Cosa non è stato fatto

Potete verificare su questo stesso blog che il commento è stato inserito il 25 marzo dell’anno SCORSO:

Verificare per quale ragione non si sono dotati gli ospedali di tutt’Italia degli strumenti necessari per affrontare le situazioni di terapia intensiva e sub-intensiva, acquistandoli per tempo sul mercato internazionale o disponendo la riconversione di industrie presenti nel nostro territorio, considerato che sin dal 31 gennaio si conosceva la conseguenza drammatica dell’epidemia.

Perchè non si è provveduto ad organizzare una rete di sostegno e assistenza in tutti i Comuni per le persone che sono morte da sole in casa?

Perchè il Governo ha annunciato i suoi Decreti prima che venissero redatti nella loro versione definitiva, creando confusione e panico nella popolazione? E perchè ha scelto i canali social per questi annunci e non quelli istituzionali?

Perchè è stato deciso, di fatto, di sospendere l’attività parlamentare?

PROPOSTA D’ISTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE BICAMERALE D’INCHIESTA SULLA PANDEMIA IN ATTO DETTA DA CORONAVIRUS – proviene da Blondet & Friends.

Informazione tempestiva

Ricevo il comunicato stampa dedicato all’evento “Radio, onde e bombe”che si terrà sabato 24 aprile alle 10, in diretta su Facebook e Youtube, per ricordare il ruolo fondamentale svolto della radio nella Liberazione di Ferrara.  
Durante l’appuntamento si ricorderà la straordinaria avventura del radioamatore Franco Moretti, che nella stessa giornata del 24 aprile, nel 1945 salvò la città dal bombardamento alleato. Si utilizzeranno inoltre degli apparecchi d’epoca, recuperati e restaurati, per trasmettere in codice morse il messaggio inviato agli alleati dall’arcivescovo Bovelli e l’appello all’insurrezione di Sandro Pertini, che verrà ricevuto da radio Caterina, la stessa radio clandestina che lo captò allora. 

Parteciperanno alla diretta, organizzata dall’associazione Ilturco: Gian Paolo Bertelli dell’Associazione Nazionale Genieri e Trasmettitori Ferrara – Bologna, Giangiacomo Fabbri dell’Associazione Nazionale Carabinieri, il ColonnelloFerdinando Marchesi, per l’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi di Guerra di Ferrara.
L’evento è parte del programma del Comitato comunale per le celebrazioni del 25 Aprile, coordinato dall’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara.

Personalmente invece mi piacerebbe ricevere informazioni  su https://ilsimplicissimus2.com/2021/04/14/incredibile-segnalati-solo-l1-degli-effetti-avversi/

Ci sono ancora medici che curano

Avevo già riportato la testimonianza del medico bolognese riportata nell’articolo citato sotto; vorrei qui riportare una importante integrazione:

Poi c’è un altro problema. Si arrivava in ospedale, si faceva il tampone: tampone positivo, quindi veniva formulata la diagnosi di COVID-19. E si veniva trattati come tali. Punto. Qui a Bologna c’è stato anche altro: a pazienti con tampone negativo, venivano fatte una o più TAC toraciche e sulla base delle immagini di “ground glass” veniva formulata la diagnosi di COVID-19. Mi sono confrontata con una radiologa e mi ha confermato come queste immagini radiologiche non siano patognomoniche per COVID-19, poiché si evidenziano in molteplici altre patologie. E quindi si è finito per mascherare altri quadri clinici anche più gravi. Pertanto ritengo che innumerevoli condizioni cliniche non siano state trattate come avrebbero dovuto.

https://ilsimplicissimus2.com/2021/04/11/sorpresa-ci-sono-ancora-medici-che-curano/

Marasma

«È la sanità (lombarda) il vero paziente zero» dice Medicina Democratica che oggi sarà in presidio in 17 città lombarde. E non è ancora guarita. «30 anni di liberalizzazioni e privatizzazioni della sanità pubblica hanno portato all’impreparazione e all’incompetenza che hanno fatto franare il sistema sanitario lombardo» dice Marco Caldiroli, presidente di Medicina Democratica. «Nonostante l’evidenza che era la medicina territoriale a dover essere rafforzata, nulla è stato fatto in questo anno. Le Usca che sarebbero dovute andare di casa in casa a portare tamponi e assistenza non sono state implementate, i medici di base sono stati caricati di oneri senza supporto».

https://ilmanifesto.it/codogno-un-anno-fa-non-e-andato-tutto-bene

Intervista a Giulio Tarro

Dal 1997 al 2015 hanno praticamente dimezzato i posti letto nelle terapie intensive. Si è visto benissimo a gennaio scorso, quando si scoprì il virus cinese. I francesi raddoppiarono i posti letto e noi niente. Addirittura abbiamo affrontato l’epidemia a marzo con un quarto dei posti letto dei francesi. Bisogna avere una medicina territoriale veramente tale. Si dovrebbe poi rivedere tutta la modalità di intervento. Devono essere repentini quando il paziente accusa i primi sintomi. E poi il nullaosta per i vaccini con l’Rna messaggero che come sappiamo sono stati fatti in un tempo troppo breve. Perché non utilizzare anche i vaccini fatti in modo tradizionale da altre nazioni come quello cinese col virus inattivato? E valutare anche quello russo e quello italiano?”

Lei dice che bisogna ripristinare e potenziare una medicina territoriale. Ormai l’hanno capito tutti…”

“Quello è fondamentale e bisognerebbe farlo non a parole. Questo distacco che c’è stato con l’epidemia, tra medico e paziente, è stato più che deleterio”.

Occorre cancellare dalla convenzione con il Servizio sanitario i medici di base che rifiutino di fare visite a domicilio o che rifiutino il loro eventuale inserimento nelle USCA (Unità speciali di continuità assistenziale, ndr)?

“Un medico quando fa il giuramento di Ippocrate sa che è normale che debba andare incontro al paziente che sia a casa o ovunque. L’importante è che ci sia questo contatto che è stato lasciato a sé stesso”.

Lei sostiene anche che siamo ad un punto di svolta e bisogna chiudere il Comitato Tecnico Scientifico. Chi dirige la Sanità deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte…”.

“Se noi pensiamo che ci sono 451 componenti (ride) solamente per consigliare la via sbagliata si resta interdetti. Non nascondiamoci che da noi abbiamo uno dei tassi di mortalità più alti al mondo, su 100.000 abitanti, e questo non va bene. Non è possibile pagare un tasso così alto con la Sanità che avevamo alle spalle”.

https://www.affaritaliani.it/coronavirus/tarro-a-draghi-chiudiamo-il-cts-non-ne-usciamo-senza-un-cambio-di-strategia-723012.html

Ospedale di Mirandola

Anche l’ospedale Santa Maria Bianca di Mirandola è impegnato nella gestione dell’assistenza legata all’emergenza Covid. Non solo con le aree dedicate al ricovero per acuti di pazienti positivi, ma da pochi giorni anche con quattro posti letto di terapia subintensiva respiratoria ricavati nel Corpo 02 dell’Ospedale, in particolare all’interno del blocco di chirurgia ambulatoriale. Responsabile medico di questi posti letto è Rodolfo Murgia, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Pneumologia dell’Ospedale di Mirandola.

“L’area è stata approntata per rispondere all’emergenza sanitaria con quattro posti letto costantemente monitorati con strumenti di ultima generazione e ventilatori all’avanguardia – sottolinea il dottor Murgia –. Sono dedicati a pazienti con grave insufficienza respiratoria da polmonite bilaterale causata dal Covid, con una condizione clinica e respiratoria molto compromessa. Dei quattro pazienti ricoverati attualmente, tre hanno un’età media di 55 anni. Sono assistiti con ventilazione artificiale non invasiva, preceduta in genere da un tentativo di utilizzo di ossigenoterapia ad alti flussi. Il ricovero nell’area subintensiva ha l’intento di evitare, ove possibile, la ventilazione invasiva nelle terapie intensive”.

All’interno del reparto operano due équipe, quella della Pneumologia durante il giorno, mentre dalle 20 alle 8 il turno è gestito dall’anestesista di guardia. “Voglio ringraziare tutti i colleghi medici e il personale infermieristico per il grande sforzo che stanno sostenendo – dichiara ancora Murgia –, oltre al dottor Alessandro Pignatti, direttore della Struttura complessa di Anestesia e Rianimazione dell’Area Nord, per la preziosa collaborazione”.

L’attivazione dei posti letto di terapia subintensiva rappresenta un importante valore aggiunto per tutto il territorio dell’Area Nord e in particolare per l’Ospedale di Mirandola, dove è prevista la realizzazione di un’Unità di Terapia Intensiva Respiratoria (UTIR): “Insieme alla Direzione aziendale – conclude Murgia – stavamo lavorando a questo progetto, che ora è stato temporaneamente sospeso per fronteggiare l’emergenza in atto, approntando questi quattro posti letto di subintensiva dedicati ai pazienti Covid positivi”.

“In pochi giorni – aggiunge Giuseppe Licitra, Direzione medica del Santa Maria Bianca – siamo riusciti ad attivare quattro posti letto di subintensiva da dedicare ai quadri Covid più instabili. Tutto questo è stato possibile grazie ad un grande lavoro sinergico che ha coinvolto i professionisti e gli operatori della Pneumologia, dell’Anestesia e tutti i Servizi tecnici che sono intervenuti rapidamente, assicurando un supporto decisivo. A questo proposito un doveroso ringraziamento va in particolare al dottor Murgia, al dottor Pignatti, ai Coordinatori infermieristici Cestari, Abbottoni, Biagini e ai Servizi aziendali, il Servizio Unico di attività Tecnica (SUAT), il Servizio di Ingegneria Clinica (SIC) e il Servizio Information and Communication Technology (ICT). Auguro buon lavoro alle équipe mediche e infermieristiche impegnate a garantire, in questa nuova sezione, il loro preziosissimo contributo clinico ed assistenziale”.

Il profilo – Cinquantadue anni, cremasco, specializzato in Malattie dell’Apparato Respiratorio, Rodolfo Murgia è arrivato a Mirandola ad aprile scorso dall’Azienda USL di Piacenza, dove ha trascorso metà della sua carriera professionale, lavorando per 15 anni presso la Pneumologia dell’Ospedale di Piacenza. Precedentemente, il dottor Murgia ha maturato esperienze in Rianimazione, Pronto soccorso, Riabilitazione Respiratoria e Pneumologia presso l’Azienda Ospedaliera di Crema. Negli anni si è occupato, tra le altre cose, di endoscopia toracica, disturbi respiratori nel sonno e delle patologie dell’apparato respiratorio acute e croniche, con un occhio di riguardo per l’innovazione e la tecnologia applicate al monitoraggio domiciliare dei pazienti con affezioni respiratorie critiche.

Responsabilità

Prendete un anziano di 80 anni, che a Marzo 2019 si prendeva un’influenza. I’intervento del medico di base, che gli avrebbe prescritto comuni farmaci, gli salvava la vita. Dopo 15 giorni al massimo poteva tornare in forma e andare a prendere i nipoti alla fermata dello scuolabus.

Prendete un anziano che a Marzo 2020 si prendeva un’influenza. Il terrore che si trattasse di Covid-19 lo faceva andare in ospedale. Una volta accertato che fosse malato di Covid veniva messo in quarantena, portato nel reparto Covid, sovraffollato di altri pazienti. Gli veniva messo un ventilatore artificiale che gli copriva tutta la testa. Intubato. Gli veniva sparato ossigeno nei polmoni, che però non riusciva a ricevere. L’ossigeno non entrando nel sangue di fatto “bruciava” quegli anziani polmoni. Il paziente di 80 anni non vede e non sente i suoi famigliari da settimane. I suoi famigliari non vedono lui, non sanno come stia. Il paziente di 80 anni muore, per la cura, non per il virus. Muore da solo. I suoi famigliari non possono fargli il funerale. Il suo corpo verrà bruciato. Esce da casa in ambulanza, torna a casa in un’urna. Questo è quello che hanno visto i suoi famigliari, senza aver visto nulla nel mezzo.

Questo paziente è stato assassinato. Da ottime persone, ottimi medici, ottimi infermieri.

Se i protocolli dell’OMS mandano al collasso gli ospedali e il Sistema Sanitario Nazionale, perchè i medici non mettono in discussione quei protocolli, prima che il Sistema Sanitario Nazionale stesso? Cosa che avrebbero dovuto fare incessantemente negli scorsi anni per i tagli sistematici alla spesa sanitaria. Invece che eseguire gli ordini e obbedire…

Ruggero Arenella

Comedonchisciotte.org

Finale Emilia

FINALE EMILIA – E’ il tono arrabbiato di una cittadina a riportare all’attenzione della rete e del gruppo “Sei di Finale Emilia se…” un video di novembre 2015, che illustra il progetto di ristrutturazione del vecchio ospedale e dell’attuale casa della salute che dovrebbero diventare OSCO e Casa della Salute. Un cantiere che doveva essere aperto ma che, nei fatti, non lo è. Riportiamo in forma integrale il commento al video:

Gira ancora in rete un video del 9 novembre 2015 in cui l’ASL illustra il progetto di ristrutturazione del vecchio ospedale e dell’attuale casa della salute che dovrebbero diventare OSCO e CASA DELLA SALUTE A TUTTI GLI EFFETTI. Nel video vengono indicate come date di inizio lavori il 2016 e come termine ed attivazione dei servizi il 2018,per quanto riguardala struttura vecchia; per i fabbricati recenti si indicano invece esecuzione lavori e attivazioni servizi da gennaio a novembre 2019.
SIAMO AD AGOSTO 2020 E IL CANTIERE E’ formalmente aperto MA NELLA REALTA’ CHIUSO!
Il 23 aprile del 2019, su richiesta delle forze di opposizione è stato fatto un consiglio aperto sulla sanità alla quale erano presenti tutti i consiglieri e la giunta e, per conto dell’ASL l’allora Direttore Generale Annichiarico, il dott. Fancinelli (per l’area nord), l’architetto Bassoli (per spiegare il progetto ed illustrare i tempi di realizzazione), ma anche il dott. Gelati e il dott. Vezzosi attuale responsabile per l’area nord.
In quella sede l’architetto Bassoli aveva indicato come tempi di apertura fine luglio 2019! Un percorso di 2 anni e la chiusura dei lavori per il settembre 2021!
E’ CHIARO CHE LE PROMESSE NON SONO STATE MANTENUTE
Le criticità segnalate dai cittadini presenti, dai sindacati, dai medici di base …. NON HANNO TROVATO NE’ ASCOLTO NE’ RISOLUZIONE.
In quella occasione ci eravamo tuttavia ripromessi di ripetere l’esperienza del CONSIGLIO APERTO SULLA SANITA’ a distanza di un anno. L’anno è passato per cui ora CHIEDIAMO CON URGENZA LA CONVOCAZIONE DI UN CONSIGLIO STRAORDINARIO APERTO ALLA CITTADINANZA SULLA SANITA’.
Che vengano a dirci cosa è stato fatto dal 23 aprile 2019 ad oggi!

 

https://youtu.be/4vaaphBL_4c

Finale Emilia, a 5 anni dal lancio del progetto di ristrutturazione, al vecchio ospedale è tutto fermo