in particolare, sono state posizionate le trappole all’Oasi di Colombarone a Formigine, che consentiranno di verificare la proliferazione di insetti portatori dei virus.

In tutti i dodici siti individuati le esche vengono posizionate nel tardo pomeriggio. Il ghiaccio secco contenuto al loro interno, evaporando, libera anidride carbonica (CO2), simulando così ciò che avviene con l’espirazione da parte dell’uomo. È proprio la CO2 infatti ad attirare le zanzare, che vengono convogliate – grazie all’azione di una ventola – in una rete da cui non riescono più ad uscire. Il mattino seguente i veterinari la inviano all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Reggio Emilia per l’analisi. Nel caso in cui venga evidenziata la presenza di virus, vengono adottate misure di contenimento e, in particolare, il controllo sulle donazioni di sangue, organi e tessuti e l’esecuzione, sul territorio interessato, di trattamenti con prodotti adulticidi nelle aree verdi in occasione delle manifestazioni di intrattenimento previste in ore serali e notturne. Non manca, inoltre, una capillare informazione alla popolazione sui sistemi di prevenzione personale contro le punture.

“Continua l’impegno del servizio del Dipartimento di Sanità Pubblica, coadiuvato dai Comuni, nel monitoraggio delle malattie trasmesse dalle zanzare – dichiara Cristiana Corsini, Dirigente Veterinario dell’Azienda USL di Modena (nelle foto) -. E’ altrettanto importante ricordare la stretta collaborazione coi cittadini, che devono a loro volta impegnarsi nel contrasto alla proliferazione di questi insetti adottando dei comportamenti virtuosi, come per esempio la rimozione dei ristagni d’acqua nelle aree esterne delle proprie abitazioni, che possono diventare focolai larvali”.

COME PROTEGGERSI DALLE ZANZARE

Importantissime alcune semplici azioni, come evitare i ristagni d’acqua e utilizzare periodicamente i prodotti larvicidi. Gli strumenti di protezione personale più efficaci sono gli indumenti e i prodotti repellenti per gli insetti.

  • I repellenti vanno applicati sulle parti scoperte del corpo: per utilizzarli correttamente è fondamentale rispettare dosi e modalità riportate nelle istruzioni in etichetta.
  • Per evitare le punture è consigliabile vestirsi sempre con colori chiari, indossare pantaloni lunghi, maniche lunghe e non utilizzare profumi
  • È consigliabile ridurre al minimo la presenza delle zanzare all’interno degli ambienti utilizzando zanzariere e condizionatori. Si possono usare anche apparecchi elettroemanatori di insetticidi liquidi o a piastrine e zampironi, ma sempre con le finestre aperte.

LINK UTILI

La novità di quest’anno, introdotta dalla campagna regionale, è l’attivazione di una app, ‘ZanzaRER’, che fornisce consigli e informazioni utili per facilitare la collaborazione dei cittadini nella lotta alle zanzare. Con la app infatti è possibile leggere le news in tempo reale e collegarsi direttamente al sito dedicato https://zanzaratigreonline.it/, soprattutto segnalare in forma anonima gli interventi con larvicidi effettuati dai cittadini per poter poi costruire una mappa dei trattamenti sul territorio. Sul portale http://www.ausl.mo.it/dsp/zanzara, infine, sono presenti tutte le informazioni dettagliate su come prevenire l’infestazione, come proteggersi e sui rischi per la salute. I consigli per imparare a difendersi sono riportati anche nel nuovo video della campagna regionale di lotta alle arbovirosi (https://www.youtube.com/watch?v=JVsp6br2Ok4).

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E noi qui

Non solo Fuksas, ma anche l’architetto di Bosco Verticale di Milano, Stefano Boeri crede nella fuga dalle città per investire nei piccoli borghi con un’operazione tra il nostalgico e il romantico:

Se dobbiamo accettare che ci sia un processo almeno parziale di allontanamento dalle città, dobbiamo progettare traiettorie ed esperienze di vita alternative, una straordinaria opportunità nei piccoli centri e nelle aree interne considerando che i più di 5 mila piccoli centri storici sono in via di abbandono e i 2.300 già abbandonati. Oggi, rispetto a tre mesi fa, c’è una domanda fortissima di poter ritrovare, in una dimensione di borgo, una socialità che si è persa.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/torniamo-a-vivere-nei-paesi

Lidi ferraresi

Ha aperto il 27 maggio il maxi-cantiere che libererà il porto canale di Porto Garibaldi, nel ferrarese, da 95 mila metri cubi di sabbia.

Un investimento complessivo di 870 mila euro, di cui 400 mila euro di fondi regionali e 470 mila stanziati dal Comune di Comacchio, con un duplice obiettivo: ristabilire la sicurezza della navigazione nel porto canale e sistemare, con la sabbia estratta, le spiagge dei Lidi ferraresi.

“Si tratta di un cantiere fondamentale per risolvere le criticità di erosione costiera evidenziate in seguito alle mareggiate degli ultimi mesi- spiega l’assessore regionale alla Difesa della costa, Irene Priolo, che il 5 giugno farà un sopralluogo sul posto con il collega Paolo Calvano-. Ben 40 mila metri cubi della sabbia estratta verranno utilizzati per il ripascimento dei Lidi Nord ferraresi, la parte restante rimpinguerà le spiagge nell’area del Parco del Delta del Po e in prossimità dell’area del porto, dietro le scogliere di Porto Garibaldi”.

“Allo stesso tempo- prosegue Priolo-, i lavori permetteranno di ristabilire la sicurezza della navigazione e assicurare risposte particolarmente attese dalle realtà turistiche ed economiche del territorio perché sarà eliminata l’occlusione all’imboccatura del porto e sarà restituita maggiore profondità alle spiagge”.

Saranno in tutto tre le draghe all’opera, che movimenteranno 4 mila metri cubi di materiale durante il giorno e 3 mila di notte. La direzione lavori è affidata al Servizio Area Reno e Po di Volano dell’Agenzia per la sicurezza territoriale e la Protezione civile.

“Si lavorerà senza sosta e H24, per concludere l’opera nel più breve tempo possibile e comunque entro l’avvio della stagione balneare- conclude l’assessore-. Un super impegno che permetterà di superare i rallentamenti legati allo stop dei cantieri per l’emergenza Covid”.

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Archeologia commerciale

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Bologna- Via Galliera

Il commercio è sicuramente il settore in cui si verificano i cambiamenti più evidenti e rapidi: partiamo dal 1937 con la rassegna dei negozi che si affacciavano sulla piazza di Bondeno descritti da Nerio Poletti

http://virtuale.bondeno.com/neriopoletti.htm

L’ultimo nato si è insediato dove c’era l’esposizione dei mobili fratelli Pisa, che erano in via De Amicis nel dopoguerra (di fianco al botteghino del lotto e a Pastorello (articoli di pelle); se proseguite trovate una serie di attività che non esistono più e altre che non esistono ancora.

Prima che se ne perda la memoria sarebbe opportuno registrarle, come finora hanno fatto Edmo Mori e, più di recente, Marco Dondi.

Per parte mia vorrei ricordare che lo spiazzo dove c’era Acqua e sapone nacque come autofficina Fiat e dietro aveva Carrozzeria e verniciatore; adesso è rimasto il gommista e l’elettrauto.

Continua la morìa delle api

Sono i neonicotinoidi, insetticidi di sintesi che hanno un meccanismo d’azione simile alla nicotina, i principali responsabili della moria delle api. L’impiego di questi pesticidi, a partire dagli anni ’90, era stato visto con favore per la loro capacità di essere assorbiti dalla pianta e agire sugli insetti fitofagi. Ma questa caratteristica porta a gravi conseguenze: la linfa e le strutture floreali, contaminate dai neonicotinoidi, stanno producendo danni irreversibili sugli insetti impollinatori. Sono oltre 1500 gli studi scientifici effettuati in tutto il mondo che dimostrano la relazione tra impiego dei neonicotinoidi e declino delle api. La moria raggiunge livelli elevati in caso di grave intossicazione e negli impollinatori che sopravvivono si manifestano gravi alterazioni nel sistema immunitario, perdita delle capacità di orientamento, minore fertilità.

MA SOLO NEL 2018 L’UNIONE EUROPEA ha messo al bando tre delle sostanze più dannose: l’Imidacloprid e il Clothianidin della Bayer e il Tiamethoxam della Syngenta. Per un altro neonicotinoide, il Thiacloprid della Bayer, l’UE ha consentito l’uso fino al 30 aprile 2020. Sono insetticidi ampiamente usati in frutticoltura contro gli afidi e la mosca dell’olivo, ma anche in orticoltura per controllare i fitofagi della parte aerea delle piante. Tuttavia, sono ancora una decina i neonicotinoidi impiegati in agricoltura e di cui è stata documentata la tossicità su impollinatori e ambiente.

UNA RICERCA EFFETTUATA DALL’UNIVERSITA’ DI BOLOGNA e dall’Università di San Diego (California) ha dimostrato che anche l’assunzione di basse dosi di neonicotinoidi da parte delle api altera la loro capacità di volo, la velocità, la durata, la distanza coperta. Le api, intossicate dai pesticidi, subiscono alterazioni sensoriali che riducono la loro capacità di raccolta di nettare e polline e la capacità di impollinazione, manifestando quella che viene chiamata CCD (Colony Collapse Disorder) o «sindrome di spopolamento degli alveari». Gli alveari, costituiti da colonie di 20-25 mila individui, sono diventati ambienti tossici, con una riduzione della vita media delle api operaie che non riescono a completare il loro ciclo di vita (70-80 giorni). Secondo studi recenti, nel 75% del miele mondiale prodotto dalle api mellifere si registra la presenza di uno o più pesticidi, con una inevitabile intossicazione cronica degli insetti. Paradossalmente risultano più sane le api che vivono nei parchi e nei giardini delle città rispetto alle api il cui habitat si trova in zone agricole, dove si fa un uso massiccio di pesticidi. Il progetto «Api e Orti», risultato della collaborazione tra Università di Bologna, Conapi e Legambiente, mira a riqualificare il territorio urbano, piantando alberi e fiori in tutte le aree disponibili, lungo le strade e davanti alle case.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/le-api-sono-il-termometro-dell-ecosistema-impazzito

 

Prima di Greta

“Dopo le catastrofi il denaro non ha più valore. Il valore fondamentale di una certa cosa dovrebbe essere la sua natura o la sua qualità di anima.

Dovremmo domandarci: «Questa cosa è buona? E’ una cosa che ci aiuta? E’ una cosa bella?» e non: «Quanto costa?».

26 aprile 2017

Così afferma Hillman, ed è in questo spirito che abbiamo programmato a Bondeno (uno dei 103 comuni colpiti dal terremoto del 20 e 29 maggio), dove risiede la nostra associazione, la manifestazione “Ricominciamo dal futuro”, dal 22 al 30 settembre 2012, presso la Società operaia di Mutuo Soccorso, in Viale Repubblica 26.

Infatti tutti gli intervenuti partecipano a titolo gratuito, non riceviamo alcun contributo, non abbiamo sponsor, non raccoglieremo fondi e l’ingresso è libero.

Riteniamo che queste caratteristiche ne facciano una manifestazione di solidarietà unica, che speriamo verrà apprezzata dalla popolazione e da coloro che vorranno intervenire.


Avremmo voluto ripetere la manifestazione (non il terremoto, che comunque non ci dimentica) anche per il 2013, ma lo scarso interesse della cittadinanza e quello nullo delle istituzioni locali, ci ha dissuasi.

Rimangono i materiali prodotti ai seguenti link:

http://ambientefuturo.info

http://issuu.com/afenice/docs/brochureaf1

twitter: https://twitter.com/ bondenocom

Altri link utili , li potete trovare e scaricare qui

Repair cafè

Repair cafè: la risposta fai da te contro consumismo e obsolescenza

Posted: 17 Sep 2019 03:57 AM PDT

Marco Cedolin

Il consumismo, nato nel Dopoguerra e diventato successivamente sempre più parte integrante della nostra vita, fino a raggiungere il proprio acme nel corso dei primi decenni del nuovo secolo, nel corso dei quali lo shopping compulsivo e l’obsolescenza programmata risultano essere pratiche sempre più comuni, ha radicalmente cambiato il rapporto dell’uomo con gli oggetti di cui si circonda.
Se fino agli anni 80 del secolo scorso si tentava di riparare la maggior parte degli oggetti di uso comune quando si rompevano o cessavano di funzionare, nei 40 anni seguenti questa pratica è diventata sempre meno diffusa, sostituita dall’abitudine dell’usa e getta anche in riferimento a beni abitualmente considerati durevoli….

Sono scomparse nel nulla migliaia di attività commerciali che operavano in un settore come quello delle piccole riparazioni ormai praticamente azzerato. Riparatori di elettrodomestici, calzolai, sartorie, orologiai, materassai, arrotini e molte altre professioni sono in breve tempo diventati anacronistici come dinosauri del Pleistocene. La durata nel tempo degli oggetti che usiamo si è progressivamente accorciata e sempre più spesso quando essi si “guastano” scegliamo di sostituirli, senza prendere neppure in considerazione l’opzione di ripararli.
Le ragioni che hanno innescato questo cambiamento di paradigma sono molteplici, ma volendo semplificare possiamo ricondurle a due elementi di base che risultano essere parte integrante del “progresso”. Da un lato l’industria dopo avere incrementato per decenni i propri fatturati semplicemente immettendo nel mercato nuovi prodotti che la popolazione non possedeva si è trovata nell’impossibilità di mantenere i ritmi d’incremento preesistenti con il solo ausilio dell’innovazione.

Alla fine degli anni 80 praticamente in ogni casa erano presenti il frigorifero, l’aspirapolvere, la lavatrice, la TV, una miriade di piccoli elettrodomestici, un guardaroba e una scarpiera adeguatamente forniti e via discorrendo. E trattandosi in linea di massima di beni costruiti con lo scopo di durare nel tempo, confidando esclusivamente sul fascino della moda e dell’innovazione i volumi delle vendite (e della produzione) sarebbero stati giocoforza destinati a calare corposamente rispetto ai decenni precedenti.
Proprio nel tentativo di risolvere questo problema, industrialmente drammatico, ha iniziato a diffondersi la pratica dell’obsolescenza programmata, favorita dal fatto che per motivi di carattere economico e duttilità progettuale la plastica stava sostituendo i materiali più nobili in ogni circostanza in cui fosse possibile farlo.
La vita dei prodotti avrebbe insomma dovuto calare drasticamente, facendo sì che i consumatori si trovassero costretti a sostituirli molto più frequentemente, permettendo in questo modo di mantenere e magari incrementare i volumi di produzione e vendita dei decenni precedenti. Ma per ottenere questo risultato non era sufficiente produrre oggetti che si rompessero prima, dal momento che avrebbero sempre potuto venire riparati. Occorreva anche rendere più difficile e antieconomica la riparazione, progettandoli con lo scopo di essere difficilmente riparabili e facendo contemporaneamente scendere in maniera drastica il prezzo dei prodotti nuovi, facilitati in questo dall’uso sempre più smodato dei materiali plastici e dalla diminuzione di qualità dei prodotti stessi.

Oggi, ragionando a posteriori si può affermare senza tema di smentita come l’operazione sia perfettamente riuscita. Quasi nessuno di noi si sognerebbe di portare a riparare il frullatore o il microonde rotto, la sveglia, la radio, il phon, la stufetta, che non funzionano più, il computer o il cellulare (ormai obsoleti tecnologicamente) che hanno tirato l’ultimo respiro, di fare risuolare le scarpe consunte o fare riparare i calzoni strappati. Nei centri cittadini sono nati piccoli negozietti (generalmente gestiti da cinesi) dove si sostituiscono gli schermi rotti degli smartphone di ultima generazione e altri all’interno dei quali si praticano riparazioni sartoriali, ma si tratta di nicchie di mercato tutto sommato ininfluenti. Esistono ancora per quanto riguarda gli elettrodomestici più importanti come lavatrici, televisori, frigoriferi ecc. i centri di riparazione (legati o meno alla casa produttrice) e i tecnici che operano a domicilio, ma se i prodotti non sono più in garanzia, la maggior parte delle volte risulta economicamente più conveniente sostituire l’apparecchio con uno di ultima generazione, anziché spendere quasi la stessa cifra per riparare quello obsoleto in nostro possesso che potrebbe dopo breve tempo presentare altri problemi.
Insomma si ripara sempre meno e si sostituisce sempre di più, garantendo all’industria e al mercato quell’ossigeno di cui avevano disperatamente bisogno e fin qui nulla di grave (verrebbe da dire) dal momento che anche i posti di lavoro e l’occupazione sono legati a doppio filo a quello stesso ossigeno.

Esiste però anche un rovescio della medaglia, perché il cambio di paradigma in questione determina anche un incremento ecologicamente disastroso della massa di rifiuti, destinata a finire nelle discariche o nei forni inceneritori, e un altrettanto grave incremento del consumo delle risorse del pianeta che, contrariamente a quanto instillato nell’immaginario collettivo, non risultano esistere in quantità infinita.
Proprio prendendo coscienza di questa realtà alcune persone di “buona volontà”, più sensibili degli altri al problema, si stanno prodigando nel nobile tentativo di costruire delle alternative alla filosofia dell’usa e getta e lo fanno con i pochi mezzi a loro disposizione. Fra le numerose iniziative indirizzate in questo senso, quella più ricca di fascino e anche un poco poetica è costituita senza dubbio dai Repair Cafè, piccoli locali all’interno dei quali professionisti, volontari e appassionati del fai da te, riparano gli oggetti più svariati, mentre il “cliente” nell’attesa può sorseggiare un caffè o un tè o meglio ancora collaborare con il riparatore, acquisendo magari la capacità di provvedere autonomamente alla riparazione in futuro. Il costo è costituito da una donazione su base volontaria e l’acquisto degli eventuali pezzi di ricambio è naturalmente di competenza del cliente stesso. In tutto il mondo ne esistono quasi 2000 ed in Italia attualmente sono 16:

Dagli elettrodomestici alla sartoria, dalle biciclette agli apparecchi informatici, ogni oggetto rotto, guasto, mal-funzionante che sia trasportabile può trovare la possibilità di una seconda vita in un Repair cafè che si propone come luogo di scambio umano oltreché di conoscenze. Una realtà che è punto di riferimento per il quartiere come di un piccolo centro, una storia differente che vale la pena essere raccontata e diffusa.

Se iniziative come queste possono da un lato venire interpretate come esercizi poetici esperiti da nostalgici di un mondo che non esiste più, dall’altro rappresentano invece un elemento di novità estremamente significativo, a prescindere da quanto poco possano attualmente influire in volumi economici. Dimostrano infatti come la filosofia dell’usa e getta non sia qualcosa d’irreversibile, ma al contrario esistano anche altre strade, sicuramente più gratificanti, per la salute del pianeta in cui viviamo e anche per la nostra creatività, troppo spesso tenuta in soffitta in un mondo usa e getta che ci sta snaturando sempre più in profondità.

Fonte: Dolcevita online