La popolazione cinese dagli anni ‘50 ad oggi

Nel giro di appena sei anni la Cina sembra aver completamente abbandonato la politica di controllo delle nascite attuata dalla fine degli anni settanta. Del resto, la Cina di oggi è sotto tutti i profili un paese molto diverso da quello che, dopo la morte di Mao Zedong e la sconfitta della Banda dei Quattro, si apprestava a lanciare nel 1978 con Deng Xiaoping le quattro modernizzazioni1. Secondo la dirigenza cinese, le modernizzazioni dell’agricoltura, della scienza e della tecnologia, dell’industria e della difesa nazionale non potevano infatti realizzarsi senza un forte rallentamento della crescita demografica, che rappresentava ancora un fardello difficilmente sostenibile per un paese che voleva avviarsi lungo una strada di rapido sviluppo economico. Nonostante infatti il tasso di fecondità totale (TFT) fosse sceso dai 6,3 figli per donna registrati ancora nella seconda metà degli anni sessanta ai tre del quinquennio 1975-80, il tasso di crescita della popolazione si manteneva attorno all’1,5% annuo determinando una sostenuta crescita della popolazione.

Valori che si sarebbero tradotti in un raddoppio nel giro di 45 anni di una popolazione che nel 1980 si approssimava già al miliardo. Timori che trovarono una loro traduzione numerica nelle previsioni effettuate nel 1978 da Song Jian, un esperto militare cinese che fu uno dei principali promotori della Politica del figlio unico (PFU), in cui veniva evidenziato come nel 2080 la popolazione avrebbe raggiunto i 4 miliardi di abitanti se si fosse mantenuto costante il TFT del 19752. Difficile pensare che una Cina con questi livelli di crescita della popolazione sarebbe stata in grado di arrivare ai risultati raggiunti in questi anni, anche se gli obiettivi della politica demografica erano ancora più ambiziosi fissando inizialmente un target di 1,2 miliardi di abitanti nel 2000. In realtà, a quella data la popolazione cinese raggiunse 1,27 miliardi di unità, ma l’obiettivo di fondo della politica demografica di rallentare e stabilizzare la crescita della popolazione appare oggi pienamente raggiunto.

Storia dimenticata

Il 29 giugno 1924 l’Oltregiuba diventa italiano come “compenso” della guerra mondiale

di Alberto Alpozzi Fotogiornalistaart. 13 patto di LondracolonialismocolonieCorrado ZolifascismoGiubalandOltregiubaRe Vittorio Emanuele IIIsomalia Il 29 giugno 1924 il Regno d’Italia prende possesso del Giubaland, la regione più a sud della Somalia al confine col Kenia, ceduta dagli inglesi che la amministravano. Per l’Italia prenderà il nome di Oltregiuba.

Mappa_OltreGiuba

La presa di possesso rientrava tra i compensi territoriali spettanti all’Italia in base all’art. 13 del Patto di Londra. L’accordo sanciva il nostro intervento nella prima guerra mondiale al fianco della Triplice Intesa, contro gli Imperi Centrali: “in caso di un ampliamento nei possedimenti coloniali francesi ed inglesi in Africa a spese della Germania, la Francia e l’Inghilterra riconoscono in massima il diritto dell’Italia di pretendere per sé certi compensi nel senso di un allargamento dei suoi possessi nell’Eritrea, nella Somalia, nella Libia e nei territori coloniali confinanti con colonie francesi e inglesi.” Ma gli inglesi non cedettero il loro territorio prima di lunghe discussioni e trattative, che ebbero esito positivo grazie anche al viaggio ufficiale del 24 maggio 1924 del Re Vittorio Emanuele III a Londra. L‘Inghilterra concesse all’Italia, col protocollo di Londra del 15 luglio 1924, il territorio d’Oltre Giuba: “A proposito dell’accordo anglo-italiano per il Giubaland il Messaggero scrive – riportava La Stampa il 25 maggio – che l’opinione pubblica accoglierà con immediata e sincera soddisfazione la notizia della conclusione dell’accordo stesso, alla vigilia del viaggio dei nostri sovrani a Londra, che deve fra l’altro manifestare la mai smentita cordialità dei rapporti che unisce con le corti e i governi, i popoli d’Italia e di Inghilterra […] La questione del Giubaland è stata risolta indipendentemente dalla questione del Dodecaneso, che per molto tempo in Inghilterra si voleva invece abbinare ad essa.”

il Tricolore nell'Oltregiuba

Era infatti dell’8 gennaio precedente un telegramma del Capo del Governo, Benito Mussolini, inviato al nostro ambasciatore a Londra, Della Torretta: “Si vorrebbe in sostanza che l’Italia cedesse alla Grecia molte isole del Dodecaneso che le son costate sangue e denaro sol per far cosa gradita al Governo inglese, il quale si limiterebbe a effettuare la consegna di un arido e insignificante territorio nell’Africa Orientale, l’unica realizzazione ormai definitiva per l’Italia degli impegni assunti dagli Alleati con l’articolo 13 del Patto di Londra, magro corrispettivo in confronto al largo bottino coloniale toccato all’Inghilterra e alla Francia in seguito alla guerra. Ed è quattro anni che questa desolata fetta di Giubaland si fa pesare poco decorosamente sui rapporti politici fra l’Italia e l’Inghilterra.” (1) Anche il Corriere Italiano, rilevando l’importante conclusione dell’accordo si compiaceva per la rinuncia inglese all’abbinamento della questione del Giubaland con quella del Dodecaneso: “L’attuazione dell’art. 13 del patto di Londra, base giuridica e inoppugnabile della tesi sostenuta dal nostro Governo, viene oggi a togliere di mezzo l’ultima nube che ha, a tratti, adombrato i nostri rapporti con l’Inghilterra, decretando automaticamente il decadimento di quella questione del Dodecaneso così artifiziosamente suscitata da chi pensava di avvalersene in sostegno di pretesti e che non può diplomaticamente sussistere.”

1925_Combattimenti tra tribù nell'Oltre Giuba

“L’accordo anglo-italiano per il Giubaland – prosegue La Stampa – che mette il nostro paese in possesso di una cessione coloniale di 43 mila miglia quadrate di territorio, è salutato dalla stampa come un segno augurale per la cooperazione dei due grandi paesi nel supremo spirito per il riassetto europeo.” Affermazione che letta oggi lascia molto a desiderare alla luce dei rapporti con gli inglesi sia in quegli anni sia poi con lo scoppio del secondo conflitto mondiale. La nuova regione verrà poi annessa ai territori italiani con R.D.L. solamente il 7 maggio 1925, poiché la ratifica britannica si fece attendere dieci mesi, fino al 1° maggio 1925. E non prima di altri due mesi, il 1° luglio 1925, si procedette, e non senza ulteriori discussioni, all’occupazione effettiva del territorio. Stesso modus operandi degli inglesi, per esempio, per i territori dell’Haud e alcune zone dell’Ogaden, che riconobbero all’amministrazione etiopica con un trattato nel 1897, ma l’effettiva cessione avvenne solamente nel 1954 venendo incorporata nella provincia dell’Harar creando un diffuso risentimento popolare che portò alla nascita del “Fronte Unito Nazionale”, riaccendendo così l’antagonismo somalo verso l’Etiopia. Il nuovo territorio ceduto all’Italia ebbe una breve esistenza come Colonia d’Oltre Giuba, dal 16 luglio 1924 al 31 dicembre 1926. Venne amministrata da un funzionario del Gabinetto del Ministero delle Colonie del tempo, Corrado Zoli, palermitano e compagno di D’Annunzio nell’impresa di Fiume, inviato appositamente come «Commissario generale per l’Oltre Giuba», per farsi carico dell’eredità – non felice – degli inglesi. La regione era infatti afflitta da lotte inestinguibili fra clan ed era fino allora stata trascurata per la sua povertà.

Francobollo_Oltregiuba

Governata tramite espedienti, appoggiando ora un clan, ora un altro, spesso contrapponendoli l’uno con l’altro. I presidi erano stati ridotti al minimo, per ragioni di bilancio, cosicché il nuovo Commissario italiano dovette emanare subito alcune norme di pubblica sicurezza e costituire dei presidi e dei posti armati italiani per far uscire il paese dal caos. Ma soprattutto l’Oltregiuba era “privo di vie di comunicazione, mancante di centri di consumo che portino un impulso alla scarsa e uniforme produzione, rispecchia attualmente, in misura ancor più modesta, le forme e le caratteristiche dell’economia indigena della Somalia.” (2) L’Oltregiuba verrà poi definitivamente incorporato nella Somalia Italiana il 30 giugno 1926 con il R.D.L. 10 giugno 1926, n. 1118 affinché “il Giuba segnasse non una linea di demarcazione, ma un legame fra le popolazioni affacciantisi sulle rive di esso” (3) e verrà anche regolata nuovamente la divisione territoriale ed amministrativa con i Decreti Governatoriali n. 5062 del 1° luglio 1926, e n. 5079 del 14 luglio 1926. In appena un anno il Regio Commissario Zoli, con pochi mezzi e uomini a disposizione fece del suo meglio. Chisimaio era “rinata a nuova vita. Le strade rifatte, le case imbiancate, alcune belle costruzioni (ospedale, Banca d’Italia, scuola, distillatore, chiesa e due palazzine per alloggi); illuminazione elettrica pubblica e privata, un rimorchiatore per i servizi del porto; caffè, negozi, circoli. Irriconoscibile dall’epoca dello sbarco italiano.” (4) . NOTE 1. Documenti Diplomatici Italiani, II, doc. 542 2. Gorini M.P., Per le nostre colonie, Vallecchi, Firenze, 1927 3. Ciasca R., Storia coloniale dell’Italia contemporanea, Ulrico Hoepli, Milano, 1938 4. Vecchi B.V., L’Italia ai margini dell’Etiopia, Bietti, Milano, 1935

Alan Fabbri

Sono abituato agli attacchi perchè molto spesso sono stato un pioniere della politica, soprattutto sul tema delle case popolari, quando già a Bondeno applicavo il principio della residenzialità storica e quando, alla guida del gruppo Lega in Regione, riuscivamo a far introdurre il requisito minimo dei 3 anni di residenza su tutto il territorio regionale. Grazie al nostro nuovo regolamento, che assegna un punteggio maggiore a chi da più tempo risiede sul territorio, a prescindere dalla sua nazionalità, le prime 157 famiglie in graduatoria sono italiane, storiche e in difficoltà. Di queste, a circa 80 famiglie abbiamo già assegnato una nuova casa e per noi è già una bella conquista rispetto al passato. Ne andiamo orgogliosi.La nuova sentenza del tribunale di Ferrara, però, ci ordina di rivedere un regolamento che, nei fatti, non ha discriminato nessuno, ma valorizzato chi improvvisamente si è trovato in una condizione di forte disagio economico, pur avendo sempre contribuito al welfare della città, concedendo generosamente servizi anche a chi è arrivato solo ieri, magari clandestinamente. Mentre queste persone erano aiutate con altri “percorsi”, che conosciamo purtroppo bene, molti italiani chiudevano la propria attività a causa delle restrizioni Covid e altri perdevano il lavoro. Ecco come queste persone, che abbiamo aiutato e continuiamo ad aiutare, ripagano la generosità dei ferraresi. BOUCHRA ABOULFATH e NAZIA PARVEEN BHATTI, supportate da alcuni sindacati, hanno fatto un ricorso. Pensate che una di queste non rispetta nemmeno il requisito di 3 anni di residenza della Regione Emilia Romagna. Ma pretende un alloggio popolare. Sì, perchè dopo anni di Partito Democratico non vedono più l’ingiusta graduatoria che, nei fatti e nei numeri, ha sempre penalizzato e discriminato ferraresi e italiani. La fiducia nella magistratura resta, ma il giudice faccia il giudice nella sua aula di tribunale, io continuerò a fare il sindaco in strada, ascoltando quotidianamente i bisogni reali dei cittadini e agendo con buonsenso. So che siete in tanti con me in questa battaglia e per questo non mi fermerò. Andremo avanti e resisteremo in giudizio fino all’ultimo grado. Ce lo chiedono troppe famiglie che aspettano di riottenere dignità ed equità.#AlanFabbriSindaco#Ferrara

estratto da Facebook

Gente di Bondeno

Metello  Marchetti  nasce a Bondeno il 21 novembre 1915, terzogenito di 4 figli. Dopo alcuni anni la famiglia si trasferisce a Finale Emilia, dove Metello studia presso  la scuola gestita dai Salesiani. La formazione portata avanti in questo contesto  ha sicuramente contribuito a sviluppare la passione per lo sport e favorito il suo carattere naturalmente socievole ed aperto.  Successivamente, per motivi legati al lavoro del padre, Giovanni, la famiglia si trasferisce a Cesena, in Romagna e lì conosce Giuliana che sposerà nel 1952. In quell’anno vince il concorso, per diventare gestore del magazzino di vendita di monopoli di Stato nel settore del sale, tabacchi e fiammiferi, nella sede di Bondeno, dov’era nato.  A Bondeno inizia la sua attività lavorativa, che porta avanti  per 40 anni.

 Il lavoro di Metello consisteva in vari momenti: prima  la ricezione dei tabacchi, del sale e dei fiammiferi, poi la vendita ai tabaccai per i quali Metello preparava i quantitativi di quanto avevano richiesto. Nei primi anni la merce arrivava presso la stazione ferroviaria   per poi essere trasportata con un carro trainato dal cavallo fino al magazzino, successivamente iniziò ad arrivare su camion. Anche la sede del magazzino cambiò negli anni: prima in via Cesare Battisti, poi in Via Pironi (nell’edificio dove era stato il “Pastificio Rossi”) ed infine in Via Giusti. Il lavoro occupava buona parte della vita di Metello e gli richiedeva sia  competenze da contabile sia l’impegno fisico del facchino e per questo, negli anni, si è valso del contributo di alcune segretarie e di aiutanti per i  lavori più faticosi. E nel lavoro, quando possibile, cercava anche l’occasione per scambiare  due chiacchiere o fare qualche battuta ironica: infatti  coltivare la vita di relazione, il saper scherzare  e strutturare rapporti amicali ha sempre caratterizzato  la sua indole ed il suo stile di vita.

Dedicava  parte del suo tempo libero alla passione per lo sport, di qualsiasi sport: in particolare, però, era tifoso della Spal che in quegli anni gareggiava in serie A; l’altra sua grande passione era l’arte, in particolare la pittura.

Il carattere aperto lo rendeva particolarmente vicino anche al mondo dei bambini, che amava in maniera privilegiata. Lasciò il lavoro agli inizi degli anni ‘90 (a lui subentrò l’ultimo gestore dell’attività prima che il magazzino di Bondeno venisse chiuso) per dedicarsi alla famiglia ed in particolare agli amatissimi nipoti. Si spense nel giorno del suo compleanno, il 21 novembre 1996.

Metello Marchetti

Ferrara Summer Festival

Programma

Giovedì 1 luglio
GIACOBAZZI & FRIENDS

Andrea Sasdelli, in arte Giuseppe Giacobazzi: comico romagnolo doc, è tra i personaggi di punta di Zelig, trasmissione tv che lo vede protagonista in tutte le edizioni, fin dal lontano 2006! Il suo debutto sul palco risale invece al 1993, al fianco di colleghi come Duilio Pizzocchi e Natalino Balasso..
Prevendita Online https://www.ticketone.it/…/giacobazzi-and-friends…/
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Venerdì 2 Luglio 2021
SUBSONICA in concerto live
Prima data del Tour Italiano a Ferrara in Piazza Trento Trieste in occasione del Ferrara Summer Festival per i 25 anni di Carriera del Gruppo!
Biglietti Disponibili: Prevendite Online e presso i Punti Vendita Autorizzati Ticket One

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Domenica 4 luglio
NOEMI
L’Associazione portuense “Arrivo in ritardo per le prove Ciao Ciao Ieie” sbarca al Ferrara Summer Festival con lo show dell’artista Noemi a sostegno della ricerca contro il cancro. Concerto che vedrà esibirsi le band sostenitrici dell’Associazione insieme al gruppo Made In Fe, lo storico show Ferrarese con Andrea Poltronieri, Paolo Franceschini, Roberta Marrelli e la band 60 Lire.
Ma ci saranno anche altri ospiti speciali, come lo chef Simone Finetti e amici dello sport che in questi anni hanno sostenuto l’Associazione.
Prevendite Online e presso i Punti Vendita Autorizzati Ticket One
https://www.ticketone.it/artist/ferrara-summer-festival/

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Giovedì 8 e Venerdì 9 luglio
MAX PEZZALI presenta MAX90 LIVE
Max Pezzali ha segnato con i suoi brani la storia della musica italiana a partire dagli anni 90, gli anni del suo esordio con gli 883. Successi che hanno coinvolto intere generazioni, attraverso un viaggio musicale che vuole far rivivere quelle emozioni e storie che soltanto Max ha saputo raccontare così bene nei primi 4 album degli 883.
Prevendite online https://www.ticketone.it/artist/ferrara-summer-festival/
Presso tutte le rivendite autorizzate.
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Sabato 10 luglio presso Teatro Comunale C. Abbado ore 20.30
OMAGGIO ALL’ORLANDO FURIOSO
E’ un omaggio all’Orlando furioso e a Luca Ronconi, quello del Teatro Comunale di Ferrara, ideato da Michele Placido, con drammaturgia e testo a cura dello scrittore tra i più rappresentanti al mondo, Stefano Massini. Il Teatro Comunale di Ferrara porta in scena  “Non pur di regni e di ricchezze parlo”, con Michele Placido, l’attrice Ottavia Piccolo, lo stesso Stefano Massini e Massimo Foschi.
Biglietti in vendita in biglietteria del Teatro Comunale di Ferrara (Corso Martiri della Libertà 5, Ferrara)
La biglietteria del teatro è aperta Mercoledì e Venerdì dalle ore 16:00 alle 19.30
Per info: biglietteria@teatrocomunaleferrara.it, 0532.202675.

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Domenica 11 Luglio presso Teatro Comunale C. Abbado ore 19.30
GRAN GALA GIUSEPPE VERDI

Il Teatro Comunale di Ferrara propone il Gran Gala Giuseppe Verdi con l’Orchestra Città di Ferrara diretta da Giampaolo Maria Bisanti, il Coro Polifonico di Santo Spirito e l’Accademia Corale Vittore Veneziani. Ospiti d’eccezione Leo Nucci e Michele Pertusi, tra i più acclamati cantanti della scena lirica internazionale, con Yulia Merkudinova e Dave Monaco, e la partecipazione straordinaria di Leone Magiera.
A seguire, sempre a teatro, verrà trasmessa la finale degli Europei di Calcio.
Biglietti in vendita in biglietteria del Teatro Comunale di Ferrara (Corso Martiri della Libertà 5, Ferrara)
La biglietteria del teatro è aperta Mercoledì e Venerdì dalle ore 16:00 alle 19.30
Per info: biglietteria@teatrocomunaleferrara.it, 0532.202675

PCTO

Cos’è l’alternanza scuola-lavoro (PCTO)

L’alternanza scuola-lavoro, introdotta inizialmente nel 2003, è una metodologia didattica che permette agli studenti di affiancare alla formazione scolastica, prettamente teorica, un periodo di esperienza pratica presso un ente pubblico o privato.

Nel 2015 l’alternanza scuola-lavoro è stata resa obbligatoria, con la riforma della Buona Scuola, per tutti gli studenti del secondo biennio e dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado.

Aggiornamento 2019 > con la Legge di BILANCIO 2019 (Art.57, comma 18) all’Alternanza Scuola Lavoro è stata attribuita la denominazione “Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO)”

Gli istituti di formazione, sulla base di apposite convenzioni stipulate con le imprese, sono tenuti a organizzare per i propri studenti periodi di formazione professionale in azienda o altre attività che favoriscano l’integrazione con il mondo del lavoro (giornate di orientamento, incontri con aziende e professionisti, stage, ricerca sul campo, project work), per un ammontare totale di 400 ore per gli istituti tecnici e 200 per i licei.

La legge 107/2015 ha inoltre introdotto la possibilità di effettuare l’alternanza scuola-lavoro durante la sospensione  delle attività didattiche, sia in Italia che all’estero, nonché l’obbligo di includere nel programma di formazione corsi in materia di salute e sicurezza nel posto di lavoro.

Il Capitello

Come tutti i siti di devozione dell’antichità, oratori, chiese, monasteri, “spedali”, capitelli, che erano situati all’incrocio di vie molto frequentate, spesso ai margini di corsi d’acqua che erano le autostrade del tempo, anche questo capitello votivo si trova a Borgo Scala, dove la via per Zerbinate si innesta sulla Virgiliana ai margini del canale di Burana. L’emerito storico A.Bottoni alla fine dell’800 ci tramanda: “Il capitello detto dei Prosperi, perchè fabbricato nel 1568 da lor nobil signori, sulla strada che volge a Stellata, in una loro proprietà, era ufficiato con messe in alcune occasioni dell’anno. Divenne anzi il punto fermo dove si fermavano le Rogazioni (che sono, nel cattolicesimo, preghiere e processioni propiziatorie ed hanno la finalità di attirare la benedizione divina sull’acqua, sul lavoro dell’uomo e sui frutti della terra). Le cronache ci dicono che in queste occasioni i processionari passavano il canale di Burana sul passo natante che allora faceva il servizio che compie oggi il ponte di San Giovanni (poi ci sarebbe stato il ponte della Rana ed ora proprio lì c’è il nuovo ponte dedicato a Don Marcello Vincenzi), tal passo che per quelle circostanze si trasportava di faccia al chiesolino dei Prosperi. Su di un muricciolo ergevasi allora un manufatto, sul quale era una campana che i parmensi portarono via con loro quando il duca Odoardo Farnese occupò Bondeno. Da quel tempo in poi (1643) quel capitello non fu più ufficiato. Presentemente esso è una bottega di commestibili, tuttavia le sue forme ne chiariscono anche oggi l’origine”. C’è da aggiungere che nel 1927 l’immagine sacra fu fatta restaurare da due benefattori locali, Luigi Guidoboni ed Antonio Lodi, come riporta la piccola lapide marmorea ben visibile sotto l’ancora bellissima sacra nicchia (AN. V =anno 5′ era fascista). C’è da ricordare poi che per quasi tutto il secolo scorso questa Madonnina del Capitello ha visto passare, nei mesi estivi ed autunnali, l’incessante transito delle barbabietole che venivano trasportate al vicino zuccherificio, prima con i barconi nel canale, poi con carri e birocci trainati da asini, buoi e cavalli sulla strada ghiaiata e nel dopoguerra dalle prime “carioche” e dagli strani “Morris”, residui bellici modificati all’uopo, infine da camion e trattori con relativi rimorchi sulla Virgiliana asfaltata nella seconda metà del secolo scorso.. I diversamente giovani ricorderanno bene quanto erano lunghe le code sulla strada dei mezzi destinati alla “zucariera”, prima che lo stabilimento approntasse il parcheggio interno. Tali code arrivavano e spesso con la nebbia molto pericolosamente, fino al detto Capitello, quindi a Borgo Scala e nel bel mezzo di una rotonda stradale, dove fino a qualche anno fa era attivo il Bar Capitello, c’era fin dagli anni ’30 l’Osteria Italo e Fedora. Per i trasportatori di bietole diretti o di ritorno dallo stabilimento saccarifero, su ordinazione qui si preparava un piatto di minestra, mentre pane ed affettato erano sempre pronti, dato che a fianco vi era anche la drogheria con la rivendita di “sali e tabacchi”. Nel retro il locale aveva anche lo spazio per il campo da bocce. In seguito assunse le caratteristiche di una vera e propria trattoria frequentata da operai e maestranze della nuova zona artigianale, ai quali si proponeva fra l’altro trippa, somarino con polenta e lepre in salmì. La drogheria chiuse nel 1982 ed anche il bar da qualche anno ha chiuso i battenti anche se sulla serranda è esposto uno speranzoso cartello “Affittasi”.

Lorenzo Berlato

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